domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Massimo Colomban,
un veneto a Roma
Pubblicato il 14-10-2016


colomban«Sono sempre stato dalla parte degli innovatori. Pure di Renzi, anche se da lui sto aspettando alcune cose che aveva promesso». Un po’ renziano, parecchio leghista («Sono da sempre un indipendentista veneto, sogno uno Stato federale tipo Svizzera»), molto grillino versione Gianroberto Casaleggio («Si è schierato al fianco dei più deboli contro i poteri forti»). Massimo Colomban, classe 1949, veneto di Santa Lucia di Piave, è un imprenditore di successo con sulle spalle un compito titanico: risanare e rilanciare la giungla delle malandate e boccheggianti aziende municipalizzate e partecipate romane.
Ha girato il mondo. Dal nulla è diventato ricco con il proprio lavoro di imprenditore del settore costruzioni ed alberghiero. Da una manciata di giorni è assessore alle Partecipate nella giunta cinquestelle di Virginia Raggi a Roma. La sindaca della capitale gli ha consegnato questa “patata bollente” dopo le dimissioni quasi immediate di Marcello Minenna, nominato assessore al Bilancio e alle Partecipate in seguito alla vittoria trionfale della Raggi nelle elezioni comunali dello scorso giugno.
Per ora l’industriale trevigiano sta studiando i molteplici e scabrosi dossier. Entro novembre dovrebbe prendere le prime decisioni. In primo piano c’è il dissesto dell’Atac (l’azienda di trasporto pubblico) e dell’Ama (l’azienda della nettezza urbana).
Due problemi enormi, Atac e Ama sono i grandi malati della metropoli capitolina: i servizi sono nel caos. Ormai prendere l’autobus per i romani e per i turisti è diventata una scommessa: molte volte le corse accumulano ritardi paurosi di un’ora oppure addirittura saltano per la carenza delle vetture e per i guasti dilaganti (alcune volte sono circolati appena 1.100 mezzi al giorno sui 2.500 previsti; circa il 40% dei passeggeri non paga il biglietto).
Un altro calvario per i romani è lo smaltimento dei rifiuti. Le immondizie di ogni tipo, dopo una tregua estiva, sono tornate ad inondare i cassonetti e le strade emettendo odori nauseanti. Gli sprechi sono enormi. Roma non riesce a smaltire i propri rifiuti e li spedisce in altre dieci regioni italiane fuori del Lazio e in tre paesi europei con costi economici, energetici e d’inquinamento stratosferici.
Cosa farà l’imprenditore trevigiano che ha mietuto successi in quattro continenti? Azzererà le società partecipate come ha scritto un giornale? Colomban ha smentito in una conferenza stampa tenuta ai primi di ottobre: «Assolutamente no». È stato categorico: «Nulla di vero, è totale disinformazione». Ha scartato cure da cavallo, come i licenziamenti: «Non ho mai licenziato nessuno nella mia vita. Non ho intenzione di iniziarlo a fare ora». Ha tenuto le sue carte coperte. Però, alla fine, qualcosa ha detto: «C’è da efficientare società che non sono efficienti e che non producono profitto ma debito». Ed ha dato anche un dettaglio: è possibile una partnership con i privati «se può servire a migliorare il servizio».
Roma somma contrastanti e insopportabili primati negativi: ha le più alte tasse comunali e regionali d’Italia e i peggiori servizi pubblici. Per ora Colomban, l’uomo venuto dall’industrioso Nord-Est, si è preso del tempo, sta esaminando i problemi anche perché non conosce la capitale. Appena diffusasi la notizia del mandato da assessore ha confessato: «Non so quante sono le metro a Roma» e «non conosco il bus 64», cioè uno dei mezzi più importanti che collega San Pietro alla Stazione Termini attraversando il centro.
Comunque tempo fa, quando ancora era impensabile l’avventura di assessore in Campidoglio con la Raggi, parlava con più scioltezza: «Penso che le grandi aziende romane vadano razionalizzate». Precisava: «A Roma alcuni servizi vanno privatizzati anche totalmente». Il pragmatico imprenditore trevigiano metteva al primo punto la necessità di far quadrare i conti: «La ricetta è sempre la stessa a tutti i livelli: tagliare i costi e aumentare il fatturato».
Davanti a Colomban si presenta un sentiero stretto e scivoloso da percorrere. Il M5S, in particolare quello di Roma, difende a spada tratta la proprietà pubblica dei servizi, i diritti della comunità, il dialogo con i sindacati. La sindaca della capitale ha lodato Colomban: «Ha risanato decine di aziende e risollevato imprese e lavoratori da situazioni complesse». Tuttavia la Raggi ha messo precisi paletti al suo lavoro di risanamento: «A Roma verrà a mettere ordine nella giungla delle società partecipate, condividendo idee e principi della nostra giunta». Traduzione: l’imprenditore-risanatore del Nord-Est non potrà adottare misure liberiste sfaldando la proprietà pubblica delle partecipate perché dovrà condividere “idee e principi della nostra giunta”.
È una prova molto complicata per Colomban: una vittoria o una sconfitta non peseranno solo su di lui, su Roma e su Virginia Raggi, ma anche sulla capacità o meno del M5S di governare a livello nazionale.

Rodolfo Ruocco

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