mercoledì, 7 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

FUORI DAI PATTI
Pubblicato il 07-10-2016


European Commissioner for Economic and Financial Affairs, Taxation and Customs Pierre Moscovici (L) and Italian Finance Minister Pier Carlo Padoan talk at the start of an EU finance ministers council in Brussels, Belgium, 10 November 2015. ANSA/OLIVIER HOSLET

Pierre Moscovici e Pier Carlo Padoan.  ANSA/OLIVIER HOSLET

Dopo mesi di battibecchi alla fine Roma batte Bruxelles sulla flessibilità. L’Italia aveva chiesto di avere complessivamente margini di spesa aggiuntivi pari al 4% del Pil e sforare dunque i patti di stabilità. Pierre Moscovici, il commissario europeo agli Affari Economici, alla fine ha aperto all’Italia spiegando che Bruxelles valuterà la flessibilità per le “spese per la crisi dei rifugiati, o un terremoto, o per un paese che soffre attacchi terroristici. Si tratta di flessibilità precise, limitate e chiaramente spiegate”. Lo dice Moscovici in un’intervista a Bloomberg, a margine dei lavori del Fmi, facendo riferimento alle sfide di bilancio e quelle del sistema bancario e aggiunge: “Ho fiducia che l’Italia, come sempre, se la caverà e risolverà i suoi problemi con il nostro aiuto”.
Tutto questo arriva dopo i toni da falco del presidente Jean Claude Juncker che aveva invitato il premier Matteo Renzi a smettere di chiedere flessibilità perché “nel Patto di stabilità, che non deve essere un patto di flessibilità, abbiamo già introdotto molti elementi di flessibilità combattendo contro chi sapete” e senza i quali elementi “l’Italia quest’anno avrebbe potuto spendere 19 miliardi di meno”; oggi sono arrivate le carezze del commissario francese che parlando a Bloomberg Tv ha anche fatto riferimento alle sfide sul fronte bancario.
Le parole del Commissario lasciano così intravedere la possibilità di un compromesso in Europa sugli spazi di bilancio che Roma si appresta a chiedere nel Draft budgetary plan, il documento programmatico utilizzato da Bruxelles per esprimere il suo giudizio sulla manovra. Considerando le varie posizioni
all’interno della Commissione, l’apertura non potrà probabilmente essere assoluta, ma l’Italia potrebbe godere di qualche decimale in più rispetto al 2,0% di deficit inserito nelle tabelle della Nota di aggiornamento al Def.
Nella relazione di accompagnamento alla Nota, l’esecutivo ha già chiesto al Parlamento di poter alzare l’asticella dell’indebitamento “fino al 2,4%”, proprio per far fronte alle spese eccezionali di terremoto e migranti, e non a caso le indiscrezioni parlamentari suggeriscono un possibile rialzo al 2,2% nel documento programmatico atteso a Bruxelles per il 17 ottobre. Indicazioni in tal senso potrebbero probabilmente arrivare anche nell’audizione di Padoan fissata per martedì sera, propedeutica al voto in Aula slittato proprio a mercoledì. L’aumento del deficit, non escluso nemmeno dal viceministro all’Economia, Enrico Morando, potrebbe del resto convincere anche l’Ufficio parlamentare di Bilancio, che finora – facendo insorgere le opposizioni e sollevando la polemica politica anche all’interno del Pd – non ha validato i numeri della Nota, giudicati sostanzialmente incoerenti. A sollevare i dubbi, come spiegato dall’Autorità indipendente nell’audizione di inizio settimana, è il Pil fissato all’1% nel 2017, troppo alto rispetto alla spinta che deriverebbe dalle misure della manovra illustrate finora.
Ma l’apertura dell’Unione europea è più politica che tecnica, ed è destinata ad influenzare negoziati tra il governo e la Commissione in vista della presentazione del progetto di bilancio il 15 ottobre. In Italia “c’è una minaccia populista” ed “è per questo che sosteniamo gli sforzi di Renzi affinché sia un partner forte all’interno dell’Unione Europea”, ha detto ieri il commissario agli Affari economici, confermando la determinazione dell’esecutivo comunitario di arrivare ad un compromesso con il governo che tenga conto della scadenza del 4 dicembre sul referendum sulla riforma costituzionale. Il giudizio sui conti pubblici arriverà in novembre e c’è il rischio concreto di una procedura per deficit eccessivo perché, con i numeri contenuti nella nota di aggiornamento del Def, l’Italia viola la regola del debito e non mantiene gli impegni assunti in maggio sull’aggiustamento strutturale da realizzare nel 2017.
Forse da Bruxelles hanno paura delle tensioni pre e post referendum costituzionale, fatto sta che in Italia l’opposizione di Renzi se n’è accorta e ha iniziato subito a protestare: dalla Lega al Movimento 5 stelle.
“Avanti un altro! Prima la Jp Morgan, poi la Goldman Sachs, poi l’ambasciatore USA e poi Marchionne, la Salini-Impregilo, persino Briatore, tutti con Renzi!”. Così il deputato e componente del direttorio M5S, Alessandro Di Battista commenta le dichiarazioni di ieri di Pierre Moscovici: “uno di quelli che conosciamo poco ma che ci gestiscono la vita” sottolinea il deputato.
“Se ci fate caso – continua Di Battista – le argomentazioni sono sempre più deboli e non vanno mai a toccare i punti della riforma” e “adesso è tornata di moda la ‘minaccia populista’. Oggi non c’è cosa più populista al mondo che dare del populista a chi non la pensa come te” afferma Di Battista che aggiunge: “Chi comanda in Europa? Le banche, chi detiene di fatto la proprietà della moneta è ovvio. E costoro tifano Renzi. Questo è un fatto!”. Moscovici, conclude, è stato “indicato da Hollande a Junker per il delicatissimo ruolo che ricopre. Ormai la parola eletto sta diventando dovunque fuori moda”.
Sulla stessa linea anche Massimiliano Fedriga, capogruppo della Lega Nord alla Camera: “Ringraziamo Moscovici per le sue dichiarazioni: sono la dimostrazione che chi governa l’Italia lo sceglie Merkel e la partitocrazia europea. È folle e inaccettabile che un commissario europei affermi che la flessibilità si darà solo ai governi amici per evitare che elezioni democratiche scelgano rappresentati delle istituzioni a loro non graditi”. “Insomma – conclude Fedriga – malgrado i teatrini dell’assurdo che Renzi fa contro l’Ue, abbiamo l’ennesima prova che il premier italiano è solo un burattino nelle mani di Merkel sulla testa e a spese del popolo”.
Ad ogni modo il cambio di rotta rappresenta apre al governo Renzi uno spazio di manovra in vista della presentazione definitiva del Def davanti alla Commissione europea.
“L’apertura arrivata ieri dal commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, alla flessibilità sul deficit di bilancio per le spese riguardanti il terremoto e l’immigrazione, rispecchia la posizione da sempre sostenuta dall’Italia”, ha detto stamane il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
Intanto arrivano anche buone notizie per le Banche. La Commissione europea ha autorizzato l’Italia a prorogare il termine per la vendita delle quattro banche salvate, il nostro Paese aveva chiesto di prorogare il termine del 30 settembre riguardante la cessione di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti, come spiegato la scorsa settimana da un portavoce della Commissione.

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