sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Manovra e pensioni anticipate.
Le principali novità
Pubblicato il 20-10-2016


Manovra
PENSIONI ANTICIPATE

Potranno accedere all’Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attività faticose purchè abbiano un reddito inferiore ai 1.350 euro lordi. Lo riferisce il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti uscendo dall’incontro di oggi con il governo. Per queste categorie il costo dell’anticipo pensionistico, attraverso un reddito ponte, sarà a carico dello stato. L’Ape partirà dal 1 maggio 2017.

Per accedere all’Ape agevolata sarà necessario avere almeno 36 anni di contributi complessivi se si rientra nelle categorie dei lavori gravosi (gli ultimi sei dei quali effettuati nell’attività gravosa) e 30 anni se si è disoccupati, disabili o parenti di primo grado conviventi di disabili per lavoro di cura. Lo spiega la Cgil. I sindacati chiedono di ridurre ulteriormente questo livello.

Pensioni, si cambia, novità e nodi da sciogliere

La platea che accederà all’ape agevolata – Il governo inserirà nella platea dell’Ape agevolata, oltre ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, anche alcune categorie di attività faticose come le maestre, gli operai edili e alcune categorie di infermieri. Proietti ha spiegato che saranno inclusi anche i macchinisti e gli autisti di mezzi pesanti. Il governo quindi, ha detto il sindacalista, scriverà ulteriori categorie oltre quelle previste già dalla normativa sui lavori usuranti. Oltre infatti ai disoccupati, i disabili e i parenti dei disabili, sono previste alcune categorie di lavori faticosi come: maestre, operai edili, alcune categorie di infermieri, macchinisti e autisti di mezzi pesanti. Nelle categorie di attività faticose tra le quali sarà possibile l’accesso all’Ape Sociale c’è anche quella delle maestre per l’infanzia.

Per accedere all’Ape agevolata bisognerà aver maturato 30 anni di contributi se attualmente disoccupati, e 36 anni se invece si è ancora lavoratori attivi (gli ultimi sei dei quali effettuati nell’attività gravosa). I sindacati stanno premendo perchè il livello degli anni di attività faticosa per accedere ad Ape social sia più basso.

Nannicini, così la 14esima – La quattordicesima aumenterà di 100-150 euro al mese per chi prende fino a 750 euro di pensione, mentre per i pensionati con assegni fino a 1.000 euro – che oggi non ricevono la 14/a mensilità – si aggiungeranno tra i 330 e i 500 euro al mese. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini al Tg2. Il governo – ha spiegato Nannicini – ha deciso di intervenire sulle pensioni “per esigenze di equità sociale. Dopo anni di tagli alle pensioni era arrivato il momento di dare un segnale, un sostegno ai redditi bassi da pensione”. “Dopo anni di interventi per alzare l’età pensionabile e garantire la sostenibilità finanziaria del sistema – ha ribadito alla vigilia dell’incontro con i sindacati – era arrivato il momento di dare un segnale a chi è disoccupato e fa lavori gravosi”. L’Ape “costerà tra il 4,5% e il 5% per ogni anno di anticipo”. La penalizzazione sarà tale “grazie all’aiuto fiscale dello Stato”. Nel caso dell’Ape social, “il reddito ponte sarà invece interamente a carico dello Stato”.

Cgil, 30 anni contributi sono troppi  – “Il governo Renzi si rimangia la parola: 30 anni di contributi invece di 20 per Ape social. Gli antibiotici a Matteo Renzi non fanno effetto”. E’ quanto scrive la Cgil in un tweet, dopo l’incontro a Palazzo Chigi.#Pensioni su #APE agevolata il Governo cambia carte in tavola https://t.co/MpAlKWkQhr — CGIL Nazionale (@cgilnazionale) 14 ottobre 2016

 “Sull’Ape agevolata il Governo ha cambiato le carte in tavola”, afferma poi una nota della delegazione Cgil presente all’incontro, in cui si spiega che l’Esecutivo “propone un requisito contributivo di 36 anni sulla platea dei lavori gravosi (e di 30 anni sulle altre tipologie), questione mai emersa in questi mesi di confronto”. L’Ape agevolata, prosegue, “è una prestazione di ‘reddito ponte’ che consente l’anticipo a 63 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che prevede come requisito di accesso 20 anni di contributi. Ciò – sottolinea – rischia di vanificare lo sforzo fatto al tavolo nell’individuazione delle categorie da inserire nei lavori gravosi, sulle quali, peraltro, auspichiamo che non si facciano passi indietro”. Sui precoci, invece, “se i testi finali corrisponderanno a quanto detto al tavolo – dichiara la Cgil – esprimiamo un giudizio positivo per il recupero del lavoro di cura come requisito della platea, pur nel limite generale dell’intervento”. “In ogni caso – conclude la nota – un giudizio compiuto sarà possibile solo quando potremo prendere visione degli articolati, perché vi sono anche altri elementi non pienamente definiti. Articolati che nonostante esplicita richiesta, il Governo non ha inteso rendere ancora disponibili”.

Per Ape volontaria restituzione prestito 4,5% anno  – La rata di restituzione del prestito in caso di anticipo pensionistico su base volontaria sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo sulla pensione. Lo spiega il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, al termine dell’incontro avuto con il governo questa mattina. Proietti ha spiegato che il governo stanzierà delle risorse per questa misura, dato che il 4,5% annuo non copre il costo degli interessi dell’assicurazione e di una parte del capitale del prestito pensionistico, che sarà restituito in 20 anni una volta che il lavoratore sarà andato in pensione.

Precoci fuori con 41 anni se categoria Ape Social  – Potranno andare in pensione anticipata con 41 anni di contributi i lavoratori precoci, ovvero quelli che hanno 12 mesi di contributi versati prima dei 19 anni se disoccupati o se parte delle categorie previste per l’Ape social (lavoratori edili, maestre d’infanzia, alcune categorie di infermieri, etc). Lo riferisce il segretario confederale Uil, Domenico Proietti, spiegando che è “importante che sia passato il principio che con 41 anni di contributi si possa andare in pensione”. In pratica i lavoratori precoci possono andare quindi in pensione con 41 anni di contributi, prima di aver raggiunto i 63 anni di età, limite previsto per l’accesso all’Ape agevolata. Il governo – ha aggiunto Proietti – ha anche confermato l’intenzione di togliere la penalizzazione (che sarebbe dovuta tornare nel 2019) per chi va in pensione prima dei 62 anni.

Camusso, all’ultimo criteri per escludere – “Se penso alle donne che hanno grande discontinuità contributiva, se penso al Mezzogiorno, vuol dire aver inventato all’ultimo giro dei criteri per escludere le persone”. Così si è espressa Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, sulle novità che riguardano l’accesso all’Ape social. Parlando di quanto annunciato recentemente a Roma, Camusso ha affermato che ci sono “nuove barriere, una di 30 e una di 36, che riteniamo siano inventate esclusivamente per ridurre la platea”.

Furlan, discussione aperta, bel pezzo fatto – “La discussione è aperta, andremo avanti con il nostro lavoro, un bel pezzo è già stato fatto con soddisfazione per tanti lavoratori, giovani e pensionati, altro è in cantiere”. Così il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan ha commentato da Firenze le novità di stamani arrivate da Palazzo Chigi sulle pensioni, in particolare sull’Ape sociale, “per noi importante perché rivolto ai lavoratori che hanno perso lavoro, senza ammortizzatori sociali, con problemi di salute, e soprattutto per coloro che fanno lavori particolarmente gravosi”. Secondo Furlan, che ha parlato a margine del Festival delle Generazioni svoltosi a Firenze, è importante il lavoro fatto sulla soglia dell’Ape sociale, ma anche “su quelli che sono i lavori particolarmente gravosi e ne abbiamo nel pubblico come nel privato”. Il segretario della Cisl ha quindi rimarcato il lavoro fatto “in favore dei giovani, sulla ricongiunzione gratuita e sull’alternanza scuola-lavoro, assolutamente indispensabile”.

Manovra
ECCO LE NUOVE MISURE PER IL 2017

Concluse le ultime limature per la manovra da 24,5 miliardi che il governo si è apprestato a varare. E, sul fil di lana, sulla sanità spunta lo sblocco del turnover con la possibilità di 7mila assunzioni di precari dovendo però lasciare sul campo 1 dei 2 miliardi promessi di aumento del Fondo, che nel 2017 si fermerà a 113 miliardi. La nuova legge di Bilancio scommette su una crescita che, finalmente, il prossimo anno dovrebbe toccare l’1% tondo.

Ma che dovrà, inevitabilmente, passare sotto la lente di Bruxelles visto il passo più lento del previsto sul fronte del risanamento dei conti. Il rapporto del deficit rispetto al Pil, infatti, oscilla tra il 2,2% e il 2,3% (in confronto al massimo di 2,4% di sforamento autorizzato dal Parlamento), ma non è escluso che l’asticella si possa fissare sul punto più alto della forchetta. Soluzione che renderebbe più agevole anche la chiusura del cerchio sulle coperture. Al momento mancherebbero infatti 3,5 miliardi, nel caso di deficit al 2,2%, mentre se si alzasse fino al 2,3% le risorse da trovare si ridurrebbero a un po’ più di un miliardo e mezzo che potrebbero arrivare da ulteriori tagli.

La manovra gioca principalmente la carta degli investimenti pubblici e privati (da ‘Industria 4.0’ ai bonus per le ristrutturazioni e la messa in sicurezza antisismica) per spingere il Pil. Strada indicata anche dalla Banca d’Italia perché, si sottolinea nel Bollettino economico Via Nazionale, un ritorno “ai ritmi di investimento osservati prima della crisi” rafforza sia la ripresa ciclica sia “la crescita potenziale di oltre mezzo punto percentuale”. Le coperture, indica sempre il Bollettino, meglio sarebbe trovarle in tagli strutturali della spesa pubblica. Proprio la spending review, peraltro, potrebbe lievitare rispetto ai 2,6 miliardi indicati dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nella tabella consegnata al Parlamento a inizio settimana. Per centrare l’obiettivo dei circa 27 miliardi necessari per finanziare tutte le misure, infatti, il target dei tagli di spesa potrebbe lievitare, anche grazie alla riduzione (un mancato aumento, non un taglio vero e proprio) delle risorse a disposizione per la sanità. La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha provato a difendere fino all’ultimo il livello del Fondo sanitario nazionale, (che doveva arrivare a 113 miliardi nel 2017).

Risorse aggiuntive, in effetti, ce ne saranno, ma ‘solo’ per 1 miliardo, con il quale fare fronte anche alla stabilizzazione di 3mila medici e 4mila infermieri (che già, comunque, sono una voce di costo per i servizi sanitari regionali). Ci fosse stata la possibilità di fare più deficit la questione certo sarebbe stata più semplice ma, come ha ricordato ancora una volta il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, per avere più spazio per investire andrebbero cambiate “le regole del fiscal compact”. Una partita complessa da non aprire certo ora, mentre si sta ancora trattando per ottenere il via libera europeo – o almeno una sospensione del giudizio fino a primavera – a usare più indebitamento di quanto già concesso (+0,4 già incorporato nel deficit programmatico al 2%). Invocando non più le clausole di flessibilità ma quelle sugli eventi eccezionali, come il sisma del 24 agosto e l’emergenza migranti, ancora tutta da risolvere.

Ecco le principali novità in arrivo con la manovra:

– VIA EQUITALIA: Il premier Renzi annuncia che Equitalia scomparirà. Secondo quanto riferito dallo stesso presidente del Consiglio sarà assorbita dall’Agenzia delle Entrate che sovraintenderà direttamente al il recupero dell’evasione. Si tratterebbe però di una norma ‘ordinamentale’, quindi incompatibile con la manovra. Potrebbe pertanto ‘viaggiare’ come collegato insieme ad una riforma fiscale più complessiva (catasto, processo tributario e semplificazioni varie). Comer previsto è stata disposta la rottamazione delle cartelle, con l’eliminazione delle sanzioni e interessi limitati al 3%. L’incasso stimato è di circa un miliardo.

– FAMIGLIA, SPUNTA BONUS 800 EURO A FUTURE MAMME: Si tratterebbe di un contributo che le coppie potrebbero ricevere prima della nascita del figlio, 800 euro per far fronte alle prime spese. A questi si aggiungerebbe un bonus per il nido.  Oltre a continuare con l’applicazione del piano contro la povertà il governo sta però studiando anche un sostegno ai nuclei che abbiano da due figli in su. Si tratterebbe di famiglie non sotto la soglia di povertà, per le quali appunto opera il Piano, ma comunque in difficoltà. Nuovi fondi in arrivo anche per la non autosufficienza.

– P.A., CONCORSO PER 10MILA. SI STUDIANO ASSUNZIONI SCUOLA: Oltre alle risorse aggiuntive per il rinnovo del contratto, nel pubblico impiego il premier ha annunciato una riapertura del turnover e quindi l’indizione di concorsi pubblici per 10mila posti tra personale sanitario e forze dell’ordine e, stando sempre a quanto riferito da Renzi, dovrebbero inoltre essere stabilizzati 3mila medici precari e 4mila infermieri. In manovra è entrato anche un pacchetto di assunzioni per il mondo della scuola, tra personale Ata e stabilizzazione di 25mila insegnanti precari. Confermato il bonus per i 18enni.

– CONFERMA ECOBONUS E SISMABONUS RAFFORZATO: Sono state confermate le attuali agevolazioni per le ristrutturazioni (al 50%) e per l’efficienza energetica (al 65%), compreso il bonus mobili introdotto lo scorso anno (sempre al 50%). Ed è stato “fortemente potenziato” il ‘sismabonus’, cioè lo sconto per i lavori di messa in sicurezza antisismica. L’agevolazione dovrebbe è passata al 65%.

– PER LE IMPRESE INCENTIVI E MENO TASSE: conferma del superammortamento al 140% e ‘iperammortamento’ al 250% per gli investimenti in innovazione, sgravi aggiuntivi per quelli in ricerca e sviluppo. Per le imprese scatterà da gennaio anche la riduzione dell’Ires dal 27,5% al 24%. Attenzione anche alle Pmi con l’introduzione dell’Iri (sempre al 24%) e una riduzione dei contributi per gli autonomi iscritti alla gestione separata Inps (al 26%) sul fronte fiscale e con il rifinanziamento del Fondo di Garanzia (per 900 milioni) e della ‘Nuova Sabatini’. Possibili nuove risorse anche per il Made in Italy.

– IN FORSE SGRAVIO ASSUNTI, RADDOPPIA SU PREMI PRODUTTIVITA’: novità in arrivo anche per i lavoratori, che potranno contare sul raddoppio dello sgravio fiscale sui premi di produttività. La cedolare secca al 10% si applicherà infatti ai premi fino a 4mila euro e per redditi fino a 80mila. Ancora non è stata presa una decisione, invece, sulla decontribuzione.

ARRIVA FLESSIBILITA’ PENSIONI: L’Ape entrerà in vigore dal 1 maggio 2017. La rata di restituzione del prestito sarà pari a circa 4,5-4,6% per ogni anno di anticipo. Potranno accedere all’Ape agevolata i disoccupati, disabili e alcune categorie di lavoratori impegnati in attività faticose (maestre, edili, e alcune categorie di infermieri) purché abbiano un redito inferiore ai 1.350 euro lordi. Per accedere bisognerà avere almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 35 se lavoratori attivi. Le risorse per l’intero pacchetto pensioni (con gli interventi anche sulle minime) ammonteranno a circa 1,5-1,6 miliardi per il 2017 (6 miliardi in tre anni).

– COPERTURE, TRA VOLUNTARY BIS E POCA SPENDING: Le coperture arriverebbero dalla spending (2,6 miliardi), una riduzione di 1 miliardo al rifinanziamento del fondo sanitario rispetto a quanto fino ad oggi programmato, poco meno di 2 miliardi dalla voluntary mentre altri 3-4 dalla rimodulazione (trimestrale) dei pagamenti Iva (insieme a reverse charge e split payment). Circa 1,5 miliardi potrebbe arrivare dalla rimodulazione dell’Ace. Tra i 60-80 milioni dovrebbero arrivare dalla base d’asta della gara per la licenza del SuperEnalotto e 1 miliardo dalle frequenze. La scelta di indicare il deficit al 2,2% aumenterebbe le risorse impiegabili di 3,5 miliardi che salirebbero ad oltre 5 con un deficit programmato al 2,3%.

Carlo Pareto

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