lunedì, 20 novembre 2017
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Patti chiari e amicizia lunga
Pubblicato il 24-10-2016


Un’accoglienza sicuramente calorosa, attestati personali di stima certamente ben oltre il minimo sindacale riservato ai leader italiani in cerca di una “photo opportunity” e poi questa considerazione finale anch’essa inconsueta: “patti chiari e amicizia lunga”.
Perché tutto questo? Che a Obama Renzi piaccia, per come è (o appare) è abbastanza ovvio: giovane, dinamico, rottamatore il giusto e nelle giuste direzioni. Ma cosa si aspetta da lui e dal nostro paese? E a un punto tale da richiamarci, non troppo velatamente, al rispetto degli impegni presi?
Per capirci qualcosa occorre ripartire dal principio. E cioè dallo stesso Obama. Un grande presidente per il suo paese ( anche se un po’ meno per l’Europa…). Anche perché, a circa settan’anni data, ha capito che l’America, si trovava, come nel secondo dopoguerra, nella necessità di ricostruire un sistema di alleanze che garantisse la sua egemonia a livello mondiale, così da evitarle di ricadere nell’alternarsi rovinoso di isolazionismo spinto e di interventismo oltre misura. E Obama ha capito ancora (anche se, purtroppo non sembra averlo spiegato sino in fondo agli americani e a Hillary) che questa egemonia non poteva più essere costruita sulla forza militare (vedi esito totalmente disastroso delle guerre asimmetriche e dell’interventismo democratico). E nemmeno sulle coalizioni politico-ideologiche, di cui non esistono più le basi.
Rimaneva allora aperta la sola strada della ricostruzione di un sistema di alleanze forse meno ampie e meno globali nei loro propositi ma più coese: basate su di una serie di legami e di solidarietà di tipo politico e soprattutto economico.
Questo, dunque, il disegno di Obama. Un disegno segnato, nell’arco degli otto anni della sua presidenza, da un certo numero di successi ma anche da crescenti difficoltà.
Successo la rivoluzione dei ceti medi in America latina: almeno nella misura in cui sta determinando la demolizione ( apparentemente in nome della lotta alla corruzione, in realtà in nome della ostilità nei confronti dei governi “redistributivi”) delle esperienze socialdemocratico-populiste..
Successo, almeno parziale, il consolidamento, in Asia, di India e Giappone su di una linea di assertività nazionale coerente con la centralità dei rapporti con gli Stati uniti. Così come, in Africa, il contenimento di crisi potenzialmente pericolose.
Per altro verso, però, le cose non stanno andando per il verso giusto, nè in Medio oriente nè, soprattutto, in Europa. E non perché sia aumentato il numero e l’aggressività dei nemici ( almeno questo pensa Obama; perché quello che pensa Hillary non è ancora dato di capire…). Ma piuttosto perché gli alleati stanno, chi più chi meno, non rispettando i ruoli loro assegnati dall’Amministrazione. Siamo, insomma, in pieno, in una situazione in cui vale il proverbio”dagli amici mi guardi Iddio che dai nemici mi guardo io”.
In Medio oriente c’è da aspettarsi di tutto. In Egitto è in corso una campagna di stampa forsennata contro gli Stati uniti ritenuti complici dell’opposizione liberale e, soprattutto, islamista mentre il regime si rivolge alla Francia per i suoi acquisti di aerei militari. L’Arabia saudita utilizza le armi Usa non per combattere l’Isis ma per scatenare una guerra sanguinosa, inutile e perdente contro tribù yemenite filoiraniane con i relativi massacri di civili innocenti. Della Turchia è meglio non parlare mentre lo stesso Israele (dal suo punto di vista, giustamente), principale beneficiario dell’aiuto americano, sviluppa una sua politica nell’area del tutto indipendente e potenzialmente contrastante, rispetto agli interessi strategici americani.
In Europa, poi, peggio che andar di notte. E non tanto perché non si sta affatto integrando; oggi come oggi, Washington non è per niente interessata alla nascita di una Europa, certo amica, ma politicamente ed economicamente indipendente( preferendo di gran lunga un’Europa degli stati di per se più ricettiva rispetto alle esigenze e alle pressioni americane). Ma perché l’Europa attuale, quella ad egemonia tedesca, piace pochissimo agli Stati uniti.. Per la sua politica economica deflazionistica e nemica della crescita. Per le sue regole e i suoi controlli. Per il suo modello economico-sociale, in difesa del quale non solo la Francia ma anche e soprattutto la Germania stanno alzando un muro contro il Ttip. Per il suo atteggiamento nei confronti dei migranti e, già che ci siamo, per la sua crescente ossessione anti islamica che gli Stati uniti non capiscono e non condividono. E, infine, per la sua apertura economica verso la Russia e il continente asiatico, in netto e radicale contrasto con il disegno egemonico americano.
E, dunque, già sotto Obama (figuriamoci poi sotto la Clinton), la politica europea degli Stati uniti ha come suo nucleo centrale il contrasto all’egemonia di Berlino.
Un contrasto, però, che ha assoluto bisogno di una sponda europea. C’era la Gran bretagna, secondo il vecchio Generale francese, “cavallo di Troia”dell’imperialismo anglosassone; ma, con il Brexit, il cavallo non è più utilizzabile. Della Francia, meglio non parlare, il blocco dell’est troppo debole e troppo impresentabile. Rimane allora l’Italia o più esattamente il suo nuovo leader; la faccia giusta e soprattutto le opinioni giuste. A favore dei privati e degli investitori esteri; ad un punto tale da schierarsi, e oggi, a favore del Ttip. Contrario all’austerità al punto di sfidarne i guardiani. Aperto sui migranti e senza isterismi sulla questione islamica. E, per giunta, amico di Israele; al punto di rinnegare ( giustamente) l’atteggiamento del nostro rappresentante all’Unesco sulla questione di Gerusalemme ( ed anche, meno giustamente, di rinviare alle calende greche la questione del riconoscimento dello stato palestinese). Un vero amico dunque. E, in molti casi, per giuste ragioni.
Ma anche un adeguato punto di riferimento? Al futuro prossimo l’ardua sentenza…

Alberto Benzoni

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi Spagna UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento