domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Giustizia. Riforma che spaventa Governo, più che ANM
Pubblicato il 13-10-2016


davigoEra stato uno dei cavalli di battaglia la “grande riforma” della Giustizia posta in 12 punti e lanciata nel giugno 2014 dal governo Renzi, ma oggi quella stessa riforma s’è andata a infrangere sullo scoglio dell’Anm (associazione nazionale magistrati), che ha addirittura minacciato uno sciopero e che domani, 14 ottobre, si riunirà per decidere se indire o meno la protesta dei magistrati, a ridosso del definitivo voto in aula del decreto, appena messo in calendario dalla capigruppo del Senato per il 18 ottobre.
Altra data da appuntare è quella dell 24 ottobre, giorno nel quale s’incontreranno per la prima volta il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il presidente dell’Anm Pier Camillo Davigo, con il guardasigilli Andrea Orlando.
Lo stesso Governo che ha sfidato (e vinto) con i sindacati, ora sembra temere e titubare contro le toghe. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ex pm di Mani pulite, aveva storto il naso sul decreto e aveva dichiarato che molte delle innovazioni allo studio del Parlamento erano “inutili se non dannose”, da parte dell’Esecutivo invece, nonostante le iniziative di Orlando, ora si teme una combutta contro Renzi. Prova ne è il fatto che sia il Dem Felice Casson che il forzista Giacomo Caliendo hanno sollevato gli stessi problemi sul decreto magistrati.
Dal Senato, neanche a farlo apposta, è arrivato un nuovo punto a favore per Davigo: il decreto che proroga di un anno l’età pensionabile di un pugno di magistrati, a partire dal primo presidente della Corte di Cassazione Gianni Canzio e al procuratore generale Pasquale Ciccolo. La proroga dell’età pensionabile per i soli magistrati di vertice presenta “profili di criticità, in riferimento al principio di uguaglianza e al canone costituzionale di ragionevolezza”. È quanto si legge nel parere, comunque favorevole, approvato dalla commissione Affari costituzionali al Senato sul decreto Magistrati, all’esame della commissione Giustizia. Il parere è stato messo a punto dalla senatrice Pd, Doris Lo Moro.
I rilievi sollevati dai senatori riguardano in particolare il trattenimento in servizio dei magistrati in funzioni apicali e direttive della Cassazione e della Procura generale è prorogato sino al 31 dicembre 2017.

La proroga vale per chi non abbia compiuto 72 anni entro fine 2016 e debba andare in pensione nel corso del 2017. Disposizione analoga (salvo che per il limite d’eta, 70 anziché 72) si applica ai vertici del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dell’Avvocatura dello Stato.

Ma se Davigo spaventa il Governo, da parte dei penalisti si denuncia il ‘volto autoritario’ del Presidente dell’ANM per quanto riguarda invece un’altra importante riforma, quella del Processo penale. Autonomia e Indipendenza, la corrente di cui è leader Piercamillo Davigo “mostra il suo volto autoritario e antidemocratico e una visione proprietaria della giustizia, dalla quale ANM non ha preso le distanze e che, pertanto, dobbiamo ritenere condivida”. Lo sostiene l’Unione delle Camere penali che se la prende soprattutto con recenti prese di posizione del gruppo sulla riforma del processo penale
e sul rafforzamento del ruolo degli avvocati nei Consigli giudiziari.

“Secondo ANM, dunque, ogni possibile riforma del processo penale deve avere la necessaria e ineludibile approvazione della Magistratura. Una posizione, questa, che – osservano i penalisti – rivendicando in materia di prescrizione la necessità di riforme autoritarie e contrarie al Giusto Processo, già ritenute incongrue e dannose in sede di Commissione giustizia del Senato, tiene tuttora in scacco il Governo e l’intero Parlamento e mette in pericolo gli equilibri politici e istituzionali del Paese”.

“Altrettanto gravi” sono per l’Ucpi “le prese di posizione sulle caute aperture alla ipotesi di una effettiva partecipazione degli avvocati all’interno dei Consigli Giudiziari;queste hanno innescato una reazione parossistica che denuncia ancora una volta come, per ANM, l’amministrazione della giustizia sia affare esclusivo dei magistrati”. Ma non è tutto: “offendono in maniera davvero intollerabile l’intera avvocatura penale quei giudizi gratuiti quanto insensati, con i quali si afferma l’esistenza di infiltrazioni criminali che determinerebbero ‘rapporti patologici’ tali da rendere impossibile un diritto di voto degli stessi avvocati nei Consigli Giudiziari. Ricordiamo, in proposito, il tributo di sangue dei tanti avvocati vittime di quelle realtà criminali che nei territori più a rischio hanno pagato con la vita la difesa dei valori di legalità e di fedeltà propri della funzione difensiva” .
E concludono: “Se la politica non risponderà con fermezza e autorevolezza a questa provocazione – avvertono i penalisti – sarà l’Avvocatura a segnalare con un’azione decisa che il limite che separa la corretta dialettica sulle riforme dalla prevaricazione dei ruoli istituzionali è stato inammissibilmente valicato”.

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