domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, nel Pd si tratta sull’Italicum
Pubblicato il 18-10-2016


Bersani-italicum-contro-renziSempre più tesi i rapporti tra il Pd e la minoranza interna. Tanto che tra gli osservatori c’è chi dice che lo strappo è vicino. Pier Luigi Bersani tiene alta la sua asticella, con una richiesta che la maggioranza del Pd ritiene irricevibile, ossia quella di “rottamare” l’Italicum, prima del referendum. Irricevibile in quanto la maggioranza del partito, nella direzione di pochi giorni fa, aveva approvato e sostenuto la relazione in cui il premier-segretario Renzi rimandava ogni decisione sulla legge elettorale a dopo la consultazione del 4 dicembre,

“Non accettiamo diktat”, ha avvertito Matteo Orfini. E Dario Franceschini ha aggiunto: “Si può migliorare l’Italicum ma non ricominciare d’accapo”. E così, mentre ancora si attende l’avvio dei lavori della commissione Pd sulle modifiche alla legge elettorale, i bersaniani si preparano ad annunciare un No definitivo al referendum costituzionale. Forse già giovedì.

La commissione Dem sull’Italicum, proposta da Matteo Renzi una settimana fa in direzione, potrebbe riunirsi per la prima volta oggi o, più probabilmente, mercoledì. Si definirà solo allora il metodo di lavoro. L’ipotesi di partenza è ascoltare prima i partiti di maggioranza, poi l’opposizione e infine fare una sintesi. Ma è innanzitutto nel Pd che va trovato un accordo, nient’affatto scontato. E in questo senso spinge Gianni Cuperlo, che nella commissione rappresenta la minoranza e ancora spera di riuscire a scongiurare, con l’intesa sulla legge elettorale, una “lacerazione” sul referendum che avrebbe “strascichi” pesanti. Cuperlo chiederà alla commissione, presieduta da Lorenzo Guerini, di varare in tempi brevi “una proposta del Pd e del suo segretario sulla riforma della legge elettorale: un documento chiaro sui capisaldi delle modifiche da fare o un testo base da depositare in commissione”. Serve un accordo politico su alcuni cardini, secondo il deputato: stop al ballottaggio, premio di maggioranza limitato e elezione dei deputati nei collegi.

“Si può rendere la legge più funzionale assegnando il premio alla coalizione e non alla lista, perché così sarebbe più coerente con l’assetto del centrodestra e anche con il nostro”, apre il ministro Dario Franceschini. Per i renziani andrebbe anche bene lo stop alle multicandidature. Ma si discute anche di collegi e ballottaggio. Anche se al momento il punto è ancora tutto politico. I renziani vogliono evitare di alimentare polemiche che danneggerebbero la campagna referendaria. E lasciano a verbale l’apertura di Renzi in direzione: si può anche arrivare a una proposta Pd prima del referendum, aggiungono, ma i giochi veri si apriranno solo dopo. Ma la ricerca di un accordo non ‘parla’ tanto ai bersaniani, che sono già sul No, ne’ tantomeno a D’Alema che fa campagna “contro a prescindere”, quanto a Cuperlo e gli elettori di sinistra più dialoganti. Anche perché, sibila Renzi, “Bersani ha già cambiato idea su tutto, dal ballottaggio alle riforme. Non mi stupirei se adesso sostenesse i tagli alla sanità” contro il governo. “Quando era il capo – afferma il premier – richiamava al rispetto della ditta mentre adesso cambia idea anche su questo”.

“O si rottama l’Italicum o si ferma la riforma costituzionale: è un problema di democrazia, l’ho sempre pensata così”, è la risposta dell’ex segretario. E i suoi considerano la trattativa già fallita.

“Sull’Italicum – è il commento del deputato Pd Giorgio Merlo esponente di Sinistra dem – al di là di tante chiacchiere e impegni solenni di superarlo definitivamente, sono solo 2 gli elementi su cui il Pd deve dare una risposta attraverso la Commissione decisa dalla Direzione Nazionale: innanzitutto che ci sia una decisione rapida senza inutili perdite di tempo. E, soprattutto, che il Pd esprima una proposta univoca, chiara e netta con un documento ufficiale da presentare in Parlamento che sostituisca l’Italicum. Tutto ilresto appartiene al mondo virtuale della propaganda”.

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