venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

ANNO RECORD
Pubblicato il 24-10-2016


migranti-sbarchiLa questione migranti non si risolve e non si è risolta da sola. L’impennata degli sbarchi di migranti degli ultimi giorni fa diventare il 2016 l’anno record, finora, per numero di arrivi: con 153.450 si registra infatti il 10 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e si supera di 1.300 persone il totale segnato nel 2014, che alla fine, con 170mila sbarcati, diventò l’anno con il maggior numero di arrivi. E i numeri sono ancora più imponenti se si contano i 4.300 migranti sbarcati oggi sulle coste siciliane e calabre. Di questi 1099 sono arrivati a Palermo insieme con 17 salme a bordo della nave norvegese Siem Pilot: i morti, compresi tre bambini, sarebbero stati vittime di pestaggi da parte dei miliziani libici.

Tanto che la procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e sta ascoltando sia il comandante della nave norvegese sia l’ufficiale di collegamento. A coordinare le indagini il pool diretto dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia. La Procura ha già affidato l’incarico a cinque medici legali che dovranno eseguire nelle prossime ore l’autopsia sui cadaveri dei migranti arrivati al porto. “I bambini massacrati dimostrano che abbiamo perso la ragione. Servono occhi sapienti per vedere questo esodo”, dice, durante le operazioni, l’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice.

Nel canale di Sicilia in attesa di altri salvataggi restano la nave Dattilo che ha già a bordo 434 migranti, la nave Iuventa con 278 migranti a bordo, la nave Rio Segura con 117 persone raccolte davanti le coste libiche. La nave Siem Pilot era inizialmente diretta a Cagliari ma è stata dirottata a Palermo a causa dell’emergenza accoglienza in Sardegna dopo l’ultimo sbarco di 1258 persone avvenuto il 6 ottobre. Ad assistere i migranti la task force coordinata dalla prefettura e formata, oltre che dalle forze dell’ordine, da personale dell’Azienda sanitaria provinciale, del 118, dai volontari della della Caritas e della Croce Rossa, e dai tecnici del Comune.

Ma le traversate non sono solo fuga dalla disperazione, c’è anche chi lucra sui viaggi della speranza: a Catania la polizia ha eseguito un’ordinanza cautelare nei confronti di 15 nigeriani accusati di avere gestito una tratta di giovanissime loro connazionali che avrebbero “reclutato, introdotto, trasportato e ospitato” in Italia per “costringerle ad esercitare la prostituzione”. Sono indagati, a vario titolo, di associazione per delinquere, tratta di persone con l’aggravante della transnazionalità e di induzione e sfruttamento della prostituzione. Indagini della squadra mobile hanno evidenziato l’esistenza di più organizzazioni criminali – con basi in Nigeria, Libia, Catania, Campania ed in altre città del Nord Italia – che secondo l’accusa reclutavano in Nigeria giovani donne che, dopo essere state sottoposte a rito “voodoo” ed avere contratto un debito, venivano trasferite dapprima in Libia, quindi condotte a bordo di imbarcazioni in Italia.

E mentre in Italia prosegue il ‘salvataggio’, altrove si preparano gli sgomberi. In Francia è infatti in corso dall’alba lo sgombero della ‘Giungla’ di Calais. Alle 6:15 circa sono giunti i primi autobus nell’insediamento nel nord della Francia dove vivono da 18 mesi fra i 6.400 e gli 8.300 migranti. “Tutto si sta svolgendo normalmente, in modo organizzato e metodico”, ha detto il prefetto del Nord-Pas-de-Calais, Fabienne Buccio, intervistata da BFM-TV. Per ora, ha aggiunto la Buccio, sono partiti “17 pullman con 711 migranti a bordo. Altri tre bus stanno per partire”.

Mentre da parte della Chiesa arriva un appello perché le operazioni di sgombero in atto in queste ore a Calais si svolgano con “un surplus di dignità e rispetto, soprattutto nei riguardi dei minori, delle donne sole e delle persone che si trovano in condizioni di salute precarie”. Lo ha lanciato il vescovo di Arras, monsignor Jean-Paul Jaeger, sul cui territorio si trova la “giungla” di Calais dove alle 6 di questa mattina sono iniziate le operazioni di smantellamento del campo profughi. Il piano del governo è ricollocare un numero di circa 7.500 immigrati nei 287 centri di accoglienza e orientamento (Cao) che sono stati organizzati su tutto il territorio francese. La Corsica e l’Ile-de-France non sono state coinvolte nel piano di ricollocazione. Oggi partono 60 bus, 45 martedì, 40 mercoledì e altrettanti per tutta la settimana. Un piano logistico colossale presidiato da un contingente di 1.250 agenti di polizia e gendarmi. Tra la bidonville e il punto di partenza dei bus, è stato costruito un hangar di 3mila metri quadrati dove è stato allestito il centro di smistamento. “Anche se questo luogo ha rappresentato per molti un raggio di speranza- ha detto il vescovo- l’insalubrità dei luoghi e le condizioni precarie di sussistenza lo condannano a sparire”. Il tempo dello smantellamento – ha chiesto il vescovo Jaeger – deve diventare un tempo per “costruire o ricostruire in termini di rispetto della dignità umana di questi uomini e queste donne, feriti che hanno lasciato il loro paese e le loro famiglie in circostanze spesso atroci e dolorose. Queste stesse persone sono state spesso sfruttate da reti che dovevano condurle a un’ipotetica terra promessa e sono state invece portate a Calais nelle condizioni che conosciamo”. Secondo il quotidiano Le Figaro 1.250 poliziotti sono stati mobilitati per garantire la sicurezza durante l’evacuazione, che secondo le previsioni dovrebbe durare una settimana. I residenti dei comuni che dovranno accoglierli – Allex, Saint-Denis-de Cabanne, San Brevin – hanno protestato in tutto il Paese contro il loro arrivo, ma non tutti vogliono rimanere in Francia.

L’altro punto di arrivo degli sbarchi, la Grecia è invece alle prese, in queste ore, con una rivolta dei profughi. Decine di migranti hanno incendiato una struttura che ospita l’ufficio Ue per la gestione delle domande di asilo nel campo profughi di Moria, sull’isola di Lesbo, per protesta contro le condizioni di vita e l’incertezza sulle loro domande. “Circa 70 migranti di nazionalità pakistana e bengalese hanno attaccato alcune strutture che ospitano i servizi per l’asilo con pietre e coperte a cui avevano dato fuoco, per protesta contro il ritardo dell’esame delle loro domande d’asilo”, ha dichiarato un portavoce della polizia. Successivamente la Polizia ha assicurato che in seguito la situazione è tornata alla calma, mentre 22 persone sono state arrestate.

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