martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Padellaro, quando l’educazione fascista venne riciclata in Italia
Pubblicato il 13-10-2016


saggi_ginnici_4Il siciliano Nazareno Padellaro pedagogista al servizio del fascismo, nell’Italia del dopoguerra sarà chiamato dal democristiano ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella a ricostruire ex novo il Comitato centrale per l’Educazione popolare. Non sono stati pochi in Italia gli uomini riciclati come Padellaro, che hanno incistato la storia dei primi decenni della Repubblica.
È stato giustamente rilevato che quando si parla di creare un Museo del fascismo a Predappio, comune a cui appartiene il villaggio di Dovia, dove il 29 luglio del 1883 nacque Benito Mussolini, si dimentica spesso di sottolineare che il fascismo ha umiliato e offeso tanti italiani. Ha perseguitato, ucciso e distrutto e perciò non può essere trasformato in un “presepe”. L’Italia postfascista nel giro di pochi anni ha saputo sollevarsi dalle macerie materiali e morali prodotte dalla dittatura e poi dalla guerra; eppure, come il fascismo, non è uscita indenne dalla colpa di avere umiliato e offeso gli italiani. Significativa risulta in questo senso la figura del pedagogista siciliano Nazareno Padellaro (1892-1980), devotissimo di Mussolini, collaboratore del ministro dell’Educazione nazionale Giuseppe Bottai e funzionario assai influente durante il Ventennio.
Antisemita, autore di tante pagine scritte con un registro elevato alternate a pagine di propaganda, tipiche della mistica fascista, e del Libro della terza classe elementare (qui agli alunni veniva insegnato che “il vero paradiso è ove si fa la volontà di Dio, che viene sentita anche attraverso la volontà dello Stato”), Padellaro concepiva il mondo diviso in due blocchi contrapposti: da un lato l’Italia latina e cristiana, dall’altro la Russia distante fin dall’antichità dal cristianesimo e dalla cultura occidentale. In maniera coerente con questa sua visione del mondo, Padellaro, ex insegnante elementare, poi Provveditore agli Studi nella città di Potenza e in seguito di Roma, infine pedagogista di riferimento del regime, vedeva Hitler come il baluardo contro le due minacce del Novecento: gli ebrei e i comunisti. Qualche mese dopo la costituzione della Commissione per la Bonifica libraria, nata per adeguare la letteratura, l’arte e la cultura del popolo e dei giovani alle necessità dell’etica fascista, nel novembre del 1938, in un Convegno sulla letteratura infantile e giovanile tenutosi a Bologna, Padellaro lanciava un dura accusa alla letteratura straniera. Le opere straniere, diceva Padellaro, “contribuiscono a mortificare le esigenze nascenti e fondamentali dello spirito, disorientano, talvolta irreparabilmente, sovrapponendo fantasmi e sentimenti che si agglutinano in abiti mentali di altre razze e cadono così profondamente nella coscienza da non essere più estirpabili”. Più in particolare, autori dannosi sarebbero Lewis Carrol, con il suo libro Alice nel paese delle meraviglie, dominato da “un mondo in cui gli oggetti più ancora delle persone sono sotto l’azione del cloroformio”; Rudyard Kipling, “creatore di un imperialismo panteista”; James Fenimore Cooper, con la sua “corriva apologia di puritano”; Louisa May Alcott che “fa della promiscuità dei sessi un canone educativo”; Jack London, Karin Michaelis, “nei cui libri l’obbedienza non esiste”, e Pamela Travers, creatrice di Mary Poppins che “strania i figli dai genitori per creare una sottomissione cieca alla governante”. Come tanti altri intellettuali militanti e intellettuali funzionari organici al regime, nel dopoguerra Padellaro sarà “epurato”, ma nel novembre del 1949, in piena “Guerra fredda”, l’uomo che al Convegno bolognese sopra citato aveva affermato “meglio i libri mediocri di scrittori italiani, che i libri famosi di scrittori famosi ma stranieri”, sarà chiamato dal democristiano ministro della Pubblica Istruzione Guido Gonella per ricostruire su nuove basi e con funzioni autonome il Comitato centrale per l’Educazione Popolare, dove avrà un dominio incontrastato fino al maggio del 1957. Non sono stati pochi in Italia gli uomini “riciclati” come Nazareno Padellaro, che hanno incistato la storia dei primi decenni della Repubblica, contribuendo a rendere fragile sul nascere la nostra democrazia.

Lorenzo Catania

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