domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giovani. Il ‘boom’ dei Neet che spaventa l’Italia
Pubblicato il 05-10-2016


giovaniNel Bel Paese essere giovani è un’eccezione e allo stesso tempo risulta più difficile che altrove. In Italia, la proporzione di giovani non occupati e non in istruzione o formazione (Neet) è aumentata considerevolmente durante la ‘Grande Recessione’. Prima del 2007 il tasso di Neet in Italia era già alto, attorno al 20%, 4 punti percentuali sopra la media Ocse. Lo rileva l’Organizzazione nel rapporto 2016 sulla società. Fra il 2007 e il 2014 ha continuato ad aumentare, raggiungendo il 27%, il secondo più alto nell’Ocse dopo la Turchia. Il tasso di Neet ha registrato una modesta riduzione nel 2015 (corrispondente a quasi 2,5 milioni di Neet), ma resta significativamente sopra i livelli pre-crisi, quasi il doppio della media Ocse (15%).
Ma i giovani italiani si distinguono, loro malgrado, anche per l’elevata disoccupazione, i bassi livelli di competenze scolastiche, il calo dei redditi che contribuisce a farli restare in famiglia (8 su 10 tra i 15 e i 29 anni), rinviando tappe importanti della vita adulta.
Come in tutti i paesi Ocse, infatti, il fenomeno dei Neet è più diffuso fra i giovani con bassi livelli di istruzione, rispetto ai giovani più istruiti. Il tasso di abbandono scolastico resta molto elevato in Italia, dove circa il 30% degli uomini e il 23% delle donne di età compresa fra i 25 e i 34 anni non ha un titolo di scuola secondaria superiore, in confronto a una media Ocse rispettivamente del 18% e 14%. Fra i giovani italiani nati all’estero, il tasso di Neet è più alto di circa un terzo rispetto ai giovani nati in Italia. Tuttavia tale divario è minore rispetto alla media dei paesi Ocse, dove i giovani nati al di fuori dei rispettivi paesi hanno, in media, il 50% di probabilità in più di essere Neet. Ad aggravare lo scenario c’è il fatto che il 32% dei neet italiani si trova in questa condizione da oltre un anno (solo la Grecia, con il 37%, si trova in una situazione peggiore, mentre la media Ocse è del 20%) e ovviamente più si allunga il tempo passato al di fuori del sistema formativo o del mercato del lavoro, più è difficile il recupero di questi giovani.
Per l’Italia poi in termini economici si tratta dell’1,4% del Pil ed è il terzo dato peggiore alle spalle di Grecia (2%) e Turchia (3,4%). Si tratta, tra l’altro, di stime approssimative visto che un elevato numero di Neet, ad esempio, può influire negativamente sulla società anche in termini di un aumento della criminalità.

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