mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Almirante e il Movimento sociale, il partito
della reazione in mostra
Pubblicato il 19-10-2016


Giorgio Almirante

Curata da Giuseppe Parlato e diretta da Marcello Veneziani, si terrà a Roma dal 20 ottobre fino alla fine dell’anno una mostra sul Movimento Sociale Italiano (Msi). Con il reboante titolo «La Nostalgia dell’avvenire», gli organizzatori presentano volantini, manifesti, prime pagine di giornali su un partito nato settant’anni fa e vissuto sotto varie sigle politiche. Si tratta di una iniziativa confluita in un catalogo a cura di Simonetta Bartolini e volta a mettere in mostra una storia che – cominciata su iniziativa di un gruppo di nostalgici e di reduci della Repubblica di Salò – si ispirò dichiaratamente all’esperienza storica del fascismo per ricordare i «fasti» del regime mussoliniano e ripristinare i valori di «ordine e legge».
Sorto a Roma nel dicembre 1946, il Msi elesse come segretario Giorgio Almirante, la cui scelta del nome sembra significare «Mussolini sei immortale» e quella del simbolo con la fiamma tricolore e il trapezio sottostante per dare spazio alla sua dicitura. Come figura centrale di questa storia messa in mostra con dovizia di documenti, Almirante esercita una grande influenza per la sua dote di equilibrio tra le diverse anime del partito. Esso si presentò per la prima volta alle elezioni amministrative di Roma del ’47 e a quelle politiche nell’anno successivo, ottenendo sei seggi alla Camera e uno al Senato.

Da quell’anno il partito si trovò invischiato in discordie personali, che portarono ad una grave crisi interna per la diversa posizione sull’adesione dell’Italia al Patto atlantico. Almirante fu costretto a dimettersi e venne sostituito da Augusto De Marsanich, che impresse al partito un indirizzo basato sull’accettazione del Patto atlantico, sulla ricerca di un’intesa con i liberali, i monarchici e la destra della Dc.
In questo contesto storico grazie all’ausilio offerto dalla destra moderata, il Msi partecipò alle esperienze amministrative in molti comuni meridionali, riscuotendo sostegno da parte della Chiesa e dai maggiorenti della Dc: famoso è rimasto il gesto di Giulio Andreotti, che durante un comizio tenuto nel maggio 1953 invitò Rodolfo Graziani a salire sul palco, dimenticando che il generale fascista si era macchiato di orrendi delitti per l’uso dei gas asfissianti nella guerra d’Etiopia. Dai ripetuti tentativi degli anni Cinquanta, volti ad ostacolare nuove alleanze tra socialisti e democristiani, il Msi imboccò la strada della violenza con il sostegno di gruppi eversivi come Fronte nazionale, Ordine Nuovo, Rosa dei Venti, Avanguardia Nazionale, presentati come organizzazioni staccate da esso.

Negli anni Sessanta il partito vide un declino, a cui pose rimedio Almirante, che – rieletto segretario alla fine del decennio – sfruttò le agitazioni operaie e studentesche del ’68 per rilanciarlo sul piano politico e organizzativo. Nelle elezioni politiche del 1972 il Msi, presentatosi con la denominazione di «Destra nazionale», ottenne l’8,7 per cento dei voti, mentre in quelle del ’76 scese al 6,1 % e nelle altre del ’79 subì ancora una flessione. La morte di Pino Romualdi (1913-1988) e quella di Almirante (1914-1988) fece emergere l’astro nascente di Gianfranco Fini, la cui segreteria traghettò il partito verso una linea di legittimazione quale destra democratica. Nel 1994 egli annunciò la trasformazione del vecchio Msi in Alleanza nazionale con lo scopo di dar vita a una moderna organizzazione di destra, ma si trattò di un’operazione ambigua per un partito che soltanto un anno e mezzo prima aveva celebrato il settantesimo anniversario della marcia su Roma con una manifestazione scandita di inni fascisti e saluti romani. L’ultimo congresso del Msi (Fiuggi, 25-27 gennaio 1995) e il primo di Alleanza nazionale provocò anche la nascita del Msi-Fiamma nazionale su iniziativa di Pino Rauti, contrario ad accettare il nuovo corso inaugurato dal delfino di Almirante. L’assise di Fiuggi aprì una fase nuova nel partito, alimentando contrasti personali e chiudendo una storia che – inaugurata 76 anni prima con la fondazione dei Fasci di combattimento – culminò il 26 dicembre 1946 nella nascita del Msi, di cui la mostra ripercorre vicende ancora da definire sul piano storico.

Nunzio Dell’Erba

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