domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Per qualche decimale in più
Pubblicato il 05-10-2016


La polemica esplosa sui giornali sugli obiettivi “troppo ottimistici” del Governo appare alquanto esagerata. Vero è che la banca d’Italia definisce ambizioso l’incremento dell’1% fissato nel quadro programmatico, ma un obiettivo ambizioso è dentro il “range” delle possibilità. Non c’è quasi differenza tra l’1% del Governo e lo 0,9% del Fondo Monetario. Insomma se viene accettato come possibile il dato del Fondo non si capisce perché quello del Governo sarebbe “fuori linea” che peraltro include gli effetti di una manovra che gli addetti ai lavori descrivono come efficace.

Noi vogliamo credere che sia così. In tal caso i margini di spinta e quindi di una qualche accelerazione di sviluppo ci sarebbero tutti. E tuttavia i problemi del nostro paese  non vanno pesati col bilancino dell’orafo e valutati nel breve periodo sulla base di variazioni di qualche decimale, ma  devono essere collocati in orizzonti più lunghi, tale e tanto è il ritardo accumulato negli ultimi 20 anni nella quasi totalità dei settori produttivi, nelle infrastrutture, nel funzionamento dei grandi servizi di pubblica utilità, etc.

Deve essere recuperato un immenso volume di investimenti che da anni languono su minimi livelli sia nel settore pubblico che in quello privato. Così moltissime imprese si trovano nella necessità di investire per il rinnovo dei macchinari inserendo massicce dosi di tecnologie innovative. Ancora maggiore appare l’esigenza di modernizzare i servizi pubblici a cominciare da quelli burocratici, della giustizia, della sanità; e che dire dei trasporti collettivi, del ciclo dei rifiuti, delle strutture edilizie pubbliche, con in primo piano quelle scolastiche, la difesa del suolo e la messa in sicurezza del patrimonio immobiliare privato. Sono cose note che affrontate con determinazione e continuità garantirebbero crescita e occupazione oltre che una migliore qualità di vita.

Ma c’è bisogno di una sterzata profonda nella politica di bilancio. Quel documento fondamentale di politica economica va largamente finalizzato allo sviluppo, sia dal lato della spesa che dal lato delle entrate. Sul versante della spesa nessuna concessione al populismo e al buonismo, ma massimo e direi ossessivo impegno verso gli investimenti . Dal lato delle entrate l’allineamento a tappe forzate dei carichi fiscali a quanto si riscontra nei paesi più avanzati. Vale a dire sgravio consistente dei fattori della produzione e riallineamento del carico sui consumi, anche primari, ai livelli europei. Certo la scarsa coesione del nostro Paese a perseguire il bene comune e la poca determinazione dei nostri esecutivi a compiere azioni spesso non popolari sono stati i due fattori di debolezza che ci hanno portato ad un grande debito pubblico e ad un patrimonio debole. La speranza è quella di rendere gli esecutivi più stabili e in grado di rispondere alle vere necessità del nostro paese.

Nicola Scalzini

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Commenti all'articolo
  1. Già, gli investimenti. Ma sono proprio quello che non sono mai stati parte della politica renziana, che si è piuttosto fondata sui “bonus”. Ancora non sa da che parte voltarsi.
    Bersani, cordialmente gli suggerì di far partire in grande i lavori per le opere pubbliche di competenza comunale, provinciale (ohibò?) e regionale, ma l’uomo, digiuno del tutto di politica economica, non lo stette neppure a sentire. Amen.

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