venerdì, 2 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

LA REPLICA
Pubblicato il 04-10-2016


Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 18-09-2015 Roma Politica Palazzo Chigi. Conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri Nella foto Pier Carlo Padoan Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 18-09-2015 Rome (Italy) Politic Palazzo Chigi. Press conference after the Council of Ministers In the pic Pier Carlo Padoan

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Padoan replica a Bankitalia e a chi ha espresso dubbi sulla possibilità di crescita del Pil nei termini indicati dal governo che ha parlato di un tasso dell’1% nel 2017. Un obiettivo scritto nero su bianco nel Documento di economia e finanza del Governo. La crescita del Pil dell’1% nel 2017, ha spiegato il ministro in un’audizione in Parlamento sul Def, è “un obiettivo ottimistico secondo alcuni, ambizioso secondo altri, anche se realizzabile. Anche noi consideriamo che questo obiettivo sia ambizioso perché abbiamo il dovere di esserlo” ha spiegato il ministro in Parlamento. “Questa ambizione è sostenuta da una manovra che dà una spinta alla crescita” ha sottolineato, rispondendo alle critiche sollevate ieri dal vicedirettore di Banca d’Italia Signorini e dall’Ufficio parlamentare del bilancio. Ha poi precisato che “la manovra è costruita con la cura spesso invocata dal presidente della Bce e che ieri è stata richiamata durante l’audizione della Banca d’Italia». Padoan ha confermato il percorso del Governo sul fronte privatizzazioni. La strategia del governo “contempera il sostegno alla crescita e il consolidamento dei conti pubblici, mantenendo massima l’attenzione alla sostenibilità del debito nel medio e lungo periodo”. Così ha detto ancora il ministro dell’Economia, sottolineando che “resta ferma l’intenzione del governo di proseguire con il programma di dismissioni del patrimonio immobiliare e di privatizzazioni, frenato quest’anno dalle condizioni di elevata volatilità dei mercati”. E che con gli organismi della Commissione Ue “non c’è e non è previsto un braccio di ferro, mentre è previsto un dialogo continuo” Padoan ha parlato anche di possibili sorprese positive sul Pil. Quindi l’obiettivo dell’1% non è una sovrastima nonostante la sua ambizione. Di qui le conclusioni. “Un conto è una sovrastima, un conto è l’ottimismo in un range di stime. E non ci sono sovrastime nel Def”. A buttar benzina sul fuoco anche l’FMI Le stime di crescita dell’Italia subiscono una nuova revisione al ribasso, venendo portate dall’1% allo 0,9% per il 2017. Si tratta di un’altra cattiva notizia per il ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, che ieri ha visto Banca d’Italia e l’Ufficio Parlamentare del Bilancio bocciare le sue previsioni per l’anno prossimo, pari a 1%, perché troppo ottimistiche.


 

L’audizione di Padoan

Il Ministro dell’Economia Padoan, nell’audizione in Parlamento sulla nota al DEF, rispondendo indirettamente alle critiche di Bankitalia, ha detto: “il PIL programmatico non è una scommessa, è la stima dell’effetto che la manovra produce sul prodotto”. Poi ha affermato: “ l’1% di PIL nel 2017 è ambizioso ma realizzabile. La manovra è costruita con la cura evocata dalla BCE e richiamata da Bankitalia e spingerà la crescita”.

Tuttavia, il Ministro Padoan ammette che “il recupero dei livelli di prodotto pre-crisi si sta rivelando più lento di quanto desiderabile”.
Inoltre ha assicurato: “Massima attenzione alla sostenibilità del debito” e “avanti sulle privatizzazioni”.
Con riferimento all’UE rispondendo alle osservazioni di alcuni parlamentari ha detto: “nessun braccio di ferro ma un dialogo continuo con gli organismi della Commissione UE che proseguirà nei prossimi giorni”.
Poi replicando a chi accusa il Governo di fare previsioni irrealistiche ha detto: ”Non ci sono sovrastime nel DEF. Il Governo conferma il suo quadro programmatico 2017 con la crescita dell’1%. Ci sono margini per chiudere il gap tra le previsioni. Il deficit scende”
Ha poi negato qualsiasi possibilità di condono nella prossima legge di bilancio.
La Nota al DEF vede al rialzo le stime di crescita già per quest’anno (da +0,7% di aprile a + 0,9%) e per il 2016 (+1,6% rispetto a + 1,4%). Tuttavia il gap pre-crisi è di circa il 20%. Per quanto concerne il livello di indebitamento netto programmato per il 2016 definito ad aprile a 1,8% , adesso è stato elevato a 2,2%. Il pareggio strutturale viene rinviato al 2018, mentre nel 2017 l’indebitamento strutturale è previsto di 0,3% con un rapporto deficit/Pil dell’1,1%.
L’impegno dell’Italia a ridurre il debito pubblico dal 132,8% di quest’anno (valore corretto al rialzo dello 0,3%) al 131,4% per il 2016 (contro 130,9% previsto ad aprile) con le seguenti successive riduzioni: 127,9% del Pil nel 2017, 123,7% nel 2018, 119,8% nel 2019. Il saldo primario dovrebbe raggiungere il 3% nel 2017 per collocarsi successivamente attorno al 4% negli ultimi 2 anni di previsione (2018 e 2019).
Con questi dati, l’intenzione del Governo è quello di beneficiare quasi completamente dei margini di flessibilità previsti dalle regole europee arrivando ad un importo massimo di 17,9 miliardi per il 2016.
I dati sulla disoccupazione dovrebbero scendere all’11,9% per il 2016.
Dalle privatizzazioni la tabella prevede valori stimati allo 0,4% per il corrente anno e per lo 0.5% di Pil per gli anni successivi.
I tagli al peso del fisco diminuirebbero la pressione fiscale al 42,6% per il 2016, al 42,3% per il 2017, al 42,2% per il 2018 ed al 41,9% per il 2019.
Anche il FMI  nonostante qualche giorno aveva rivisto al rialzo le stime di crescita per l’Italia avvicinandosi alle valutazioni della Nota aggiuntiva del Def, ora il Fondo ha dimostrato che l’Upb e la Banca d’Italia hanno ragione ad essere preoccupati.
Purtroppo non è possibile prevedere gli effetti esogeni che possono influire sull’economia dell’Italia. Per quanto ovvio, il riferimento è d’obbligo tenuto conto della crisi economica internazionale che è in atto da diversi anni e per la quale non si vede ancora il suo superamento.

Salvatore Rondello

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