domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Inps, in calo
i lavoratori parasubordinati
della gestione separata
Pubblicato il 17-10-2016


Inps
EFFETTO RIFORME, MENO LAVORATORI PARASUBORDINATI DAL 2011

I lavoratori parasubordinati che versano i loro contributi alla gestione separata dell’Inps nel 2015 erano 1.428.263 con un calo di 317.000 unità (-18,19%) rispetto al 2011, l’anno che ha preceduto la riforma Fornero sul lavoro. Il dato risente anche degli sgravi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato previsti per il 2015 che hanno reso più convenienti le assunzioni di personale dipendente. Tra il 2014 e il 2015 i collaboratori sono diminuiti di quasi 100.000 unità a 1.114.691 (-7,9%) mentre i professionisti sono rimasti sostanzialmente stabili a 313.592 unità (+0,1%).

Randstad
AL SUD DISPOSTI A PIU’ ORE PER PIU’ STIPENDIO

Il 47% dei dipendenti del Sud è disposto a lavorare più ore a fronte di una retribuzione maggiore. Solo il 2% accetterebbe di lavorare di più senza ricevere un aumento, mentre il 6% accetterebbe una riduzione dello stipendio se accompagnata da una diminuzione dell’orario di lavoro. Circa metà (il 46%) è soddisfatta del proprio attuale orario di lavoro. E’ quanto emerge dall’indagine condotta da Randstad, secondo player al mondo nei servizi per le risorse umane, in occasione dell’assegnazione del RegionalRandstad Award Sud, che ha approfondito anche il tema della flessibilità e dello smartworking tra i lavoratori di questa area del paese. E quasi la metà (il 46%) preferirebbe lavorare con un orario diverso ogni giorno, il 15% per più ore al giorno ma meno giorni alla settimana e l’8% vorrebbe lavorare più giorni una data settimana e meno quella successiva. Soltanto il 30% degli intervistati resta affezionato alla settimana di lavoro standard. Per quanto riguarda lo smartworking, invece, il 37% del campione preferirebbe lavorare a distanza occasionalmente, il 22% lo farebbe un numero fisso di giorni alla settimana, mentre il 10% vorrebbe addirittura lavorare sempre a distanza. Solo il 30% preferirebbe restare in ufficio. La prospettiva di un aumento o di una riduzione della retribuzione si conferma in cima ai pensieri: un maggiore stipendio (84%) è il principale motivo che spinge a lavorare di più, seguito a distanza dalle opportunità di carriera (39%) o di sviluppo personale (26%) e dalla maggiore influenza all’interno dell’ambiente di lavoro (16%). Solo una piccola parte aumenterebbe le ore di lavoro per migliorare la propria autostima (11%) e per fuggire dalla routine domestica (4%).Invece, le principali motivazioni per diminuire l’orario di lavoro sono il bisogno di ridurre le stress e di avere più tempo a disposizione per dedicarsi alle proprie passioni o alla famiglia. Nel dettaglio, il 73% lo farebbe per avere più tempo libero in generale, mentre il 62% per condurre una vita più sana e meno stressante. Segue un 44% che sfrutterebbe un minore impegno lavorativo per dedicarsi allo sport e coltivare un hobby e un 39% che passerebbe più tempo con i figli.

Trattenere talenti per restare competitivi – “In un momento in cui il Paese esporta molti talenti all’estero ma incontra difficoltà ad acquisirli e trattenerli, l’investimento delle aziende in employerbranding diventa sempre più un elemento chiave per restare competitivi sul mercato”. E’ quanto ha affermato Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia, in occasione dell’assegnazione del RegionalRandstad Award Sud, il riconoscimento alle aziende ritenute più attrattive sul territorio dai potenziali dipendenti, assegnato per la prima volta nel Mezzogiorno.“L’immagine che l’azienda si costruisce – ha spiegato – incide sulla capacità di attirare e trattenere risorse: conoscere la percezione dell’opinione pubblica consente ai datori di lavoro di migliorare le proprie strategie di gestione delle risorse umane”.

Randstad
VALUTAZIONE AZIENDE

Quando si valuta l’azienda in cui lavorare, al Sud, oltre la metà dei potenziali dipendenti (53%) mette al primo posto la retribuzione. Questo, infatti, è il principale fattore di attrattività in questa area del paese, secondo l’indagine condotta da Randstad, secondo player al mondo nei servizi per le risorse umane, in occasione dell’assegnazione del RegionalRandstad Award Sud.Una ricerca indipendente (nessuna azienda può iscriversi o pagare per partecipare) che considera la percezione dell’opinione pubblica rispetto alla capacità di employerbranding delle imprese. Uno spin off dell’indagine globale commissionata da Randstad in 25 Paesi, che coinvolge complessivamente oltre 200.000 persone. L’obiettivo è quello di indagare quali sono i criteri che guidano le scelte degli italiani quando valutano l’azienda per cui lavorare, ma anche capire in che modo le aziende agiscono per attirare e valorizzare i talenti e quanto sono efficaci. Se, quindi, dall’indagine emerge che, in questa area del paese, il principale fattore considerato dai potenziali dipendenti per valutare un’azienda è la retribuzione, seguono a breve distanza la sicurezza del posto di lavoro (52%), l’atmosfera piacevole (48%), il work-life balance (42%) e la solidità finanziaria (39%).Quanto ai settori merceologici più ambiti dai potenziali dipendenti, nel Sud Italia, sono quello dell’abbigliamento e degli accessori, indicato dal 68,3% del campione, l’industria dei beni di largo consumo, che ha raccolto il 66% delle preferenze, e il farmaceutico, scelto dal 63,8% degli intervistati.

Istat
DISOCCUPAZIONE FERMA AD AGOSTO

Il tasso di disoccupazione ad agosto risulta pari all’11,4%, invariato rispetto al mese precedente, con 2,9 milioni di persone in cerca di lavoro. Lo comunica l’Istat. Anche il tasso di occupazione resta stabile al 57,3%, così come il tasso di inattività che resta stabile al 35,2%. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), sempre ad agosto, risulta invece pari al 38,8%, in calo di 0,4 punti percentuali rispetto al mese precedente. Nella stessa fascia di età, il tasso di occupazione rimane invariato al 16,0%.

Poletti, +589mila occupati con governo Renzi  – “Il mercato del lavoro registra, ad agosto, un leggero incremento determinato essenzialmente dalla crescita dei lavoratori dipendenti permanenti”. Così si è espresso il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, commentando i recenti dati Istat sottolineando che “dall’insediamento del governo Renzi, gli occupati sono +589mila: erano 22milioni e 179mila, oggi sono 22milioni e 768mila”. Poletti evidenzia poi che “si conferma lo spostamento dell’occupazione verso il lavoro dipendente stabile”: “rispetto ad agosto 2015, infatti, i dipendenti permanenti aumentano di 253mila unità”.

Boom di occupati over-50, donne crescono più di uomini  – Nel mese di agosto si evidenziano “dinamiche positive” per il lavoro femminile e l’occupazione degli over-50. In confronto a luglio l’Istat rileva un progresso delle donne occupate pari a 41 mila unità (+0,4%), a fronte di un calo degli uomini occupati pari a 28 mila unità (-0,2%). Anche rispetto ad agosto 2015, si riscontra un incremento per le lavoratrici pari a 91 mila unità (+1%), mentre per i lavoratori l’innalzamento si ferma a 71 mila unità (+0,5%). Il Balzo maggiore degli occupati ad agosto riguarda le persone di 50 anni o più, che crescono di 50 mila unità (+0,6%) nel raffronto mensile e di 401 mila unità (+5,4%) nel confronto annuale. In confronto ad agosto 2015 sono l’unica fascia di età che vede una crescita degli occupati.

+13mila occupati agosto, +162mila su anno  – Ad agosto la stima degli occupati registra una lieve ascesa rispetto a luglio (+0,1%, pari a +13 mila unità), dopo il calo evidenziato il mese precedente (-0,3%). Nel raffronto con agosto dello scorso anno, si rileva un aumento di 162 mila occupati (+0,7%). In particolare, per i lavoratori a tempo indeterminato si riscontra un salto su base mensile dello 0,3% (+45 mila) e su base annua dell’1,7% (+253 mila).

Carlo Pareto

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