giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Le mance elettorali e l’economia della miseria
Pubblicato il 17-10-2016


Puntualmente, a ogni appuntamento elettorale, Renzi ripropone le “mance elettorali”. E’ stato così nel 2015, per le elezioni europee con il bonus degli 80 euro, assorbiti in una furbesca partita di giro dal sistema fiscale e sta avvenendo di nuovo ai nostri giorni in vista della consultazione referendaria sulla “deforma” costituzionale con il varo di una “Legge di Stabilità” che fa impallidire il vecchio doroteismo democristiano.
L’accordo con i sindacati sull’Ape, l’anticipo previdenziale che produrrà una sorta di “collateralizzazione” delle pensioni degli italiani in favore di banche e assicurazioni e l’annuncio tutto da verificare di un bonus per i 18enni e di una diminuzione del cosiddetto cuneo fiscale, senza peraltro indicare per quest’ultimo entità e risorse da destinare. Per non parlare della riesumazione del Ponte sullo Stretto, vero e proprio proclama da propaganda di regime; per quest’opera di sistema ad interesse europeo e nazionale, per il quale risibili sono le polemiche localistiche, è necessario che il governo ponga in essere un atto giuridico imprescindibile: fermare la liquidazione imposta per legge della Società “Stretto di Messina Spa” voluta da Mario Monti, concessionaria dell’opera e titolare del progetto; tutto il resto sono affermazioni che richiamano il barone di Münchhausen, quello che affermava di essere andato sulla luna su di una palla di cannone!
Ogni operazione di concessione di fondi o di riduzione di imposte, presuppone, in ogni caso, in presenza delle rigidità del rapporto tra pil e deficit imposto dalla camicia di Nesso dell’Europa del IV Reich merkeliano, un taglio a investimenti e prestazioni sociali ovvero un incremento dell’imposta indiretta, che colpisce così i consumi.
Si tratta della costruzione di un modello che si potrebbe definire di “economia della miseria”, espressione degli obblighi mercatistici imposti dall’economia “di carta”, in cui la finanza egemonizza la produzione e ha vulnerato la sovranità statuale e della politica, nella direzione della post-democrazia, con un lavoro sempre più flessibile e precarizzato; modello aggravato in Europa dai vincoli della moneta unica.
Più in generale si deve osservare che il prodotto interno lordo non misura più in modo efficace il tasso di crescita e sviluppo dei paesi occidentali, una sorta di “idolo bugiardo”, per riprendere un’efficace definizione di Giorgio Ruffolo, (economista keynesiano e parlamentare socialista protagonista della stagione della programmazione economica del primo centro-sinistra), un indice che dà conto della crescita economica di un paese, ma non del progresso sociale.
E proprio questo “idolo bugiardo” ha generato il modello dell’”economia della miseria”.

Maurizio Ballistreri

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