domenica, 22 gennaio 2017
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Opinioni e commenti
 

Il “muezzin”
del Monte dei Paschi
Pubblicato il 25-10-2016


mps-uTutti sapevano che lo sapevano, e lo sapevano anche quelli che non lo avrebbero dovuto sapere. Questa filastrocca introduce i fatti che ancora un volta hanno coinvolto la Banca del Monte dei Paschi di Siena, una preda pronta per gli uomini vestiti di bianco e di nero. Già da venti giorni si vociferava di acquisti insoliti e inverosimili per un’Istituto di Credito che non riesce a stare lontano dai riflettori della finanza dei film “porno”.

Puntualmente, nella scorsa settimana, il titolo ha guadagnato ben oltre il cinquanta percento per la gioia di chi preferisce “fottere” il prossimo piuttosto che lavorare. Una cosa odiosa l’insider trading, anche se il nome anglofono lo fa apparire come un thriller di Alfred Hickok.

Questo è stato l’argomento, e anche il riferimento specifico che ho fatto recentemente in altro articolo proprio sul’ “Insider trading”. Insomma, è accaduto con precisione e senza ritegno quello che tutti ci aspettavamo. La banca più antica del mondo trascinata ancora nel “fango” per arricchire gli “spioni” della finanza che avevano ascoltato nel segreto del confessionale le cose più segrete… quelle che avrebbero dovuto essere le più segrete di tutte! Ma cosa deve accadere perché intervenga l’ordine “divino” dopo tante scorrettezze e un suicidio che non era tale o anche lo era? Ma cosa deve accadere perché si renda onore al cimitero dei clienti “fuori porta” vittime degli inganni più miserevoli?

Eppure il segreto del sistema Mussari, che vedeva parcheggiati due miliardi di euro in una banca di Londra, frutto del sovrapprezzo per l’acquisto di Banca Antonveneta, si è svelato con questa “tangente” che doveva pagare l’avidità delle eminenze grigie che “governavano” la banca più antica del mondo! Per quanto ne sappiamo noi mortali, sul quel conto londinese c’era la madre di tutte le tangenti, (tanto per ricordare Enimont), una mamma che doveva sfamare gli appetiti perversi di uomini perversi. L’orrore di oggi è pari a quello di ieri, perché consumato in piena rianimazione dei correntisti che avevano riposto i sogni della loro vecchiaia nella Banca Monte Paschi.

L’acquisto di Antonveneta è stato l’inizio della fine, cioè, quando l’istituto senese sborsò nove miliardi di euro in contanti per comperare la banca veneta… quella montagna di miliardi che, successivamente, per non far fallire l’MPS ha finanziato lo Stato, nel senso che lo ha fatto ma anche non lo ha fatto perché non sono passati dalla porta principale… ma di servizio!

Ci preme, infine, girare il coltello nella piaga allo scopo di rammentare, ancora una volta, ai risparmiatori e ai semplici impiegati di MPS, che solamente sette miliardi andarono direttamente al Banco Santander, mentre due miliardi vennero depositati su un conto di Londra per sfamare i “confessori” artefici del grande inganno di allora, e di oggi.

Angelo Santoro

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