domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Il Sud dimenticato, il Ponte
e il barone di Münchhausen
Pubblicato il 10-10-2016


Renzi ha annunciato che il Prodotto interno lordo aumenterà dell’1%, senza ovviamente dire con quali strumenti, dato che si tratta di un annuncio da utilizzarsi nella campagna referendaria che lo vede in crescente difficoltà, come del resto la riesumazione del Ponte sullo Stretto.
Ma prescindendo dall’esiguità del dato di bilancio, segnato da evidente alea, nessun riferimento nella politica economica del governo esiste sul tema dello sviluppo del Mezzogiorno.
Il Sud è, ormai, segnato da una sorta di rimozione politica, tranne i riferimenti ai drammatici fenomeni delle mafie, della corruzione e della devastazione dell’ambiente, a tal punto che appare ormai abbandonato a sé stesso e la Svimez ha scritto di “desertificazione umana ed industriale” e, a ben vedere, sarebbe difficile individuare migliore definizione dell’attuale condizione meridionale.
Dall’inizio della crisi, nel Mezzogiorno le famiglie povere sono aumentate del 40%; una su cinque ha difficoltà financo al rifornimento idrico (!); la domanda per consumi è scesa del 13%; il tasso demografico diminuisce con le natalità inferiori alle morti; il tasso medio di disoccupazione è doppio rispetto al resto d’Italia con quattro giovani su cinque senza lavoro e oltre 500 mila andati via, molti dei quali all’estero; è crollata l’istruzione: quattro ragazzi su dieci non conseguono un diploma, mentre diminuiscono le iscrizioni nelle università; continua a decrescere il Pil meridionale rispetto al Nord.
Si potrebbe continuare, citando altri drammatici indicatori, evidenziano l’alto numero delle pensioni d’invalidità o il ruolo importante del Welfare familiare, ergo le pensioni dei nonni, nella sussistenza dei giovani, ma per analizzare la condizione meridionale non basta solo la denuncia, servono proposte.
E la prima, fondamentale, prima ancora che il tema ineludibile delle risorse da destinare al Sud in investimenti per infrastrutture materiali e immateriali si badi bene e non in spesa corrente, è quello del ruolo dello Stato.
Tornano alla mente le affermazioni di un grande meridionalista, Guido Dorso, sull’esigenza di costruire le istituzioni pubbliche anche nel Mezzogiorno, con una classe dirigente adeguata. Se quella che un tempo si definiva la “questione meridionale” è stata obliterata dal dibattito nazionale, ciò non è dipeso soltanto dall’affermazione del capitalismo finanziarizzato, che ha messo in mora il ruolo dello Stato in economia e la funzione dei partiti di massa, ma anche dal prevalere di élite politiche (si fa per dire!) nel Mezzogiorno, legate al clientelismo elettoralistico, a proclami demagogici e inconcludenti e, molto spesso, alla criminalità organizzata.
E questo, allora, il vero tema per il Sud: riformare la politica per istituzioni efficienti e trasparenti. Un tema in cui si inserisce la credibilità della politica, a cui non contribuiscono gli annunci propagandistici: ad esempio, se si vuole davvero realizzare il Ponte sullo Stretto, il governo deve porre in essere un atto giuridico imprescindibile, fermare la liquidazione per legge della Società “Stretto di Messina Spa” voluta da Mario Monti, concessionaria dell’opera e titolare del progetto; tutto il resto sono affermazioni che richiamano il barone di Münchhausen, quello che affermava di essere andato sulla luna su di una palla di cannone! E in linea con queste affermazioni Renzi ha già detto che “il Ponte non è una priorità”.

Maurizio Ballistreri

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