martedì, 17 ottobre 2017
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Opinioni e commenti
 

Profughi. Riccardo,
il sindaco che combatte
le barricate
Pubblicato il 27-10-2016


Dimensione Mendez. la politica non è una scienza esatta
di Stefano Ciancio

Profughi. Riccardo, il sindaco che combatte le barricate.
(intervista al sindaco socialista Riccardo Mortandello)

Stefano Ciancio, giornalista pubblicista ha collaborato con le testate ‘La Nuova Venezia’ e il ‘Corriere del Veneto’ specializzandomi in cronaca bianca. Mettendo assieme le mie due passioni oggi lavoro come addetto stampa e ghost writer in ambito politico.
Dal maggio 2015 ha aperto un blog dedicato in massima parte a temi e vicende di carattere politico. Dimensione Mendez


Riccardo Mortandello, sindaco Psi di MONTEGROTTO TERME

Riccardo Mortandello, sindaco Psi di MONTEGROTTO TERME

“Faccio il sindaco da giugno e nel mio Comune non ci sono ancora profughi ospitati. Ma la mia convinzione è che se l’accoglienza viene fatta un po’ da tutti, allora i problemi si risolvono. Per questo ho deciso di fare un lavoro di mediazione con i cittadini, per prepararci a questo momento. Un lavoro che non è sempre facile: ho dovuto ad esempio affrontare alcune mamme, impegnate a diffondere la voce che se arriveranno i profughi ci saranno contaminazioni di Aids. A loro ho fatto pervenire una lettera di diffida, avvisandole che se avessero proseguito le avrei denunciate per procurato allarme. Io la penso così: Montegrotto può ospitare 15 persone? Bene, noi lo facciamo”.

Piccole comunità. C’è chi a Gorino, frazione di Goro, nel ferrarese, alza le barricate ed impedisce a 12 donne (di cui una incinta) e 8 bambini di trovare un tetto. E chi invece, a 100 chilometri di distanza, decide di affrontare di petto la questione dell’accoglienza dei migranti. Con la forza della mediazione, della ragione e non delle barriere.

Riccardo Mortandello ha 35 anni, ed è il nuovo sindaco di Montegrotto Terme. Già la scorsa estate ha compiuto un miracolo elettorale, riuscendo a sbaragliare il sistema di potere granitico della destra che ha dominato per almeno un decennio l’area termale padovana. Qui tutto ruotava attorno a quello che Mortandello definisce il ‘Ducetto delle Terme’, Luca Claudio. Ed ora che il ‘ducetto’ (arrestato poche ore dopo la sua rielezione a sindaco di Abano), assieme all’ex sindaco di Montegrotto, Massimo Bordin, si trovano a fare i conti con la giustizia (e con le accuse di concussione, corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità), Mortandello si trova ad ingaggiare una battaglia all’insegna delle regole e della legalità.

“Questo territorio ha subito molte ferite e gli immigrati non c’entrano proprio nulla in quello che è successo. Non c’è procedura che prendiamo in mano che non sia viziata da difetti e anomalie: come amministrazione vogliamo far capire ai cittadini che le regole vanno rispettate sempre e non a seconda delle convenienze. Eppure c’è chi vuole usare la questione dei profughi per rifarsi una verginità, puntando l’indice su di loro per coprire un passato segnato dalle porcate più assurde”.

Accoglienza e legalità: è su questo doppio spartito che Mortandello, (sindaco socialista retto da una maggioranza che comprende PD, civici e laici liberali), prova a suonare una chiamata non populista. Allo stesso modo, senza peli sulla lingua, si è rivolto ai suoi concittadini (poco più di 11 mila) anche dallo scranno più alto del Consiglio comunale per spiegare le ragioni dell’opportunità di aderire allo Sprar (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, di fatto una rete di centri di seconda accoglienza destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale, ovvero i rifugiati).

“Con tutte le valutazioni del caso, ritengo che questa sia l’unica azione che può tutelarci – dice – altrimenti qualsiasi privato può essere incentivato ad accogliere e io non posso fissare alcuna regola di convivenza”.

Dunque anticipare i tempi per tutelare al meglio tutti…

“Sì, anche perché in questo modo si riesce a combattere e sconfiggere preventivamente le mistificazioni e il terrorismo, provocato da chi mette in circolo informazioni che puntano al clamore. Nella vicina Vigonza, ad esempio, le persone accolte sono state presentate ai cittadini e alle famiglie, sono state inserite nella comunità attraverso i lavori socialmente utili. Bisogna sconfiggere le paure della gente, cosa che porta sempre a reazioni istintive”.

A Gorino le cose sono andate diversamente. Le barricate hanno vinto e i profughi sono stati respinti e spediti altrove. Il tutto con la benedizione della Lega che ha definito i cittadini barricaderi come ‘eroi della resistenza contro la dittatura dell’accoglienza’…

“Quello che è successo rappresenta un precedente che può essere pericolosissimo perché segna una rinuncia dello Stato. Detto ciò, ritengo che la strada da intraprendere in queste situazioni non sia quella degli avvisi all’ultimo secondo ma del lavoro, tra prefetture e territori, per dettare assieme regole che garantiscano la pace sociale. Resta in ogni caso il problema della politica degli slogan e dello sfogo rabbioso che alimenta ogni senso di irresponsabilità”.

Il suo lavoro di mediazione sta portando frutti?

“Direi di sì, sia tra i cittadini che nel fronte delle associazioni di categoria. Questo è un territorio che ha nel turismo il suo settore economico di punta. Eppure, malgrado le fiaccolate e le marce anti-profughi, anche i commercianti e gli operatori hanno convenuto sulla opportunità di una accoglienza, proprio per evitare, un domani, situazioni fuori controllo. Insomma, i contestatari lanciano allarmi sui danni al turismo ma senza sentire cosa ne pensino davvero gli interessati: questa è la politica dei proclami ma che non ascolta”.

Cosa bisogna correggere comunque nel sistema?

“Bisognerebbe agire a livello governativo europeo per ristabilire relazioni con i Paesi del nord Africa ed evitare partenze indiscriminate, bisognerebbe investire in capitali e forze lavoro in queste aree. Oggi paghiamo a livello europeo e nazionale le conseguenze di una diplomazia deficitaria”.

Esiste il problema del razzismo?

“Assolutamente. Esiste quasi una predisposizione naturale al razzismo che si traduce da un lato nella ricerca del condottiero e contemporaneamente nella cura esclusiva del proprio orticello. Questo ha portato al fascismo e questa irresponsabilità va contrastata. Di fronte ad una Europa sorda, come italiani abbiamo comunque l’occasione e il dovere di dimostrare agli altri che si lavano la bocca che siamo un Paese che di fronte alle emergenze trova la soluzione più giusta e dignitosa per tutti”.

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