venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Luca Pellegri
Un Sì di malavoglia
Pubblicato il 24-10-2016


Accade che il 4 dicembre andremo a votare per il Referendum sulle riforme Costituzionali. Presumibilmente sarà una giornata fredda e, si spera, una giornata in cui il Sole vorrà rendere al cielo quella cristallina trasparenza che solo le belle giornate d’inverno sanno regalare.

Presumibilmente nel recarci al seggio ripenseremo ai motivi della nostra scelta elettorale, traendone un ulteriore sintesi e rafforzandoci nei nostri propositi. Dopodichè esprimeremo la nostra volontà tracciando la croce sul Si o sul NO, per poi passare il resto della nostra giornata nel modo in cui ognuno avrà previsto.

Questo è quel che faremo tutti, ma i pochi secondi trascorsi nella cabina elettorale ci porteranno da una parte o dall’altra. Naturalmente ogni cittadino è tutelato nella segretezza e nella riservatezza del voto, come è giusto che sia, non solo perchè in Democrazia funziona così, ma anche perchè esprimere un voto investe anche la sfera intima di una persona, e l’intimità va tutelata. Chi, a vario titolo ed in diverse maniere, agisce nella Politica, perde questo diritto all’intimità ed al segreto, anzi, è in qualche modo sollecitato ad assumere la responsabilità pubblica del proprio voto anche al costo di subire una critica anche radicale, ma, si spera, civile.

Per questo da dirigente di Federazione del PSI io dichiaro che voterò SI. Un Si sofferto e di malavoglia. Sofferto perchè un istinto di conservazione del tutto pre-politico porta al rifiuto di modificare una Costituzione che amo.

Sofferto perchè il profluvio di parole e di barocchismi grammaticali usato per riscrivere alcuni articoli della Costituzione mi urta, ben cosciente del fatto che il documento fondativo della nostra Repubblica debba essere accessibile e comprensibile a chiunque sappia leggere, senza alcuna distinzione di censo o di titolo di studio, e ancor più cosciente del fatto che l’uso di troppe parole tende a nascondere le cose invece di renderle trasparenti.

Di malavoglia perchè molti Compagni della nostra comunità Socialista Italiana voteranno all’ opposto di me, portandomi un senso di angoscia sulle possibili conseguenze di questa divergenza di opinioni, angoscia riguardo alle possibili scorie che una campagna elettorale troppo lunga e dai toni sempre più aspri può lasciare dietro di se.

Ma io devo dire come voterò e devo in tutti i modi difendere ed accudire l’unità e la autonomia della mia comunità: il PSI. Voto SI, perchè la riforma non intacca minimamente il nostro status di Repubblica Parlamentare. Voto SI, perchè una maggiore rapidità del processo legislativo ben si adatta alla contemporaneità, senza che questa semplificazione vada a rendere il Potere Esecutivo troppo sbilanciato a detrimento del Parlamento, che può e deve mantenere la propria centralità

Voto SI, perchè auspico che il mio atto di fiducia venga ricompensato da una legge elettorale che tuteli la rappresentatività in Parlamento, affinchè la qualifica di governo di centro-sinistra o di centro-destra derivi dalla qualità della coalizione e non per autocertificazione propagandistica.

Tuttavia comprendo e rispetto le Compagne ed i Compagni che voteranno NO. Rispetto il NO alla dissennata personalizzazione del Referendum da parte del Presidente del Consiglio, un errore gravissimo ed irreversibile, nonostante le ripetute ammissioni di colpa.

Rispetto il NO di chi vede nelle more del nuovo testo Costituzionale la possibilità che diventi ancora più ardua la presenza Socialista nella vita politica del nostro Paese.

Rispetto anche il NO di coloro che non hanno visto di buon grado il pronunciamento della maggioranza del PSI a favore del SI, giudicando la scelta politica troppo frettolosa, poco elaborata e priva di una reale e franca trattativa con il PD.

Comprendo, rispetto e faccio mie queste perplessità, ma ho deciso insieme a molte altre Compagne e Compagni di scegliere il sentiero più avventuroso del SI, assumendo anche il rischio di sbagliare e di essere criticati qualora gli auspici venissero disattesi.

Voglio però concludere con una riflessione importante: leggi e Costituzioni si possono cambiare quando sono sbagliate, si possono cestinare quando non funzionano. Viceversa se in una campagna elettorale si esasperano i toni, si ferisce e si viene feriti, se si mette in dubbio la propria appartenenza, ebbene, in questo modo si rischia di accendere una miccia che può fare esplodere la nostra piccola comunità, e la colpa sarà di tutti e di nessuno.

Prima di tutto c’è il PSI da proteggere. Il 4 Dicembre ognuno scelga con la propria coscienza; il 5 Dicembre, comunque vada, ritroviamoci uniti e autonomi per costruire il nostro futuro.

Luca Pellegri

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Commenti all'articolo
    • Forse sì, hai ragione. A mio parere il vizio di fondo di tutta la vicenda è che se vuoi cambiare la Costituzione devi eleggere una Assemblea Costituente. Detto questo, ora ci si arrangia con quel che c’è, ma ricordiamo anche come la sciagurata immissione in Costituzione del “pareggio di bilancio” nel 2012, ad opera del governo Monti, avvenne senza nessuna consultazione popolare, grazie alla approvazione dei 2/3 di un Parlamento all’epoca impaurito e sotto schiaffo che faceva passare a Monti qualunque cosa.
      Fraterni saluti
      Luca

  1. La sofferta scelta dell’Autore mi porta a fare una qualche riflessione sulle conseguenze politiche dell’esito referendario, trattandosi di un argomento piuttosto “gettonato”, anche per la sua indubbia importanza.

    Diversi sostenitori del SI’ insistono sul fatto che l’eventuale successo del NO porterebbe alla instabilità politica, con la possibile caduta del Governo in carica, il che sarebbe a sua volta fonte di debolezza del nostro Paese sul piano internazionale, e anche di incertezze per nostra economia.

    Innanzitutto, un tale automatismo, tra risultato referendario e sorti dell’Esecutivo, si è semmai generato con la “personalizzazione del Referendum da parte del Presidente del Consiglio”, e non credo fosse nei piani dei fautori del NO, non fosse altro perché si tratta di un fronte politico piuttosto variegato e disuniforme, che incontrerebbe una qualche realistica difficoltà nel trovare intese per porsi come alternativa, o quantomeno per costituirsi come elemento di contrappeso (e all’interno di questo fronte il centro-destra ha forse ancora bisogno di un po’ di tempo per prepararsi al confronto elettorale).

    Del resto, anche il Referendum sul Divorzio, che creò non piccole spaccature nel Paese, e vide anche divisi i partiti della coalizione di maggioranza, non ebbe effetti immediati sulla compagine governativa, e anche questo va a conforto della tesi che considera abbastanza improbabile il suddetto automatismo, nell’ipotesi appunto di vittoria del NO, e se non ho frainteso mi sembra esprimere lo stesso concetto anche l’articolo, sempre sull’Avanti, dal titolo “Bobo Craxi-Referendum, la stabilità politica di Renzi non è in pericolo”.

    Sembra invece più realistico ipotizzare che vi sarebbero maggiori effetti politici, anche immediati, in caso di vittoria del SI’, non fosse altro perché chi ha personalizzato il voto si dimenticherà verosimilmente delle “ripetute ammissioni di colpa” e cercherà comprensibilmente di capitalizzare il risultato favorevole, nel senso che si sentirà rafforzato, così come l’azione di governo che sta conducendo, e diventerà probabilmente più impermeabile alle eventuali critiche, e tutto ciò significa, almeno a mio giudizio, che il risultato referendario assumerebbe di fatto connotazioni politiche.

    Mettendo in fila queste cose, e senza ovviamente pretendere di avere la “verità in tasca”, io penso in buona sostanza che si configuri come argomentazione un po’ spuntata quella di attribuire all’eventuale prevalere del NO possibili ricadute sulla stabilità politica del Paese, quantomeno nel breve o medio periodo.

    Paolo B. 30.10.2016

    • Uno dei possibili significati del mio articolo è quello che, tutto sommato, per i Socialisti non valga la pena alzare i toni sul quesito referendario con il rischio di minare un percorso unitario del PSI che dovrebbe portare a presentare liste autonome del Partito nei prossimi appuntamenti elettorali; credo che la battaglia vera si debba fare sulla legge elettorale, che va assolutamente cambiata, poichè considero l’Italicum terribilmente dannoso, ben più della riforma Costituzionale.
      Sull’ assenza di eventuali ricadute politiche in caso di vittoria del No, sono d’accordo con te, se non altro perchè non ci sono alternative, al massimo un Renzi-bis. Non vedo molti spazi per Elezioni anticipate.
      Sul fatto che la vittoria del SI possa illudere Renzi di avere il Paese in mano, così come si illuse per il 41% alle Europee, beh, mi auguro proprio di no, perchè sarebbe un segno di scarso discernimento
      Fraterni saluti
      Luca

  2. Luca si augura che la vittoria del SI’ non vada ad “illudere Renzi di avere il Paese in mano, così come si illuse per il 41% alle Europee”, il che potrebbe anche succedere, ma in politica vale per solito la regola che chi viene premiato dal voto deve in qualche modo affermare e “spendere” il consenso ricevuto, anche nei confronti del proprio elettorato, così che l’aspettativa di Luca potrebbe anche andar delusa.

    Quanto alla possibilità, per un partito “minore”, di presentare proprie liste autonome, io credo che la condizione più propizia in tal senso sia rappresentata da un legge elettorale riportata al proporzionale, e visto che il Cavaliere sembra voler percorrere questa strada, stando almeno a quanto ci è dato di ascoltare e leggere, io credo che i partiti “minori” dovrebbero cogliere l’occasione ed “essere della partita”, con convinta e ferma decisione. .

    Penso anche che nell’ipotetico nuovo proporzionale la soglia di sbarramento dovrebbe o potrebbe essere inesistente, o comunque molto bassa specie per le forze che si presentassero in coalizione, e in questo secondo caso, ove non si superasse la soglia, i voti dovrebbero poter andare alla coalizione di appartenenza, in modo che l’elettore non abbia il timore, scegliendo un partito “minore”, di sprecare il proprio voto se lo stesso non avesse a raggiungere la soglia.

    So nondimeno che una soglia non troppo bassa viene vista come una linea di “difesa” rispetto ad una eccessiva frammentazione politica, a sua volta considerata fonte di ingovernabilità, ma tale rischio, ossia l’ingovernabilità, verrebbe a mio giudizio scongiurato, come in altre circostanze ho già avuto modo di dire, qualora si passasse al “premierato forte”, se non al “presidenzialismo”, attribuendo in ogni caso al Capo del Governo la facoltà di poter sciogliere le Camere, laddove si configurassero predeterminate condizioni, e semmai introducendo la cosiddetta “sfiducia costruttiva”.

    Va da sé che tutto ciò richiederebbe un articolato sistema di contrappesi, e garanzie, nel quale potrebbe rientrare anche il bicameralismo paritario, oggi tanto criticato, e occorrerebbe beninteso una Riforma costituzionale, diversa però da quella sulla quale siamo chiamati ora ad esprimerci, e di conseguenza chi fosse favorevole al quadro o riordino istituzionale cui ho accennato non potrebbe che esprimersi con un NO nella attuale prova referendaria (come premessa per altra e diversa Riforma).

    Al di là delle rispettive posizioni, ringrazio comunque Luca per aver risposto al mio precedente commento.

    Paolo B. 01.11.2016

    • Caro Paolo, naturalmente concordo pienamente sulla necessità di garantire una massima rappresentatività nel Parlamento, il quale resterebbe, anche qualora vincesse il SI, il perno della nostra Repubblica (la riforma non tocca minimamente il nostro Status di Repubblica Parlamentare).

      Sono meno ottimista sul fatto che la vittoria del NO possa inaugurare una nuova e più ponderata stagione di riforme Costituzionali; naturalmente sono solo impressioni
      Fraternamente
      Luca

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