giovedì, 27 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Grace di Monaco:
l’arte della diplomazia nella donna forte e bella
Pubblicato il 28-10-2016


grace-di-monacoUna biografia per ragionare sul significato di politica. Questo lo spunto che offre il film “Grace di Monaco”, per la regia di Olivier Dahan. Ad interpretare Grace Patricia Kelly, principessa di Monaco dopo le nozze con Ranieri III nel 1956, una Nicole Kidman appassionata. Valida la cura dei costumi e la variazione di toni. Ben evidenziato come spesso a questa donna siano associate le lacrime, laddove a caratterizzarla avrebbero dovuto essere sorrisi di gioia. Aveva o poteva avere tutto, molti pensavano. Avrebbe dovuto essere felice. Invece la sua fu, a tratti, una vita tormentata. Un’esistenza che le tolse l’allegria in certi momenti (quella luce negli occhi, la luminosità e il sorriso che la resero un’attrice celebre) perché pensierosa. Almeno finché non ebbe compiuto la sua scelta: l’addio alle scene in nome della famiglia e del Principato di Monaco. La vita le aveva riservato un altro destino: quello di diplomatica stimata e apprezzata da tutti; tutta l’Europa la lodava, mentre volterà le spalle a Ranieri. Certo non sarà facile smettere di recitare per chi, come lei, aveva anche vinto un Oscar come migliore attrice nel 1955 per “La ragazza di campagna”. Ancor più difficile dire di no per lei ad Alfred Hitchcock, che l’aveva diretta in ben tre film: “Il delitto perfetto” e “La finestra sul cortile” del 1954, e “Caccia al ladro” dell’anno successivo (1955). E che dire del suo rinunciare a circa un milione e mezzo di dollari dalla Universal?
Il suo carisma derivò dal suo carattere, il suo essere così ostinata ed istintiva. Doveva dire sempre e diceva sempre ciò che pensava, al contrario del marito che, introverso, si teneva tutto dentro. Brillante ed intelligente comprese presto, e come pochi, cosa significasse essere la moglie di un reale. Non venne mai meno a questo suo dovere. Un ruolo che accettò sino in fondo. Un po’ monocorde, soprattutto all’inizio, il film ha accolto critiche proprio per tale ragione ed è questo ciò che più si mette in evidenza di Grace di Monaco: il suo rinunciare a tutto per ‘salvare’ il marito e il Principato di Monaco. Senza considerare che, così facendo, Grace Kelly è diventata un alto esempio di figura femminile in politica. Quest’ultima non può essere scissa dall’umanità di sani principi. E tra i valori morali che dettarono il suo operato (senza che ne temesse le conseguenze o che esitasse anche solo per un attimo) vi fu sicuramente la famiglia. Non poteva essere altrimenti per una donna irlandese e cresciuta nel cattolicesimo. La trovata migliore del film è la struttura circolare. Da subito viene ben messa in evidenza la filosofia di Grace: “l’idea che la mia vita sia una favola è di per sé una favola”. L’amore e la famiglia sono una favola e muovono il mondo. E la sua forza e il suo coraggio divennero enormi in nome di Ranieri III e dei loro tre figli: Carolina (1957), Alberto (1958) e Stefania (1965). Moglie devota e madre caritatevole, fu sempre fedele e riconoscente al marito (nonostante diverse, rapide e brevi relazioni sul set vissute, ma non mostrate o approfondite dal film): “un uomo -dirà di lui- che mi ha insegnato a guardare il mondo con aria compassionevole e che ha voluto fare del bene”.
Attrice di successo, sovrana e principessa di calibro, è stata soprattutto un’abile stratega e diplomatica che, con la sua testardaggine, salvò famiglia e corona. Cresciuta a saloni e politica da Ranieri, fragile e vulnerabile quanto decisa. Nel discorso finale, poco prima della conclusione del film, si erge a paladina di una First Lady di stampo moderno e d’avanguardia. Le sue parole fanno strada ancora oggi. Non perse mai di vista la sua identità e le sue origini. “Sposare un reale -esordirà- significa dover scegliere. Io ho scelto il principato di Monaco. É stato ed è frustrante per me alle volte, ma è casa mia. Sto cercando di fare la cosa giusta nel modo migliore”. E poi l’appello finale a lasciarsi guidare da quello che é il motore di tutto: l’amore e basta. “Forse sono un’ingenua, ma credo nelle favole. Penso -proseguirà- che esse si realizzino se c’è la volontà di concretizzarle. Nessuno ha il diritto di uccidere la speranza; ma non c’è favola senza il cattivo. Tuttavia io credo nell’amore e che sia esso che ci fa mettere da parte il rancore, il terrore, il timore, la paura e i rimpianti e sistema ogni cosa. Spero che tutti voi lo facciate a casa vostra, nella vostra famiglia”. Neppure una campagna elettorale sarebbe potuta essere condotta meglio, tanto da far restare immortale nei secoli il suo nome. Il suo ricordo sarà associato a serenità; ma anche al leggero rimpianto perché Grace Kelly non sarebbe mai più tornata a recitare. Questo suo parlare in pubblico forse sarebbe stato davvero il più grande ruolo della sua vita e della sua carriera da interpretare, non quello propostole da Hitchcock. La sua abilità più valida, invece, la sua capacità di parlare al popolo, di comunicare con semplicità e di saper arrivare al cuore della gente. Permettendole di essere amata da tutti.
Poche le verità fondamentali che ha fatto passare: la politica deve dare speranza; non può scostarsi dalle cose che amiamo e in cui crediamo; impone una scelta e delle conseguenze. Spesso è una questione di un ‘sì’ o di un ‘no’, come quello che siamo chiamati ad esprimere dal referendum. Poca differenza fa se si tratti di una monarchia o di una Repubblica, di un’intera nazione o di un piccolo Stato.

Barbara Conti

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