lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il nero piace. Quando aumenta l’economia sommersa
Pubblicato il 14-10-2016


Lavoro nero

Un vero e proprio tesoretto. Quello dell’economia sommersa (per esattezza l’economia non osservata composta dal sommersoe dalle da attività illegali) che, nel 2014, secondo i dati dell’Istat, vale circa 211 miliardi di euro, pari al 13,0% del Pil.

Un valore in costante aumento. Infatti nel 2011 il peso sul Prodotto interno lordo si fermava al 12,4% (pari a circa 203 miliardi). Le cifre risultano in rialzo anche rispetto all’anno precedente, il 2013, quando l’economia non osservata pesava per il 12,9%, per un totale di circa 206 miliari. In un anno l’incremento è quindi stato di quasi 5 miliardi. Solo le attività illegali (incluso l’indotto) valgono circa 17 miliardi di euro, l’1% del Pil, considerando il traffico di stupefacenti, i servizi di prostituzione e il contrabbando di tabacco.

“Dai dati odierni dell’Istat – dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef – emerge che l’unico settore che non conosce crisi è quello dell’economia sommersa e illegale, che nel 2014 vale circa 211 miliardi di Euro, pari al 13% del Pil (con un aumento, in un anno, di quasi 5 miliardi). Un dato grave e ingiustificabile, che però torna sempre utile nel calcolo delle stime economiche del Paese, dal momento che nel 2014, nella nuova metodologia per la redazione dei conti pubblici (SEC2010), nel calcolo del Pil sono stati introdotti il “Sommerso Economico” ed alcune attività illegali. Non si include nel calcolo tutta l’economia criminale, ma solo quelle attività illegali che consistono in uno scambio volontario tra soggetti economici, quali il traffico di sostanze stupefacenti, la prostituzione, il contrabbando di sigarette. Se l’economia va avanti grazie a tali attività non c’è nulla di cui rallegrarsi. Il Governo intervenga e, attraverso le risorse ricavate dal contrasto a evasione e attività illegali, stanzi i necessari investimenti per la crescita e la ripresa occupazionale”.

Ecco le  princilali fonti di economia sommersa

Produzione nascosta
Deriva dalla sotto-dichiarazione da parte degli operatori economici poco meno di metà del Pil fatto dall’economia “non osservata” nel 2014 era 46,9% (47,9% nel 2013). La restante parte è attribuibile per il 36,5% all’impiego di lavoro irregolare (34,7% nel 2013), per l’8,6% alle altre componenti (fitti in nero, mance e integrazione domanda-offerta) e per l’8% alle attività illegali.

Terziario
‘Istat spiega che l’incidenza sul valore aggiunto dei flussi generati dall’economia sommersa è particolarmente alta nel cosiddetto terziario: nei settori delle Altre attività dei servizi (33,6% nel 2014), del Commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione (25,9%) e delle Costruzioni (23,5%).

Professionisti e commercianti
Il peso della sotto-dichiarazione sul complesso del valore aggiunto prodotto in ciascun settore assume dimensioni importanti nei Servizi professionali (17,5% nel 2014), nel Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (13,8%) e nelle Costruzioni (13,2%). Nel settore dell’industria, l’incidenza risulta marcata nelle attività economiche connesse alla Produzione di beni alimentari e di consumo (8,3%) e contenuta in quelle di Produzione di beni di investimento (2,7%). La componente di valore aggiunto generata dall’impiego di lavoro irregolare è particolarmente rilevante nel settore degli Altri servizi alle persone (23,3% nel 2014), dove è principalmente connessa al lavoro domestico, e nell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (16,3%).

Lavoro nero
Sono 3 milioni e 667 mila, in prevalenza dipendenti (2 milioni 595 mila), i lavoratori irregolari nel nostro Paese, riferisce l’Istat, in relazione al 2014. Nel dettaglio, sono in significativo aumento sull’anno precedente (rispettivamente +180 mila e +157 mila). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza delle unità di lavoro (ULA) non regolari sul totale, è pari al 15,7% (+ 0,7 punti percentuali rispetto al 2013). Il tasso di irregolarità dell’occupazione risulta particolarmente elevato nel settore dei Servizi alla persona (47,4% nel 2014, 2,4 punti percentuali in più del 2013), seguono a grande distanza l’agricoltura (17,5%), il Commercio, trasporti, alloggio e ristorazione (16,5%) e le Costruzioni (15,9%).

Il debito pubblico
Intanto dal fronte del debito arrivano buone notizie. Il debito pubblico italiano è infatti diminuito in agosto di 30,9 miliardi rispetto ai livelli record del mese precedente, scendendo a 2.224,7 miliardi. Lo rende noto Bankitalia nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. Si tratta, da quanto si evince dalle tabelle, del primo calo da dicembre 2015.

Le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari ad agosto a 34,0 miliardi, in aumento di 0,3 miliardi rispetto allo stesso mese del 2015. Lo rende noto la Banca d’Italia nel Supplemento al Bollettino Statistico “Finanza pubblica, fabbisogno e debito”. Nei primi otto mesi del 2016, le entrate tributarie sono state complessivamente pari a 270,1 miliardi, in aumento del 4,4 per cento rispetto a quelle relative allo stesso periodo dell’anno precedente. Al netto di alcune disomogeneità contabili e temporali (riguardanti principalmente l’IVA, le ritenute Irpef, il canone Rai e l’imposta di bollo virtuale), precisa Bankitalia, “si può stimare che la crescita sia stata più contenuta”.

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