martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Italicum, si cerca l’intesa per le modifiche
Pubblicato il 12-10-2016


cuperloE’ Gianni Cuperlo l’esponente che rappresenterà la minoranza del Pd nella commissione messa in piedi per lavorare alle modifiche all’Italicum. Lo ha annunciato il vice segretario del Pd Lorenzo Guerini in Transatlantico. “Penso sia un tentativo da condurre seriamente”, certo “c’è un atteggiamento di cautela” ma “da parte mia c’è un impegno pieno” a costruire una proposta del Pd per “una nuova legge elettorale”, ha detto Cuperlo parlando con i cronisti alla Camera.

Quello della commissione, ha aggiunto Cuperlo, “è un tentativo serio” anche perché “la preoccupazione è sincera” per il combinato disposto tra Italicum e riforma costituzionale. “La ricerca di una condivisione su una nuova legge elettorale per me è seria. Poi decideremo passo passo quello che faremo. Ma lo spunto è giusto. Ho detto in Direzione che Renzi ha imboccato il sentiero ma è arrivato fino a metà: cerchiamo di capire se riusciamo ad arrivare fino in fondo al sentiero…”.

A proposito della commissione Pier Luigi Bersani si è mostrato scettico (“ho detto che era giusto starci, andare a vedere le carte. Poi sarà consentito mantenere un po’ di cautela e anche un po’ di scetticismo” e per Cuperlo “con tutto quello che abbiamo visto in questi mesi, un atteggiamento di cautela mi sembra ragionevole ma per me l’impegno per la costruzione di una proposta è pieno e spero ci sia analoga volontà politica” di quella che ci fu per l’Italicum. “Si tratta di una commissione politica e non tecnica. Dobbiamo vedere se ci sono le condizioni per sciogliere i nodi politici nel Pd. Che il Pd, primo gruppo in Parlamento, abbia una proposta condivisa è la precondizione per qualsiasi tentativo di avere una nuova legge elettorale”, ha concluso Cuperlo.

Nel dibattito politico arriva anche la posizione di un grande esperto del diritto, Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, che ha presentato ricorso al Tar del Lazio sul quesito referendario che, secondo giurista, “è troppo eterogeneo e pretende di avere una risposta univoca, un sì o un no, su un complesso di cambiamenti della Costituzione, fra di loro non connessi”. “Il problema – ha spiegato Onida – è stato sollevato da tempo, ma fino ad ora mai risolto. Questi ricorsi tendono a sperimentare la possibilità che sia la Consulta ad intervenire su questo tema. La Corte Costituzionale nel lontano 1978, in una sentenza celebre in materia di referendum, disse che tra i requisiti indispensabili per un referendum c’è quello delle omogeneità del quesito. Non si può pretendere di chiedere una risposta unica su un complesso eterogeneo di oggetti. In quel caso si trattava di referendum abrogativo e la sentenza della Consulta disse che il quesito doveva essere dichiarato inammissibile oppure bisognava procedere alla sua scissione. Costringere l’elettore a dare una risposta unica su un complesso di argomenti eterogenei compromette la libertà di voto dell’elettore, che si fonda sulla chiarezza e precisione del quesito. In questo modo si trasforma il referendum in un plebiscito su un programma politico dei gruppi che hanno voluto una certa impostazione”.

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