mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il referendum finisce in tribunale. È scontro sul quesito
Pubblicato il 06-10-2016


tar-lazioIl referendum con il ricorso del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana finisce in tribunale, davanti al Tar del Lazio, perché il quesito, secondo i proponenti del ricorso, è ingannevole. La camera di consiglio straordinaria al Tar del Lazio si terrà il 17 ottobre. Dopo la camera di consiglio sarà emessa direttamente una sentenza di merito.

Nell’audizione davanti al presidente della seconda sezione bis Elena Stanizzi i legali dei 5 Stelle e di Sinistra italiana hanno illustrato i temi del ricorso da loro proposto. All’audizione era presente anche l’avvocatura dello Stato.  Alla fine di quell’udienza ci sarà una sentenza che poi sarà pubblicata in tempi ristretti. Tre sono le possibilità di decisione: confermare il provvedimento di indizione del referendum, annullarlo potendo anche dare indicazioni su eventuali cambiamenti nel quesito oppure dichiararsi incompetente sulla materia. Insomma tutto è possibile.

referendumL’esposto fa reagire anche il Quirinale (chiamato in causa dai ricorrenti) che precisa come la scheda sia stata ammessa dalla Cassazione e non dal Colle. “Nessun genio del male, è il testo della riforma su cui entrambi i fronti hanno già raccolto le firme”. Una lotta che non esclude nulla, neanche i colpi bassi e in cui ci si “attacca a tutto” , afferma il segretario del Psi Riccardo Nencini, “pur di evitare la discussione nel merito; e quando si entra nel merito della riforma io trovo sempre un numero crescente di consensi”.

Per gli avvocati dei ricorrenti esiste un tentativo di far confusione. E fanno una distinzione tra la richiesta di referendum e il quesito che sono regolati da articoli diversi. A dar ragione a chi sostiene che il quesito sia propagandistico è l’ex presidente del Consiglio Massimo D’Alema. L’ex premier ha ricordato che in altri casi “non si è  ricorsi al titolo della legge ma a una formulazione più neutra”. D’Alema, ha poi aggiunto che se vincesse il   ‘No’ “non ci sarebbe alcuna catastrofe. Non credo che Renzi si dimetterebbe. Solo sarebbe meno arrogante e ciò farebbe bene anche a lui”.

La risposta a D’Alema arriva  da Palazzo Chigi, attraverso le parole del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti: “Se solo l’ex premier Massimo D’Alema non fosse così accecato dalla rabbia e dall’odio personale per non aver ottenuto la sua poltroncina di consolazione potrebbe agevolmente scoprire la realtà”. “Spiace – osserva ancora Lotti – che un autorevole ex leader della sinistra sia così roso dal risentimento. Ma continueremo a ricordare con affetto la stagione dalemiana delle battaglie riformiste rottamate oggi dalla rabbia e dall’invidia”.  Parole che non sono piaciute alla minoranza del Pd secondo cui si tratta di una mossa studiata a tavolino con l’obiettivo di marcare il segno tra “la sinistra buona che vota Sì al referendum e quella cattiva del No”. Per il deputato dem Davide Zoggia attaccando “D’Alema in quel modo”  si attacca “una grande parte di sinistra”. Lunedì ci sarà la Direzione del Pd e gli ingredienti per una riunione tesa ci sono tutti.

Amara la constatazione del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, candidato alla segreteria nazionale del Pd: “Anche il quesito del referendum per iniziativa i Grillo finisce in tribunale. Siamo un grande Paese dove per responsabilità di una politica rissosa e inadeguata tutto finisce  per essere discusso e deciso nei tribunali. Poi ci lamentiamo se la gente non vota”.

Ginevra Matiz

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