venerdì, 9 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Peshmerga
Pubblicato il 29-10-2016


Henry Levy, che in Kurdistan ha voluto trascorrere un bel po’ di tempo, ha dedicato loro un film presentato a Roma. Noi ne parliamo quando ci occupiamo della guerra all’Isis come fossero misteriosi e invisibili angeli salvatori. In realtà sono combattenti del Kurdistan nell’Iraq settentrionale. Il loro nome significa “votati alla morte”. Oggi sono circa 200mila e combattono contro i terroristi, come prima avevano combattuto contro il tiranno Saddam Hussein che i curdi aveva sterminato anche facendo uso delle armi chimiche. Oggi sono riconosciuti e in parte anche integrati nell’esercito regolare iracheno, ma hanno una loro autonomia organizzativa e militare nella regione curda dell’Irak, l’unica tra quelle curde a veder riconosciuta una relativa indipendenza amministrativa.

I Peshmerga hanno anche sconfinato e combattuto l’Isis a Kobane, spingendosi anche in territorio siriano. Certo hanno ottenuto appoggi in denaro e in armi dall’Occidente e anche dall’Italia che ha inviato loro, attraverso il governo iracheno (l’Itala non può inviare armi se non a stati riconosciuti) 200 mitragliatrici, 650mila munizioni e oltre 2000 razzi HEAT. Oltre a questo, assieme alla Germania l’Italia sta offrendo anche supporto logistico per le truppe peshmerga grazie ad addestramenti militari in Iraq per oltre 2000 combattenti. I Peshmerga sono eroi che combattono non solo per la loro più o meno relativa indipendenza, ma anche per la nostra libertà e civiltà. Come quella ragazza di Kobane che morì con le armi in pugno e che commosse il mondo intero.

E’ facile combattere il terrorismo aiutando chi è in prima linea, o limitandosi ad azioni dal cielo, come stanno facendo gli americani. Ma combattere viso a viso una guerra di trincea è assai più problematico e rischioso. Disse qualche mese fa l’ex ministro D’Alema che per sottrarre il territorio allo stato islamico, da Mosul a Raqqa, bastavano i curdi appoggiati dagli aerei americani. E’ quel che sta avvenendo. Senza i Peshmerga l’avanzata delle truppe irachene sarebbe votata a ben altro esito. Dunque raccogliamo l’appello di Bernard Henry Levy. Non lasciamo soli i curdi dopo la fine della guerra. Non deludiamo le loro speranze e i loro sogni. Chi più di loro ha diritto all’aureola di vincitori?

Sappiamo bene che il Kurdistan è territorio incastrato in stati diversi che vanno dall’Iraq, alla Siria, alla Turchia, all’Iran e che si spinge fino ai confini con l’Armenia. E sappiamo che in ogni realtà nazionale sorgono specifiche questioni, partiti diversi, metodologia di lotta diverse, e che in talune circostanze i diversi partiti curdi si sono combattuti tra loro. Resta il fatto che questo popolo ha una lingua e una tradizione comune, che la sua indipendenza è stata al centro di molte contese nel secolo scorso e la negazione dell’esistenza di una autonomia, se non di un vero e proprio stato curdo, é sempre stata condizionata dalla florida presenza di pozzi petroliferi che, se sottratti agli stati dai quali il Kurdistan dipende, anche oggi determina comprensibili, ma non apprezzabili, reazioni. L’appello di Henry Levy di non deludere le aspettative dei curdi oggi più che mai deve essere fatto nostro. Guai a deludere che ha messo a disposizione la vita per liberarci dal più grande pericolo. Guai a rendere vana la loro eroica resistenza.

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Commenti all'articolo
  1. Beh, se è vero com’è vero che anche dalla preziosa attività della “Brigata Ebraica” aggregata all’VIII Armata dell’esercito britannico che operò soprattutto in Austria ed in Italia, si contribuì alla liberazione d’Europa dalla tragedia del nazifascismo costata agli ebrei sei milioni di morti nei campi di sterminio, trae origine per il movimento sionista – che mirava alla costituzione di un moderno Stato ebraico – il riconoscimento da parte della Comunità Internazionale del diritto alla nascita dello Stato di Israele, reso indipendente dal 1948 alla scadenza del mandato britannico della Palestina. E’ per lo stesso identico motivo che il popolo curdo, debba trovare il suo definitivo riconoscimento internazionale e identificazione territoriale. Un unico modo per riunire un popolo, attorno ad una cultura e tradizione condivisa, elementi fondamentali per il conseguente riconoscimento di una identità non più da nascondere o da mischiare. Senza dimenticare, va detto perché da socialisti a quello dobbiamo tendere, occorre ancora percorrere un lungo tratto di strada per dare soluzione rapida al diritto di autodeterminazione ad altre popolazioni, prime fra tutte, perché facenti parti dell’area del bacino mediterraneo, quelle palestinese e saharawi, sotto dominio straniero da troppi anni.

  2. L’appoggio alla causa curda fa onore all’Avanti!
    Certo con la Turchia di Erdogan sarà dura. Se non si riesce a costituire lo stato curdo, si potrebbe pensare ad uno statuto tipo Alto Adige, eguale in ciascuno stato, con le libertà e le guarentigie opportune.

  3. Caro Direttore, certo che i curdi hanno diritto a un proprio Paese indipendente, sono la nazione senza stato più numerosa al mondo. Sarebbe bene però che rinunciassero al terrorismo, il PKK in Turchia ha ancora una posizione ambigua nei confronti del proprio passato, passato che ha sulla coscienza un bel po’di civili innocenti uccisi.
    Cordiali saluti, Mario.

    • Dal 1924 fino a pochi anni fa l’ esistenza del popolo kurdo in Turchia era proibito. Ho attraversato per il lungo quel paese negli anni ottanta e novanta, assicuro le aree kurde erano prigioni a cielo aperto. Nel 2000 sono stato arrestato dalla polizia turca al confine con il Kurdistan iracheno, accusato di essere terrorista solo per aver trovato nella mia borsa della telecamera una cassetta video di una mia conferenza sul Kurdistan! la Turchia ha ustao ogni mezzo per eliminare l’ esistenza del popolo kurdo. Quando Ocalan venne in Italia per proporre di avviare una lotta politica e non armata, i paesi europei anziché aiutare il capo kurdo nella sua intenzione l’ hanno riconsegnato alla Turchia amica. Prima di sparare al buio, bisogna informarsi.
      Kawa

      • Io non ho sparato al buio. Per Lei il sacrosanto diritto dei curdi ad avere uno stato giustifica il ricorso ad atti di terrorismo quali bombe e attacchi suicidi, commessi anche contro civili? Per me no. Tutto qui.
        Saluti, Mario Mosca.

  4. E’ un grande piacere chiedere un futuro più libero per il popolo kurdo. E’ un gesto di grande coraggio per il nostro giornale Avanti. Spero che anche altri giornali prendano avanti come esempio.
    Grazie per quelle belle parole.
    Kawa, kurdo e socialista

  5. La Turchia ha proibito l’ esistenza del popolo kurdo in Turchia, i kurdi venivano chiamati turchi di montagna, deportazioni, uccisioni era all’ ordine del giorno. Quale tipo di lotta potevano scegliere se non combattere. I kurdi non avevano amici ( oggi per convenienza qualche simpatia nei confronti dei kurdi c’è). le azioni dei governi turchi fino ad oggi erano e sono di vero terrorismo, quelle dei kurdi non potevano e non possono essere che auto difesa, chi sa perché uno stato ha il diritto di eliminare parte della propria popolazione e non viene considerato terrorismo! ma l’ auto difesa è terrorismo!
    Ocalan venne in Italia ed Europa per porre fine alla lotta armata, m come ricompensa venne riconsegnato alla Turchia. Ocalan non venne candidato al premio Nobel per la pace, ma non chiudiamo gli occhi, nel passato recente qualcun’ altro con le mani insanguinate di terrorismo e di terrorismo di stato è stato premiato con Nobel per la pace!! quando si parla del PKK bisogna associare questi al terrorismo, non fingiamo di non capire che la Turchia è più importante per l’ occidente in generale, perciò chi tocca la Turchia deve essere discriminato coralmente.
    saluti
    Kawa

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