giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

IL PEZZO MANCANTE
Pubblicato il 11-10-2016


puzzle“Per riformare l’Italicum,  credo che il tutto non possa essere delegato alle lotte interne al Pd. Sarebbe opportuno che le forze che sostengono il governo propongano un’ipotesi di revisione dell’Italicum e poi discutano con il Pd”. Cosi  Riccardo Nencini, Segretario del PSI, intervenendo stamane a Studio24. “Ora che il Pd ha una sua commissione mi sembra un fatto positivo” – ha aggiunto. “Faremo in modo, avendo una delegazione formalizzata – ha proseguito Nencini – che possa incontrarsi prima del 5 dicembre per vedere quale risposta il premier e il suo partito daranno. Non ho mai avuto dubbi che la discussione su come riformare l’Italicum andava presa prima del 4 dicembre, ma dal punto di vista delle operazioni legislative non c’è dubbio che vada incardinata dopo il referendum. Questo però comporta l’obbligo di discuterne sin da domani mattina”.

“E’ vero – ha proseguito il segretario Nencini sulla ‘personalizzazione’ – che Renzi ha personalizzato e si è poi fermato. Il fronte del no però continuerà a personalizzare fino al 3 dicembre svuotando di contenuto la riforma. Io sento in giro due desideri: – ha continuato Nencini parlando della legge elettorale – di avere certezza di stabilità di un governo scelto dagli italiani alle prossime elezioni politiche; l’altro desiderio è che vi sia rappresentanza dal voto espresso dal cittadino. Questo è un pezzo che manca all’interno dell’Italicum. Ho sempre difeso l’idea che non possiamo consegnare l’Italia ad una qualsiasi forza politica che può arrivare al ballottaggio e vincerlo, facendo cappotto, rappresentando soltanto un quarto degli elettori italiani”.

“Temo che da qui al 4 dicembre la tendenza delle opposizioni, compresa l’opposizione interna al Pd, non molleranno questa parte del campo, giocando una partita per affossare ciò che già c’è. È per questo che ogni tentativo di mediazione la trovo decisamente molto complicata” – ha concluso il Segretario del PSI.

La direzione del Pd di ieri infatti si è conclusa con una spaccatura. La proposta di Renzi di rivedere la legge elettorale dopo l’esito referendario non è piaciuta alla minoranza che invece vuole passare subito dalle parole ai fatti. Dopo un lungo dibattito si è prodotto uno stallo che ha evitato la rottura definitiva. Ma a chi parla di scissioni Speranza risponde “Il Pd è il mio partito. Per me le scissioni non esistono”. La proposta è quella di cominciare dopo il referendum, in commissione alla Camera, una discussione nel merito sull’Italicum, che preveda quattro possibili punti di cambiamento: su ballottaggio, premio di lista o di coalizione, modalità di elezione dei deputati, e di scelta dei senatori del nuovo Senato (adottando in questo caso la proposta di Vannino Chiti). Una proposta per la quale Renzi indica anche la squadra del partito che dovrebbe occuparsene.

L’ex segretario Pd Bersani in Transatlantico afferma che sulle riforme “non è mai esistito e non esiste e non può esistere alcun vincolo di partito sulle riforme costituzionali” e poi aggiunge che “chi guarda le cose di cui stiamo discutendo in buona fede non può non vedere, non tener conto, che l’incrocio tra le due riforme, quella della Costituzione e l’Italicum, comporta una modifica profonda della forma di governo, una modifica che io ritengo negativa e con quel che succede nel mondo, anche pericolosa”. E poi conclude: “Io ricavo come logica complessiva della giornata di ieri che si vuol tirare diritto, visto che una commissione non si nega a nessuno. Se si tira diritto, non si può tirar diritto col mio Sì. Si tirerà diritto con il mio No”. E sul governo aggiunge: “Il giorno dopo il referendum sul piano sociale economico e anche della permanenza del governo, noi saremo come il giorno prima” perché “il referendum sulle riforme non è un’Apocalisse e Matteo Renzi dovrà restare presidente del Consiglio comunque vada il voto”. Alla minoranza il presidente Renzi risponde con poche parole: “Per favore, parliamo di cose serie”:

Il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio. Invita a cogliere l’apertura di Renzi. “E’ giusto pensare ad una riforma correttiva che, però, non sia una palingenesi. Non perché una palingenesi sarebbe sgradita, ma perché occorra lavorare sul possibile e non sull’utopia. Dunque riforma elettorale subito”. Mentre i 5 Stelle, come da tradizione consolidata,  rifiutano anche iniziare un confronto. I centristi dell’Ncd invece, con Cicchitto, auspicano che “tutta l’area di Centro che sostiene il governo avanzi una proposta unica. Per parte sua l’Ncd ha messo a punto delle idee che auspicabilmente vanno confrontate con tutti gli altri soggetti dell’area centrista”.

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