giovedì, 8 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

In politica estera
navighiamo a vista
Pubblicato il 17-10-2016


La Nato invierà in Lettonia, al confine russo, quattromila militari con funzione “dissuasiva” contro il Cremlino. L’Italia, a quanto dice il Ministro della difesa Pinotti, ha già preso impegni al vertice di Varsavia per fornire una compagnia. Ma perché l’alleanza atlantica schiera uomini provenienti da tutti i paesi del patto proprio alla frontiera russa? Il segretario generale della Nato, Stoltemberg, ha le idee chiare: il messaggio da lanciare a Mosca è quello della “Difesa e dialogo”, non quello della “Difesa o dialogo”.

Tento una traduzione dall’alto politichese e faccio un esempio, giusto per comprenderci meglio. Due persone non sono in buoni rapporti. Non è mai successo l’irreparabile. Però è opportuno tentare di fare pace e parlarsi. Si tratta di omoni grandi e grossi ed un confronto fisico tra i due sarebbe distruttivo. Nella lotta rischierebbero di distruggere tutto quello che gli sta accanto. All’incontro uno dei due si presenta con una pistola in bella vista, la poggia sul tavolo dicendo “certo che voglio dialogare, non vedete come muoio dalla voglia di parlare?”. Qualcosa mi dice che quell’incontro finirà male. In soldoni, come fa l’Occidente a dirci che Mosca deve essere un partner nelle relazioni internazionali se poi viene fuori una provocazione così aperta e pacchiana come schierare uomini di tutte le nazioni aderenti alla Nato ad un tiro di scoppio dalle guardie di confine russe? E’ arroganza o stupidità? Quando il nostro ministro degli Esteri Paolo Gentiloni dichiara che l’invio di soldati italiani al confine russo “non fa parte di una politica di aggressione verso Mosca, ma di una politica di rassicurazione” allora credo che bisogna fare qualcosa per abbassare il tasso alcoolico del governo.

Ancora una volta dimostriamo di essere i servi sciocchi della Nato. In Europa siamo tra i pochi che hanno preso sul serio le sanzioni contro Mosca, mentre gli altri “big”, Germania e Francia in primis, nonostante un “si” di facciata, le hanno bellamente aggirate, continuando a fare affari d’oro con la Russia. La prima vittima delle sanzioni è il nostro export: Mosca era un cliente affidabile e denaroso, che abbiamo perso per obbedire agli Stati Uniti, contrariamente ai nostri interessi politici ed economici. Autolesionismo da manuale.

E’ evidente che la politica estera italiana va tutta costruita. Al momento navighiamo a vista, telecomandati da interessi che non ci appartengono. Da socialista io dico che il nostro primo impegno deve essere per la distensione tra Est ed Ovest. Certo dobbiamo salvaguardare la nostra adesione alla Nato, una adesione scarsamente volontaria perché maturata sulla nostra sconfitta militare con il territorio nazionale occupato da truppe americane ed inglesi, che di certo, però, va rivista a distanza di settantadue anni dalla fine della seconda guerra mondiale perché, semplicemente, è mutato lo scenario internazionale. Dobbiamo comprendere di essere alleati e non sudditi. E dobbiamo farlo comprendere agli altri. Sigonella docet. E dobbiamo comprendere che Mosca è un’opportunità per la nostra economia e non un nemico mortale. Anche se lo zio Sam vorrebbe farci credere il contrario.

Mario Michele Pascale
Consiglio nazionale del Partito Socialista Italiano
Responsabile nazionale editoria, arti e spettacolo

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