venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Lucio Ceva, la scomparsa di uno storico coerente e un antifascista militante
Pubblicato il 11-10-2016


lucio-cevaFigura esemplare di storico militante, Lucio Ceva è scomparso nella sua casa di Milano dove era nato il 3 novembre 1929. Rimasto orfano in tenera età per il suicidio del padre, egli crebbe grazie al sostegno della madre Elena Valle, prima insegnante e poi impiegata nella biblioteca Brera. Il padre Umberto, chimico e militante di Giustizia e Libertà, si era suicidato il 25 dicembre 1930 dopo la falsa e infamante accusa di aver confezionato la bomba che il 12 aprile provocò la morte di una ventina di morti durante la Fiera campionaria di Milano. Su questa vicenda sono di grande interesse le notizie biografiche di Lucio sulla sua famiglia e sulla zia Bianca Ceva (Pavia, 10 aprile 1897 – 18 giugno1982), anch’essa intervenuta con il  volume 1930: retroscena di un dramma (Ceschina, Milano 1955). Nell’ultima lettera alla moglie Umberto fornisce una vivida testimonianza sul suo credo politico alimentato dall’amore verso la libertà e dall’odio per l’iniquo regime fascista.

    A questi valori mantenne fede Lucio Ceva, che rievocò in un libro di ricordi Case di guerra (ancora inedito) la propria adolescenza, gli studi liceali, gli anni universitari, la laurea in giurisprudenza e la passione per la storia. Avvocato civilista per breve periodo, egli esordì nel 1971 con un libro di narrativa Teskerè e altri racconti (Garzanti). Scrisse anche un romanzo storico, intitolato Asse pigliatutto (Mondadori, Milano 1973), in cui raccontò una fantasiosa vittoria dell’Italia nella Seconda guerra mondiale con una fitta trama di episodi, di personaggi e di intrighi svolti negli uffici dei servizi segreti e confluiti in un imprevedibile finale. Ma il suo interesse rimase l’amore per la storia, che espresse nel volume La condotta militare della guerra (Feltrinelli, Milano 1975).

    Diventato docente universitario di Storia delle Istituzioni all’Università di Pavia, Lucio Ceva si dedicò alla ricerca storica, pubblicando interessanti volumi sul Secondo conflitto mondiale, tra i quali Guerra mondiale. Strategie e industria bellica (Milano, Franco Angeli, Milano 2000), Teatri di guerra (Milano, Franco Angeli 2005). Il leitmotiv fondamentale riguardò una puntuale denuncia del governo fascista e dell’irresponsabilità con cui esso condusse la guerra come alleato della Germania hitleriana. Come esperto di storia militare dedicò particolare attenzione anche agli eventi bellici che precorsero l’Unità d’Italia e al ruolo assunto dei Savoia durante il periodo unitario, di cui rimangono i suoi interessanti saggi L’alto comando militare 1848-1887 e Monarchia e militari dal Risorgimento alla Grande guerra, entrambi pubblicati dalla casa editrice fiorentina Le Monnier. Dopo aver pubblicato un volume sulla Spagna (Politica e guerra civile, Franco Angeli, Milano 2010), Ceva intervenne con precise argomentazioni sulla falsità dei diari di Mussolini e con una postilla, riportata nel volume Autopsia di un falso (Bollati Boringhieri, Torino 2011, pp. 251-52) di Mimmo Franzinelli. In quell’occasione egli sottolineò come il suo romanzo Asse pigliatutto, vincitore del premio Forte dei Marmi di Satira Politica, era basato sul falso storico dell’Italia come vincitrice della Seconda guerra mondiale, ma con dovizia di annotazioni per l’accento posto sulle dichiarazioni di Mussolini, di Ciano e sullo “stuolo di generali e diplomatici italiani e tedeschi”.

Nunzio Dell’Erba

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