lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sud. Più italiani che stranieri nei centri Caritas
Pubblicato il 17-10-2016


caritasSono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta delle persone che si rivolgono ai centri Caritas per i poveri nelle regioni del Mezzogiorno, ma anche le regioni del centro-nord hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani. Sono i dati che emergono dal rapporto 2016 di Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo “Vasi comunicanti”, pubblicato oggi in occasione della Giornata internazionale contro la povertà.

Nel 2015 le persone incontrate nei centri inclusi nella rilevazione sono state 190.465 (in media circa 115 persone a centro): il 44,8% ha fatto riferimento a servizi collocati nelle regioni del Nord, il 32,2%a CdA (centri di ascolto) del Centro e il 23,0% a strutture del Mezzogiorno.

Il forte sbilanciamento dell’utenza verso i servizi del Settentrione, prosegue il rapporto Caritas 2016, non rispecchia l’incidenza della povertà in Italia ma è probabilmente ascrivibile da un lato alla maggiore ricettività e dimensioni dei centri di queste zone rispetto a quelli del Sud, dall’altro alla più alta percentuale di presenze straniere che nel Settentrione hanno fatto riferimento alle Caritas diocesane. Gli stranieri al Nord rappresentano il 64,5% delle persone ascoltate (a livello nazionale il 57,2%); nelle regioni del Mezzogiorno al contrario sono gli italiani a costituire la maggioranza assoluta del totale.

Emergono quindi due diversi profili di povertà: un Nord e un Centro per i quali il volto delle persone aiutate coincide per lo più con quello degli stranieri; un Mezzogiorno più povero e con una minor incidenza di immigrati, dove a chiedere aiuto sono prevalentemente famiglie di italiani. Anche le regioni del Centro-Nord, tuttavia, nel corso degli anni hanno registrato un vistoso aumento del peso degli italiani.

I bisogni più frequenti che hanno spinto a chiedere aiuto sono perlopiù di ordine materiale: spiccano i casi di povertà economica (76,9%) e di disagio occupazionale (57,2%), ma non sono trascurabili anche i problemi abitativi (25,0%) e familiari (13,0%). E sono frequenti le situazioni in cui si cumulano due o più ambiti problematici.

Sono 7.770 i profughi e richiedenti asilo che si sono rivolti ai Centri di ascolto della Caritas nel corso del 2015. Si tratta per lo più di uomini (92,4%), con un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (79,2%), provenienti soprattutto da Stati africani e dell’Asia centro-meridionale. Queste persone, sottolinea il dossier Caritas, sono spesso analfabeti (26%) o di modesta scolarità (licenza elementare 16,5%, licenza di scuola media inferiore 22,8%). In termini di bisogno prevalgono le situazioni di povertà economica (61,2%), ma è alto anche il disagio abitativo, sperimentato da oltre la metà dei profughi intercettati (55,8%). Tra i profughi è proprio la “mancanza di casa” la necessità più comune; seguono le situazioni di precarietà o inadeguatezza abitativa e di sovraffollamento.

Secondo l’organismo della Cei, in risposta al forte incremento della povertà assoluta in Italia l’unica strada è quella di un Piano pluriennale di contrasto, che porti all’introduzione di una misura universalistica contro la povertà assoluta. E’ inoltre urgente attivare politiche del lavoro tese a contrastare la disoccupazione, in particolare quella giovanile e promuovere percorsi di studio e formazione per i giovani

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