giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

America latina, si può morire per difendere l’ambiente
Pubblicato il 05-10-2016


berta-caceresDue uomini armati entrano all’improvviso nell’abitazione di una leader indigena honduregna, un’ambientalista, Berta Cáceres. Sono le ultime ore della notte tra il 2 e il 3 marzo 2016 e i primi chiarori arrivano a La Esperanza, a 200 km a nordest di Tegucicalpa, la capitale dell’Honduras. Nessuno può difendere Berta dai colpi dei due sicari e anche il fratello viene ferito.
Finisce così la vita di una militante ecologista che a soli 43 anni aveva già conquistato una notorietà internazionale per le sue battaglie in difesa dell’ambiente, in particolare contro la costruzione della diga Agua Zarca considerata una minaccia per il territorio, per le popolazioni locali e per il loro fiume.

Gli assassini sono stati catturati, ma i mandanti non sono stati neppure identificati mentre sono stati compiuti altri omicidi di attivisti del Copinh, il Consiglio delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras.

Berta infatti è solo una vittima in più di una mattanza che sta colpendo l’America Latina.
Nel 2015, secondo quanto afferma Global Witness, sono stati uccisi 185 ecologisti, 69 in più dell’anno precedente, e l’America Latina è il continente con più vittime, e Guatemala e Honduras sono i due Paesi dove il rischio di perdere la vita per queste battaglie è più alto.
Tra il 2010 e il 2014, sempre secondo la Ong Global Witness, nel solo Honduras sono state assassinate 101 persone. Così l’ambientalismo in America Latina è diventato una nuova forma di resistenza anche politica, in difesa della salute, della vita delle popolazioni locali, ma in prospettiva del mondo intero.

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Una manifestazione contro la costruzione della diga di Agua Zarca

Berta Cáceres nel 2015 aveva vinto il Premio Goldman per l’Ambiente, il più alto riconoscimento assegnato agli ecoattivisti per le vittorie conseguite nel proprio contesto comunitario e l’organizzazione del premio denunciava costantemente, sul sito e sui social, le intimidazioni e le minacce che la donna subiva, manifestando preoccupazione per il numero di attivisti ambientali uccisi.

In America Latina si può anche morire per difendere l’ambiente, la salute della terra, dell’acqua, dell’aria, per difendere in definitiva la propria salute e quella dei propri cari e la figlia di Berta Cáceres, Berta Isabel Zuniga Cáceres sta visitando diversi Paesi per sensibilizzare i parlamenti sulle battaglie per cui ha perso la vita la madre.
Le battaglie per l’ambiente sono anche battaglie primarie per i diritti umani, per quei diritti che noi consideriamo da tempo come ‘acquisti’, indiscutibili e che solo eccezionalmente come nel caso dell’Ilva di Taranto, tornano alla ribalta della cronaca, ma di certo non perché la loro difesa può costituire un rischio per chi li difende.

In Italia su invito del Collettivo Italia Centramerica, associazione da anni impegnata a sostegno dei movimenti sociali e contadini in Honduras, e storico partner del Copinh, di cui è coordinatrice, questa mattina, ha incontrato i membri della Commissione permanente per i diritti umani, presieduto dalla deputata socialista Pia Locatelli, la quale ha ricordato come “spesso le battaglie ambientaliste si scontrano con corposi interessi economici, in grado di determinare anche le scelte delle istituzioni, di portare alla militarizzazione di aziende agricole e imprese costruttrici, in un groviglio oscuro che alimenta la violenza per intimidire le popolazioni locali e ridurre al silenzio chi, come Berta, ne difende i diritti fondamentali. Difendere l’ambiente può diventare un compito terribilmente pericoloso. Contro tutto questo non basta la denuncia, ma occorre monitorare i progetti locali per impedire che la logica del profitto prevalga sui diritti fondamentali delle popolazioni perché solo un’economia sana può aiutare lo sviluppo di intere popolazioni e solo uno sviluppo sostenibile può evitare che il prezzo da pagare per il progresso non sia quello della salute propria, dei propri figli, del mondo intero”.

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Pia Locatelli con Berta Isabel Zuniga Caceres

Berta Isabel Cáceres chiede ai parlamentari italiani il sostegno per dare vita a una commissione internazionale indipendente per arrivare alla verità e affermare la giustizia. Chiede sostegno per cancellare la concessione per il progetto della diga di Agua Zarca, per dare vita ad azioni di solidarietà internazionale e spiegare il legame tra i progetti degli investitori internazionali e la violazione dei diritti umani fondamentali dei popoli indigeni in Honduras.

La Commissione presieduta da Locatelli, si è impegnata in particolare a sensibilizzare i Comitati Diritti Umani di Olanda e Finlandia perché è proprio da questi due Paesi che giungono i finanziamenti per il progetto della diga.
Gli assassini di Berta Cáceres sono stati catturati, ma non i mandanti e in questi mesi altri omicidi di attivisti del Copinh sono seguiti al suo. Sua figlia e i suoi compagni chiedono giustizia: non solo l’incriminazione dei mandanti, ma soprattutto “smascherare questa rete di crimine organizzato, che alimenta la violenza e permette l’assassinio di persone come mia madre”.
“Quello che il Copinh porta avanti – ha affermato Berta Isabel – è un processo di ricolonizzazione delle nostre terre, contro il neocolonialismo che stiamo vivendo” per “riscattare la nostra identità e le nostre comunità”.
Armando Marchio

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