sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le compagnie del no e del sì
Pubblicato il 20-10-2016


Non mi sentirete mai dire: dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Trattasi di una delle massime più erronee della nostra cultura. L’identità di una persona è determinata dalla sua essenza, che potrebbe condizionare le sue frequentazioni e non solo esserne condizionata. Questo dovrebbe valere anche in politica. Invece in occasione di questo referendum si sprecano le accuse alle reciproche compagnie degli impresentabili. Quella del no è certo più folta e deriva dal fatto che la riforma costituzionale è stata votata solo dalla maggioranza e che il suo principale partito è in preda a una profonda spaccatura. Così dall’opposizione di sinistra, Sel, varie ed eventuali, si arriva a D’Alema, probabilmente a Bersani, Cuperlo, Speranza, poi a Cesa, a Pomicino, a Dini, a Monti fino a Berlusconi (non a Mediaset), a Salvini e Meloni, per chiudersi con Grillo.

Una brigata multicolore. D’altronde in Parlamento è capitato molto spesso che una legge abbia associato nella sua opposizione un arco che dall’estrema sinistra arriva fino a destra. Dall’altra parte alla maggioranza del Pd, del Psi, di Scelta civica, a tutto il Nuovo centrodestra si associa Pierferdinando Casini, il gruppo di Verdini, Confalonieri. Resta però una certa distinzione tra una opposizione parlamentare e un referendum. Nella storia dei referendum italiani, a cominciare da quello tra monarchia e repubblica, che divise solo la Dc, fino a quelli sul divorzio e l’aborto, a quelli elettorali, fino ai due confermativi di riforme costituzionali, una certa omogeneità ideale e politica teneva. Destra e sinistra erano tutto sommato ancora distanti e in pressoché tutte le circostanze (con qualche eccezione per alcuni referendum elettorali) anche su fronti opposti.

Prendiamo gli ultimi due previsti dall’articolo 138, il primo sulla riforma del Titolo V voluta dall’Ulivo e il secondo sulla cosiddetta Devolution voluta dal centrodestra. Si fronteggiarono in modo compatto centro-destra e centro-sinistra. Senza divisioni e distinzioni. Si dirà, nessuno dei due toccava le funzioni del Senato, visto che sugli altri temi oggetto della riforma costituzionale in pochi trovano oggi motivi di forte dissenso. Parlo del Cnel, dei referendum, dello stesso Titolo V, tanto meno per i capitoli che riguardano l’elezione del presidente della Repubblica e quella del Csm dove si prevedono confini più ampi per le maggioranze. Ma davvero una riforma, tutt’altro che perfetta, del Senato, che riprende molte delle volontà espresse dalle varie commissioni parlamentari nel corso di questi trent’anni, può essere da sé sola foriera di tante tensioni e divisioni?

No. C’è dell’altro, evidentemente. E’ vero, la legge elettorale, il combinato disposto. Questo tema pare oggi in via di soluzione dopo la volontà di Renzi di avviare una sua sostanziale modifica. Ma se anche si cambiasse radicalmente la legge elettorale non credo che muterebbero le collocazioni di ciascuno. Il tema infatti è tutto politico. E’ quello che induce, da un lato, il presidente di Mediaset ad augurarsi, dopo la vittoria del sì, un nuovo accordo di governo tra socialisti e popolari per l’Italia. Una maggioranza, se non un partito della nazione. Ed è quello che, dall’altro, sollecita D’Alema, ma anche Bersani, a scommettere sulla sconfitta di Renzi per riprendersi il partito, permettendo a Fassina e ai suoi di sperare di rilanciare un’alleanza di sinistra senza l’incaglio renziano, cosa che consentirebbe a Salvini e Meloni di poter diventare padroni di un centro-destra opposto a una sinistra ritornata post comunista. Un bipolarismo sinistra-destra, dunque. Ma è quello, soprattutto, di Grillo e dei pentastellati, che potrebbero intestarsi la vittoria del no, la probabile crisi di governo e puntare a nuove elezioni con serie possibilità di vittoria. Non é chiaro cosa giovi tutto questo a Berlusconi. Tanto che molti elettori di Forza Italia paiono orientati a votare sì. Così si potrà sostenere che è rinato il patto del Nazareno. E il fronte del no schiererà la sua nuova formazione degli impresentabili. Che non c’entrano nulla, come poco c’entra il merito della riforma, con il significato di questo referendum.

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Commenti all'articolo
  1. Caro Direttore, se fanno testo i commenti agli articoli su corriere.it, repubblica.it e anche sull’Avanti! appare evidente come molti italiani voteranno No solo in antipatia a Renzi. Le motivazioni addotte, infatti, non tengono. E voteranno, credo, indipendentemente dalle indicazioni dei partiti. La seconda repubblica è la repubblica degli antagonismi, non si ragiona più, esiste solo il capo del momento e o lo si ama o lo si odia.
    Cordiali saluti, Mario.

  2. In materia referendaria c’è quasi sempre stata divisione all’interno dei vari Partiti, figuriamoci ora che i Partiti non esistono più! e non solo. Non è facile nemmeno districarsi tra la cosi detta Destra o Sinistra.Tanto è vero che un movimento come quello grillino i voti non li ha preso mica da Marte! Procedere per altri riferimenti tipo le adesioni a partiti europei o al passato dei vari personaggi politici è esercizio inutile. Ad esempio l’adesione del PD al PSE non ha certamente trasformato questo partito in un partito socialista, anzi! Oppure le politiche praticate dai vari schieramenti , pseudo qualcosa (centro-sinistra , centro.destra) hanno praticato e praticano visioni politiche opposte al loro (presunto) schieramento.! un esempio la famosa legge sul lavoro, Jobs Act, che doveva rilanciare l’occupazione, be i dati di questi giorni sono eclatanti. Più precarietà, più conflittualità legale, meno diritti, più licenziamenti, sperpero di miliardi di euro! Io non so chi vincerà al Referendum,io voto No, ma mi spaventa non il risultato nel caso di vittoria del Si, mi spaventa la “filosofia” dei suoi sostenitori. Incitare a votare Si per diminuire il numero dei Politici, non è solo un scandaloso slogan qualunquista e populista, è pericoloso per la democrazia! Cosa succederà. domani, se passa questa logica ? e se arriverà qualcuno e dirà che dei politici non abbiamo più bisogno?

  3. A me pare che entrambi i commenti, di Mario e Rocco, non siano privi di logica, che li si condivida o meno.

    Riguardo al primo, può essere effettivamente vero che in questo clima di antagonismo “esiste solo il capo del momento e o lo si ama o lo si odia”, ma la cosa viene anche un po’ dal passato quando, prima Craxi e poi il Cavaliere, venivano additati e considerati come nemici, e forse altri, anche sul versante opposto, hanno poi imparato la “lezione”.

    Quanto al secondo, e stando a quanto si ascolta in giro, esiste effettivamente il rischio che si affermi la tendenza a voler fare a meno dei politici, il che sarebbe una ferita non piccola per la democrazia, ma anche questo atteggiamento ha probabilmente le sue radici nell’antipolitica di qualche anno fa, che certe forze politiche contribuirono allora ad alimentare, e vale la regola che si raccoglie quanto si è seminato, ma anche la politica stessa deve trovare il modo di “riabilitarsi” agli occhi dell’elettorato.

    Paolo B. 25.10.2016

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