lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Pubblicità, l’Udi premia quelle amiche delle donne
Pubblicato il 18-10-2016


Un frame dello spot della Lines

Un frame dello spot della Lines

Erano solo pochi anni fa quando le donne degli spot televisivi venivano presentate solo come casalinghe ossessionate dalla pulizia dei pavimenti e dal bianco delle camicie dei loro mariti o come oggetti sessuali per promuovere prodotti che nulla avevano a che fare con l’esibizione dei loro corpi.  Poi le cose sono cominciate a cambiare, lentamente e con difficoltà, ma sono cambiate. In parte lo si deve alla risoluzione del Parlamento europeo votata il 3 settembre 2008, sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità fra donne e uomini, in gran parte a una campagna avviata dall’UDI (Unione donne in Italia) nel 2010 che ha dato vita al “Premio immagini Amiche” con l’obiettivo di contrastare la tendenza di televisione e pubblicità ad abusare dell’immagine delle donne fino a lederne la dignità, e di valorizzare una comunicazione che, al di là degli stereotipi, veicoli messaggi creativi positivi.

Da sinistra, Emilia Costantini, Daniela Brancati, Laura Boldrini, Vittoria Tola

Da sinistra: Emilia Costantini, Daniela Brancati, Laura Boldrini, Vittoria Tola

Oggi il Premio è giunto alla sesta edizione e nella cerimonia, aperta dalla presidente della Camera Laura Boldrini, che si è svolta presso l’Auletta dei Gruppi Parlamentari, alla presenza di quasi 300 persone, il cambiamento si è visto tutto.  “Spesso le immagini pubblicitarie – ha detto la Boldrini – non sono quelle di una donna reale ma di una donna che non esiste. Fare un premio per le immagini pubblicitarie che rispettano il femminile  è una cosa molto importante. Vuol dire che le cose stanno cambiando e che c’è una oggi anche un tipo di pubblicità che non strumentalizza le donne per far vendere i propri prodotti e che ci sono imprese responsabili che vogliono partecipare a questo cambiamento”.

La cerimonia della premiazione, presentata dalla giornalista del Corriere della Sera, Emilia Costantini, ha visto sei spot finalisti, tre per la categoria web e tre per quelli televisivi. Gli spot erano tutti non solo rispettosi dell’immagine della donna, ma anche molto belli. Scelta difficile per la giuria presieduta dalla giornalista e scrittrice Daniela Brancati,  che ci ha tenuto a ricordare che non basta “fare uno spot che non strumentalizzi il corpo delle donne, ma che questo deve essere anche bello e efficace”. Alla fine hanno vinto la Lines con uno spot realizzato dall’Agenzia Armando Testa e H&M, ma tutti i finalisti Citroen, Barilla, Mattel e Edison avrebbero meritato ugualmente un premio.

“Questa volta – ha detto Brancati – abbiamo avuto la possibilità di scegliere, cosa che fino a qualche anno fa non avveniva e ci piace pensare che questo è merito anche nostro”.

“La campagna dell’UDI – ha aggiunto Vittoria Tola coordinatrice nazionale dell’Unione Donne italiane, a cui va il merito di aver svolto un enorme lavoro di sensibilizzazione sulle scuole e sui Comuni – ha dato i suoi frutti, non solo sul fronte degli spot, ma anche su quello delle affissioni che era il punto più dolente. Ci sono stati anni in cui non abbiamo assegnato alcun premio, perché le pubblicità erano davvero molto brutte”. E invece anche per questa categoria vinta da Poste italiane, c’è stata una bella terna di finalisti con Enel e Conad.

La terza categoria di premiati riguardava i programmi televisivi e la scelta è caduta sulla fiction della Rai “Lea”, film di Marco Tullio Giordana, ispirato alla vera storia di Lea Garofalo, la donna che seppe opporsi allo strapotere della mafia e per questo uccisa e il suo corpo fatto sparire, e di sua figlia Denise, minorenne all’epoca dei fatti, che testimoniò contro il padre, mandante dell’omicidio. Menzione speciale anche a Pio D’Emilia il corrispondente del TG di SKY per i suoi servizi dedicati alla rotta dei Balcani.

Emilia Costantini con Pia Locatelli

Emilia Costantini con Pia Locatelli

Una menzione inoltre è stata assegnata, dalla presidente del Comitato Diritti umani della Camera Pia Locatelli, alla campagna di Human Rights Wacht sulla situazione delle donne in Arabia Saudita. “La situazione delle donne in Arabia Saudita è tristemente nota, ma purtroppo non isolata. Ci sono tantissimi Paesi dove le donne non hanno diritti e dove la parità è ancora molto lontana. Anche quando una donna riesce a raggiungere posizioni di vertice nelle istituzioni, soprattutto negli Stati islamici, questa è sempre sottomessa a un padre, un fratello, un marito. Non è questione di velo o di burkini. Una donna può vestirsi come vuole. La cosa fondamentale è che sia libera di scegliere e di decidere e non che questa decisione venga imposta dagli altri”.

Tra le categorie premiate anche le città di Medolla, Imperia e Bergamo, comuni “virtuosi” che hanno messo in atto politiche a favore e in difesa delle donne, e le scuole  che hanno partecipato in maniera massiccia al premio inviando i loro lavori. Il Liceo Calvi di Padova, l’istituto comprensivo Elisa Springher di Lecce e la scuola elementare di Bologna R.Sanzio, tra i finalisti: tutti troppo bravi per premiarne uno solo…e tutti premiati.

Cecilia Sanmarco

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