martedì, 6 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Sala Umberto: Le Bal,
il ballo come storia dell’Italia dal 1940 al 2001
Pubblicato il 17-10-2016


le-bal-fotoAl Sala Umberto di Roma è di scena Le Bal, un fortunato format francese di Jean-Claude Penchenat con il quale si racconta la storia del nostro Paese dal 1940 al 2001, dall’inizio della seconda guerra mondiale al crollo delle torri gemelle.

Due momenti drammatici che segnano l’inizio e la fine di un lungo periodo, narrato attraverso musiche e canzoni, italiane e non, che hanno caratterizzato la vita ed il costume della società. Si passa dunque da balli quasi dimenticati ma allegri e spensierati, come ad esempio il tip tap, al ballo moderno nel buio della discoteca, disordinato ed a tratti violento. Di buon livello la scelta delle musiche, dove ritroviamo Mina, Claudio Villa, Fred Buscaglione, Rita Pavone, Raffaella Carrà, Domenico Modugno, Adriano Celentano, Gianni Morandi, Luigi Tenco e Franco Battiato accanto a star internazionali come Marlene Dietrich, Gloria Gaynor, i Pink Floyd e i Rolling Stones.

La rappresentazione si svolge in due atti ed è un racconto senza parole, affidato quindi unicamente alla musica, al ballo ed alla forza comunicativa dei gesti degli attori. La scena è minimale, siamo all’interno di una balera. Lo si riconosce unicamente dalle otto sedie che all’apertura del sipario vediamo sul palco. Fanno il loro ingresso, una ad una, le donne, che si scrutano a vicenda, si ammirano, si temono, si prendono vicendevolmente in giro. Prendono posto sulle sedie ed ecco che arrivano gli uomini che le invitano a ballare, e anche qui possiamo scorgere diversi caratteri, diverse tipologie, diversi personaggi. Lo spettatore può così provare ad immedesimarsi e scegliere il “tipo” che forse più gli si avvicina.  Il ballo inizia a prendere forma, dapprima lento poi sempre più allegro e spensierato. Fin quando non fa la comparsa sulla scena il gerarca fascista, che consegna agli uomini la chiamata alle armi. Gli uomini vanno via, sulla scena restano le donne, in attesa. Ma anche chi resta a casa si impoverisce ed i costumi colorati e vivaci lasciano il posto ad abiti che sono poco più che stracci. Il rombo cupo dei bombardieri in lontananza diventa stridore e rumore assordante delle bombe che cadono in picchiata, gli uomini che pian piano tornano dalla guerra dopo l’armistizio, dapprima atterriti ed immobili, ritrovano la forza per cacciare l’invasore tedesco e riprendere a ballare. Ed ecco arrivare nuovi balli dagli Stati Uniti, come il rock & roll, qualcuno fatica a mettersi al passo con i tempi e ad accettare la novità. Ma il tempo passa e ci ritroviamo già agli anni Ottanta, con gli uomini politici sempre più al centro della scena, anche in discoteca. Arriva quindi Tangentopoli, che prova ad interrompere il ballo, ma senza successo. Il ballo continua e sopravvive nonostante tutto, però diventa sempre più alienante, sempre meno allegro, sempre più lo specchio della solitudine che in qualche modo si intreccia con le nostre esistenze. Fino ad arrivare alle Torri Gemelle, quando ancora una volta un evento drammatico segna le nostre anime, ma è anche occasione per far ritrovare al ballo un aspetto sociale, anche se non potrà più ovviamente essere quello dei decenni passati.

Alla fine applausi per i sedici attori presenti sulla scena, anche se lo spettacolo presenta a mio avviso aspetti positivi e negativi. Troppo lento nelle fasi iniziali, ripetuto troppe volte l’escamotage di far entrare in scena gli attori uno ad uno. Troppo caricaturale la rappresentazione dei periodi storici e la recitazione degli attori, soprattutto di quelli più vicini ai nostri giorni. A volte il ballo è sacrificato a favore di una recitazione muta la cui forza comunicativa è chiaramente inferiore. Scenografia praticamente inesistente ed affidata esclusivamente ad un gioco di luci: si sarebbe dovuto lavorare di più per inserire quanto meno sullo sfondo degli elementi, come ad esempio anche solo delle immagini stilizzate proiettate, che rendessero maggiormente decrittabile, soprattutto per il pubblico più giovane, il periodo storico e gli avvenimenti che lo caratterizzavano.

Molto bene i costumi. Bene le coreografie, la scelta delle musiche, l’energia e la forza espressiva dei giovani protagonisti espressa attraverso il ballo, che a mio avviso avrebbe dovuto conquistare spazi più ampi nell’ambito dell’opera. Nel complesso una creazione piacevole ma con margini di miglioramento, destinata ad un pubblico maturo e preparato, capace di leggere oltre la rappresentazione estremamente semplificata della realtà. Al Sala Umberto di Roma fino al 23 ottobre.

Al.Sia.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento