domenica, 11 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

I DUBBI DI BRUXELLES
Pubblicato il 19-10-2016


Pierre Moscovici e Olli Rehn

Nonostante le rassicurazioni dell’Esecutivo e del ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, la Manovra finanziaria è al vaglio dei tecnici di Bruxelles, pronti ancora una volta a dare il regolo sulle dita all’Italia.
Nell’impostazione dichiarata da Padoan la Manovra continua “il consolidamento della finanza pubblica” e “sostiene la crescita, dando risorse per le imprese ma anche per il sociale”. Sulle prospettive di crescita all’1% per il prossimo anno, intanto, ieri è arrivato il via libera dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che con un deficit al 2,3% considera l’obiettivo ottimista ma raggiungibile, anche se non mancano gli “elementi di rischio” date “le persistenti incertezze che dominano” la congiuntura interna e “internazionale”.
Tuttavia, come ogni anno, la Commissione è chiamata a valutare l’impianto della manovra e la sua coerenza con il Patto di stabilità europeo. “Stiamo ancora valutando la manovra. Dobbiamo vedere in che misura condividiamo le assunzioni dell’esecutivo”, spiegano da Bruxelles non escludendo l’invio della missiva.
La partita a scacchi con la commissione Ue si svolge su una Manovra che secondo le cifre indicate nel programma di bilancio vale 26,3 miliardi di euro. La differenza con i 27 miliardi annunciati sabato dal governo si incontra alla voce ‘pubblico impiego’: rinnovo dei contratti, assunzioni e stabilizzazione degli 80 euro per militari e polizia valgono secondo il documento intorno al miliardo di euro, invece degli 1,9 miliardi scritti nelle slide presentate nella conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri di sabato. Per le cifre definitive, però, bisognerà aspettare il testo della legge di bilancio, che secondo il calendario ufficiale il governo dovrebbe mandare in Parlamento entro domani anche se un ritardo appare ormai scontato.
Altro punto di snodo è senz’altro quello sforo dato al 2,3% del deficit, giustificato con la ‘causa’ di migranti e terremoto. Dai patti stretti il deficit doveva fermarsi al 2,2% rispetto al target dell’1,8. Anche perché “già giustificare il 2,2 per cento – spiegano da Bruxelles – è tecnicamente difficilissimo considerando la composizione del testo”. In effetti compaiono troppe ‘una tantum’, senza dimenticare una stima sui costi che l’Italia sosterrà sui migranti esageratamente superiore a quella che si ottiene applicando i criteri europei. La Commissione ha fatto sapere che esistono “delle regole da rispettare e non si può dare luce verde a qualsiasi cifra”.
In teoria Bruxelles può rispedire al mittente la manovra entro due settimane dalla sua presentazione ma finora questa fattispecie non si è mai presentata. La prassi vuole che Ue e governi nazionali trovino un’intesa su eventuali correzioni. E la partita stavolta sembra tutta giocarsi sull’Esecutivo guidato dal segretario del Pd. “Se rinunciamo a Renzi, rinunciamo sull’Europa”, teme il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker. Il confronto sulla Manovra avviene infatti a ridosso del referendum costituzionale del 4 dicembre.
Ma mentre il Presidente del Consiglio ieri aveva glissato sulle critiche e rimarcato ancora una volta la questione migranti: “Sono curioso di vedere quali rilievi farà l’Unione Europea, vuole discutere le nostre spese per l’immigrazione? Ho un’idea brillante: inizino a darci mano loro, mentre stanno prevalendo gli egoismi e non la solidarietà. Appena ci iniziano a dare una mano, le spese si abbasseranno”. Oggi il ministro Angelino Alfano alla vigilia del vertice dell’Unione Europea, ha detto che Bruxelles non ha titolo per fare richiami all’Italia sulla questione del rapporto deficit/Pil, dato che non è in grado di far rispettare gli impegni presi sulla ricollocazione dei profughi.
“L’Europa non è in grado di far mantenere ai paesi che hanno assunto impegni con noi di prendersi decine di migliaia di ‘nostri’ profughi … non riesce a fare garantire l’impegno agli altri, abbiamo sull’economia paesi come la Spagna che sono arrivati al 5% del rapporto deficit/Pil e fa un richiamo a noi?”, ha detto il responsabile del Viminale.
In Europa nel frattempo si pensa a poter trattare ancora una volta la questione, il controllo dei bilanci, sarà guidato dall’eurosocialista francese Pierre Moscovici che ha espresso il suo favore alla Riforma Costituzionale.
“La Manovra è stata appena consegnata ai nostri uffici, dobbiamo esaminarla nella forma e nel contenuto. Non siamo la Commissione delle punizioni e delle sanzioni ma sui conti dell’Italia l’esame sarà esigente”, ha detto ieri il commissario europeo per gli Affari monetari Pierre Moscovici, sottolineando che per il rapporto deficit/Pil nella legge di bilancio 2017 “eravamo partiti da 1,8%”, e il 2,3% “ho detto subito che non era la cifra che avevo in mente. Ne prendo atto e mi preparo alla discussione con Roma”, dice Moscovici. Uno scarto pari allo 0,5%, sottolinea, “sono circa 10 miliardi di euro. E faccio notare che Roma ha già goduto l’anno scorso di una flessibilità pari a 19 miliardi”.
Probabilmente quindi si dovrà arrivare ad un accordo di massima che venga a metà strada tra Moscovici e Padoan, con Renzi che spinge però per poter approvare la Legge di Stabilità entro fine 2017. La Manovra contestata è sempre più, assieme al referendum costituzionale, la cifra decisiva per il governo Renzi nei prossimi tre mesi.

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