domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Ignazio Marino assolto dall’accusa di peculato
Pubblicato il 07-10-2016


Marino-MafiacapitaleL’ex sindaco di Roma, Ignazio Marino, è stato assolto dall’accusa di peculato, perché il fatto non sussiste, in relazione agli scontrini dei rimborsi presentati al Campidoglio, e dall’accusa di truffa, perché il fatto non costituisce reato, per i contributi alla onlus “Imagine”. Lo ha deciso di Roma, Pierluigi Balestrieri. La Procura aveva chiesto la condanna a 3 anni e 4 mesi. “Sono felice, aspettavo questo esito perché sapevo di essere innocente”. E’ il primo commento dell’ex sindaco “Ringrazio la giustizia – ha detto visibilmente commosso -, di fronte ad accuse infamanti e a comportamenti dei media e della politica molto pesanti, è stata finalmente ristabilita la verità”.

“Ecco perché a un serio garantismo – ha commentato Riccardo Nencini, Segretario del PSI in riferimento all’assoluzione di Ignazio Marino e dell’ex governatore del Piemonte, Roberto Cota – non c’è alternativa. Chiedete a Errani, a Cota e a Marino. Ma il garantismo va di moda a corrente alternata. Da vent’anni si usa o si omette per regolare i conti.”. 

La sentenza è stata emessa dal gup dopo una camera di consiglio di appena 15 minuti. Marino, che aveva chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato (che in caso di condanna avrebbe comportato lo sconto di pena pari a un terzo) rispondeva dei reati di peculato e falso in relazione all’utilizzo della carta di credito assegnatagli a suo tempo dall’amministrazione capitolina e di concorso in truffa per i compensi destinati a collaboratori fittizi quando il chirurgo dem era il rappresentante legale della ‘Imagine’, una Onlus fondata nel 2005 per portare aiuti sanitari in Honduras e in Congo.

La vicenda degli scontrini faceva riferimento alla consumazione di 56 cene, per una spesa complessiva di 12mila euro, tra il 2013 e il 2015 in numerosi ristoranti di Roma e di altre città. Quanto alla Onlus, Marino era accusato dalla Procura di aver predisposto tra il 2012 e il 2013 la certificazione di compensi riferiti alle prestazioni fornite da collaboratori fittizi o soggetti inesistenti, inducendo in errore, insieme con altri tre, l’amministrazione finanziaria e l’Inps e procurando alla Onlus un ingiusto profitto per complessivi seimila euro consistito nell’omesso versamento degli oneri contributivi dovuti per le prestazioni lavorative. Per la Onlus, assolto Marino, il giudice ha rinviato a giudizio tre imputati che avevano scelto di essere giudicati con il rito ordinario: si tratta di Rosa Garofalo, Carlo Pignatelli e Federico Serra. 


Ma dalla vicenda Marino dobbiamo trarre insegnamento

di Loreto Del Cimmuto

La notizia dell’assoluzione di Ignazio Marino è una buona notizia, così come lo è quella relativa ai 116 indagati nella maxinchiesta su Mafia Capitale per i quali la Procura di Roma ha chiesto al gip l’archiviazione. Lo dico intanto da cittadino, perché rassicura sapere che forse,  in fondo, non viviamo in una città preda di organizzazioni criminali e mafiose dedite alla depredazione della cosa pubblica; anche se fenomeni di corruzione e malaffare continuano a macchiare la reputazione di Roma, diciamo, a livelli più “fisiologici”.

E’ una buona notizia perché, mentre più di qualcuno dovrebbe chiedere scusa a Ignazio Marino, obbliga anche noi a fare qualche riflessione. Da garantisti ostinati quali siamo ci conforta infatti avere conferma della fondatezza delle nostre cautele. Le nostre critiche all’ex Sindaco, è utile ricordare, non erano basate sulla vicenda degli scontrini, ma sulla qualità dell’azione politica e sui comportamenti politici da lui posti in essere, in particolare quel suo chiudersi a riccio in una difesa ostinata di una  politica priva di respiro e di consenso proprio tra le forze più sane della città.

Può sembrare privo di senso rivangare situazioni ormai superate dai fatti. Ma dalla vicenda Marino dobbiamo trarre insegnamento per il giusto atteggiamento che dobbiamo assumere anche nei confronti della giunta Raggi, sicuramente peggio, sul piano politico, di quella che l’ha preceduta. Anche qui il quadro d’insieme ci offre un mix di questioni giudiziarie e di altre più politiche. Restano ferme alcune considerazioni critiche sull’opportunità di alcune scelte  relative a donne e uomini che collaborano con la Raggi, ma c’è la voglia, la si avverte, di buttarla ancora una volta sul piano di un moralismo astratto e feroce. Lo stesso, sia chiaro, che anima specularmente la stessa Raggi e gli esponenti del movimento 5 stelle, i quali evocano il presunto attacco dei poteri forti proprio per coprire l’incapacità a governare; anche se quali siano questi poteri forti non si sa, se non  quelli di cui sembrano essere loro stessi espressione e che si sono infatti tirati dentro casa.

Allora la vicenda Marino insegna e conferma che in questa città, che affonda sempre di più nei disservizi e nella perdita del proprio senso di comunità, quel che occorre è intanto ricostruire un clima di rispetto dell’avversario e di confronto, per quanto aspro, almeno civile. Altrimenti a perdere sarà la politica nel senso più nobile. Noi combattiamo e combatteremo la politica della Raggi, come abbiamo fatto da un certo punto in poi con Marino. La combattiamo e la combatteremo sul piano delle scelte di governo ( o di non governo ) che stanno già producendo disastri sul piano economico e sociale, con i servizi bloccati e i municipi paralizzati. Non la combatteremo mai invocando il manganello del giustizialismo. Anche perché non vogliamo concedere alibi a nessuno, nemmeno dentro il nostro campo. Siamo una piccola forza ma il nostro ruolo cerchiamo di giocarlo proprio mettendo in campo una proposta politica. Speriamo quindi che il PD esca presto dalla sua lunga fase di commissariamento per poter tornare a confrontarsi anche con gli altri pezzi della sinistra che con esso hanno condiviso la campagna a sostegno di Giachetti. Perché occorre ricostruire un campo largo e nello stesso credibile di alleanze. Nessuno è più autosufficiente, vale per Roma e vale per lo scenario nazionale. Anche perché le elezioni per la Regione Lazio sono meno lontano di quanto sembri guardando il calendario.

Loreto Del Cimmuto

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