domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Nencini: “Pronti a proposta di riforma dell’Italicum”
Pubblicato il 04-10-2016


Bicameralismo“Pronti a scrivere e a sottoscrivere una proposta di riforma dell’Italicum: premio di maggioranza all’intera coalizione vincente e superamento del ballottaggio i cardini attorno a cui lavorare”. Così scrive sul proprio profilo Facebook Riccardo Nencini,  Segretario del PSI, inserendosi nel dibattito in corso per la modifica della legge elettorale. Un dibattito che rimane aperto. Lunedì prossimo si terrà la direzione del Pd, e la modifica dell’Italicum sarà al centro del dibattito. “Discuteremo in direzione e affideremo a una delegazione il compito di trattare con gli altri partiti sulla legge elettorale” ha anticipato Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, in un’ intervista al Messaggero in cui si dice convinto che alla fine con la minoranza interna si troverà un’intesa sul percorso di modifica della legge elettorale.

“Premetto che per noi l’Italicum è una buona legge elettorale”, afferma, ma “il Pd non si sottrae alla richiesta di un confronto”. Una disponibilità che sarà ufficializzata in direzione. La minoranza punta sul Mattarellum 2. La proposta di modifica dell’Italicum, ha detto Roberto Speranza della minoranza dem “l’abbiamo fatta da mesi. E’ pubblica, depositata al Senato, è il Mattarellum 2.0” che risolve i due problemi che “abbiamo posto in questi mesi: che i cittadini possano scegliere i propri deputati e poi che non si consenta a una minoranza di diventare maggioranza assoluta in Parlamento attraverso un artificio elettorale”. Una intesa è possibile anche per il presidente del gruppo Misto alla Camera Pino Pisicchio: “L’apertura di Renzi sulla legge elettorale – ha detto – va colta dal Parlamento, che ha oggi la possibilità di apportare  modifiche condivise all’Italicum, senza, però, smantellarne l’impianto. Si può iniziare la discussione in tempi brevi con la  consapevolezza che una soluzione ampiamente condivisa è possibile”.

Al momento sono tre le  ipotesi di modifica in campo. Se è vero che la minoranza interna ha già depositato lo “Speranzellum”, l’ampia maggioranza dei deputati Dem vuole “salvare il soldato Italicum”, come ha detto in aula Francesco Sanna, che renziano non è ma è vicino a Enrico Letta. Ed anche altri deputati non renziani, come la popolare Simonetta Rubinato, si sono pronunciati per salvare il ballottaggio. Ha aperto a delle modifiche anche Dario Parrini, vicino a Renzi ed esperto di sistemi elettorali. Tre le sue ipotesi: il mantenimento dell’Italicum depurato delle parti più criticate, come le multicandidature o i capilista bloccati; oppure il Provincellum (come l’Italicum ma i collegi sono uninominali); o anche il Provincellum ma con un mix di collegi uninominali e listini proporzionali.

Lo “Speranzellum” o Mattarellum 2.0, messo a punto dal senatore bersaniano Federico Fornaro prevede 475 seggi assegnati da collegi uninominali, più 60 al partito più votato, 30 al secondo e 23 ai partiti minori come diritto di tribuna. Ma con il tripolarismo, secondo le proiezioni effettuate, il vincente (il Pd) arriverebbe a 270 seggi, condannato ad un nuovo Patto del Nazareno. Inoltre i piccoli partiti non entrerebbero in Parlamento e quindi non ne vogliono sentir parlare.

Ncd la scorsa settimana in Aula ha annunciato, con Dore Misuraca la propria proposta: via il ballottaggio e assegnazione di un premio di 90 seggi al partito più votato, fino ad un

massimo di 340 seggi complessivi, purché esso abbia ottenuto il 35% dei consensi. Una proposta in parte analoga a quella di Giuseppe Lauricella (Pd): turno unico e premio al partito che supera il 40%, altrimenti riparto proporzionale. Il presidente del gruppo Misto, Pino Pisicchio ha depositato una Pdl che assegna il premio alla coalizione e non alla lista, e considera valido il ballottaggio se vota più del 50% degli elettori. Infine Sinistra Italiana è per il sistema tedesco: proporzionale puro con soglia al 5%. Anche M5s è per un proporzionale alla spagnola, un sistema che esclude dalla rappresentanza i partiti piccoli, se non quelli a radicamento regionale, come la Lega.

Ma sul tappeto mancano le proposte di Fi, Lega e Fdi che hanno dichiarato di non voler dialogare se non dopo il referendum.

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