giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Match Tv: Trump perde, ma è come se avesse vinto
Pubblicato il 10-10-2016


Un’ora e mezza di attacchi personali, feroci e poco o niente di politica. “Ha il cuore pieno di odio” ha detto a un certo punto Donald Trump di Hillary Clinton. Il secondo dibattito – in diretta tv ieri sera (ieri notte per l’Italia) per la corsa alle presidenziali – si è risolto in una vittoria con qualche dubbio per la candidata democratica. Secondo un sondaggio della CNN al termine del match televisivo, Hillary, ha vinto nettamente con il 57% delle preferenze contro 34. Le impressioni dei commentatori sono però più caute. Si è capito che la partita, purtroppo, non è chiusa e Trump è ancora in corsa. Si è visto cadere ancora più in basso il livello del dibattito e si è capito che mentre il tycoon finto-miliardario riesce a galvanizzare il suo elettorato e portarlo alle urne, Hillary non scalda i cuori e dunque i sondaggi per lei potrebbero non trasformarsi in americani che vanno a votarla.

Donald

Donald

La Clinton poteva e doveva vincere questo secondo round in maniera più netta mettendo definitivamente fuori gioco Trump dopo che tutta la settimana precedente era stata caratterizzata dal nuovo scandalo sul machismo del candidato repubblicano e sulla marea di esponenti del suo partito che avevano deciso di non sostenerlo più.

Trump ha cominciato ad attaccare a testa bassa, rinunciando al taglio moderato del primo incontro, già prima del dibattito con una conferenza stampa in cui ha portato tre donne che sostengono di essere state stuprate da Bill Clinton e una quarta che ha accusato la moglie-avvocato, Hillary, di aver difeso solo il marito e non le vittime. Poi per difendersi dal video del Washington Post (il più visto nella storia dei quotidiani online) che risale a un episodio del 2005, che lo dipinge come un truce maschilista, spiega che le sue erano solo parole, chiacchiere da spogliatoio, che gli dispiace di averle pronunciate, ma che sono meno gravi delle aggressioni sessuali del marito Bill alle donne. Hillary cerca di evitare lo scontro e citando la sua amica Michelle Obama, risponde “quando gli altri volano basso, noi voliamo alto”.

Dopo venti minuti di scambi polemici sul machismo di Trump e sull’integrità morale di Bill Clinton, si apre un’altra partita difficile per Hillary, quella delle mail di lavoro quando era Segretario di Stato, finite sul suo blackberry personale con possibili rischi per la sicurezza nazionale. “Ho sbagliato, mi sono scusata, non lo rifarei”, si difende la Clinton, ma l’avversario insiste: “Stai mentendo di nuovo (…) dovresti vergognarti”. E a questo punto promette, a uso e consumo dei suoi fan: “Se fossi presidente nominerei un procuratore speciale per indagare l’uso del server privato (…) e tu saresti in galera”.

La replica di Hillary è sulla tasse federali non pagate da Trump per oltre dieci anni utilizzando degli stratagemmi fiscali. “Certo che l’ho fatto. E così fanno gran parte dei tuoi donatori”. Insomma è un ‘così fan tutti’, non una colpa, ma un comportamento giusto rispettando le regole più favorevoli.

L’ultima parte del dibattito alla fine arriva a sorvolare sui temi seri della campagna elettorale. Qui è l’ex Segretario di Stato ad avere sicuramente la meglio, a uscire dalla difensiva per mostrarsi sicura nel maneggiare questioni delicate soprattutto di politica estera.

Cominciato malissimo, anche sul piano formale, la stretta di mano arriva alla fine con un riconoscimento reciproco all’avversario: La Clinton esprime un giudizio positivo sui figli di Trump “devoti e capaci”, e questi riconosce all’ex first lady di essere una che “non molla mai, una combattente”.

In attesa del terzo ed ultimo round che si terrà il 19 ottobre, e del voto vero, questa campagna elettorale sta però dimostrando quanto logoro sia ormai l’intero sistema del confronto tra gli sfidanti, quanto il mezzo televisivo, il web, l’immagine, il colpo ad effetto, lo scandalo vero o presunto, distolga l’opinione pubblica dai temi che dovrebbero essere al centro del dibattito e che invece vengono oscurati da un frastuono mediatico quasi sempre inutile e senza sostanza.

Proprio le colonne portanti dell’informazione moderna, la Tv e il web, che dovrebbero allargare le basi della democrazia, sembrano invece in grado di svuotarla dal suo interno e logorarla mortalmente.

Gli americani sanno tutto, o credono di saperlo, sui vizi e i difetti dei due concorrenti, ma non sanno ancora quali risposte intendono dare alla crisi globale dell’economia, alla crisi di leadership della prima superpotenza mondiale, alle tante sfide del futuro. Alla fine, per esempio, non si riesce a capire davvero quali siano stati e quali saranno i rapporti del tycoon repubblicano con la Russia di Putin oppure se davvero costruirà un muro al confine col Messico e rimpatrierà cinque milioni di immigrati illegali. Ma neppure quali siano le responsabilità della Clinton in una politica mediorientale che si è rivelata quantomeno inefficace e quali siano i suoi rapporti con l’establishment economico-finanziario che determina i destini del mondo intero.

La ‘discesa’ in campo di Donald Trump, forse solo un finto miliardario perché carico di debiti, ricorda da vicino, anche nel machismo ostentato, l’esperienza di Silvio Berlusconi in Italia. Si dice che in realtà il tycoon non punti a vincere, ma a sfruttare l’enorme notorietà conquistata nella corsa elettorale per sfruttarla subito dopo nella fondazione di una sua catena televisiva. Berlusconi ‘sceso’ in politica per difendere le sue tv, Trump per costruirsene una tutta sua.

Gossip a parte, lo scontro dimostra ancora una volta il peso dei soldi nelle campagna elettorali, un peso che lascia sempre meno spazio ai cittadini comuni e stravolge il sistema democratico.

Comunque il rischio che gli Stati Uniti siano guidati da Donald Trump è tutt’ora concreto e il

dibattito tv con il livello più basso della storia per contenuti, ha sancito la capacità di Trump di trasformare anche dei severi handicap in vantaggi per lui, parlando alla pancia dell’America profonda. Molto dipenderà da quanti americani andranno alle urne perché quelli che si identificano nel candidato repubblicano lo faranno di sicuro mentre, finora, non altrettanto può dirsi di quell’elettorato moderato e progressista che dovrebbe votare per Hillary Clinton e che oggi appare ‘naturalmente’ distante dai toni e dagli argomenti di questa bruttissima campagna elettorale.

Carlo Correr

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