venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Renzi ‘morbido’ con l’Anm. No a fiducia sul ddl
Pubblicato il 24-10-2016


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Pier Camillo Davigo, presidente dell’Anm

Con i magistrati il presidente del consiglio Matteo Renzi ha assunto negli ultimi tempi un atteggiamento dialogante, poco propendo allo scontro. Lo si era già capito con la rinuncia a mettere il voto di fiducia sulla riforma del processo penale dopo lo stop dell ANM che sottolineava una serie di questioni dirimenti, che potevano portare a una rottura  netta con la magistratura. Non solo la questione della proroga del pensionamenti per una parte soltanto della magistratura legata al problema dei vuoti che si sarebbero creati nella Cassazione, ma anche e soprattutto la normativa che prevede l’avocazione obbligatoria. Secondo il testo da approvare se il pm non fa richiesta di rinvio a giudizio entro tre mesi dalla chiusura indagini, il procuratore generale avoca a sé l’inchiesta. Un meccanismo che non tiene conto della complessità di alcune indagini e della possibile carenza di personale. L’Anm poi ha puntato i piedi anche sulla prescrizione che, a parere della magistratura, dovrebbe arrestarsi dopo la condanna in primo grado per non mandare al macero i processi, mentre il ddl prevede uno ‘stop and go’ tra primo e secondo grado.

“Abbiamo manifestato il disagio della magistratura – ha detto il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo al termine di due ore di incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio e il ministro della giustizia Andrea Orlando  – per  una serie di problemi e dal presidente Renzi è arrivata una apertura su una serie di cose”.
Le aperture di Renzi, ha spiegato Davigo, sono sul ricondurre a tre il periodo di legittimazione per i magistrati di prima nomina, “sulle risorse e soprattutto sulle assunzioni del personale amministrativo anche a rivedere la questione sull’estensione della proroga a tutti i magistrati, a fronte della spaventosa scopertura dell’organico, almeno sino a quando non sarà coperto l’organico dei magistrati”. “Soprattutto ci ha dato notevole disponibilità sulle risorse per il personale, anche ai fini della riqualificazione del nostro personale amministrativo, che vive un grande disagio”.
“L’avocazione obbligatoria – ha detto – è una norma irragionevole, che non risolve i problemi e crea questioni nella gestione del personale delle procure”. Davigo ha spiegato che nel colloquio con il premier non si è invece parlato della prescrizione.
“Riteniamo ragionevole – ha prsoeguito – per almeno il periodo transitorio fino alla copertura dell’organico, trattenere tutti i magistrati in servizio fino a 72 anni come è stato fatto per quelli prorogati. Tenuto conto che mancano 1130 magistrati su 9000, non è la panacea, ma almeno un pezzo lo copriamo trattenendoli in servizio”.
Il presidente dell’Anm Piercamillo Davigo al termine dell’incontro con Renzi e Orlando, ha evidenziato che “la maggiore preoccupazione” del sindacato delle toghe è rappresentato dalla “disparità di trattamento” che si è venuta a creare con il decreto che ha prorogato sino a 72 anni solo i vertici della Cassazione. “Il nostro argomento è stato ritenuto convincente, ma non è detto che la prendiamo come apertura”.”Noi abbiamo fatto presente – ha detto ancora Davigo – che come Anm abbiamo deciso di dare appoggio ai magistrati che dovessero impugnare i provvedimenti” davanti alla Corte di Giustizia della Ue. E ricordando che la Corte ha già accolto analoghi ricorsi contro una legge dell’Ungheria, ha spiegato che se questo avvenisse anche per l’Italia, “l’effetto sarebbe devastante”.

Resta in sospeso, ma a questo punto sembra poco probabile vsita la rinuncia al voto di fiducia come invece avrebbe voluto il ministro Orlando, lo sciopero dei magistrati. “Deciderà il Comitato direttivo centrale dell’Anm” ha detto – ha detto Davigo.

Ora tutto il testo è fermo al Senato. Renzi non ha voluto andare allo scontro diretto con i magistrati  e usare la fiducia, come avrebbe preferito Orlando.

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