domenica, 11 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Referendum, verso la decisione del Tar
Pubblicato il 17-10-2016


tar-lazioUna lunga udienza, durata più di tre ore, per esaminare il ricorso, presentato da Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, che contestano la formulazione del quesito del referendum del 4 dicembre sulla riforma costituzionale. Numerosi gli avvocati che hanno preso la parola di fronte alla seconda sezione bis del Tar del Lazio, presieduta da Elena Stanizzi. Numerose le eccezioni sollevate in aula.  Se, da un lato, il Codacons ha chiesto di riunire tutti i ricorsi presentati sul quesito referendario, comprendendo quindi nella trattazione anche quello depositato dall’associazione dei consumatori e quello firmato dal presidente emerito della Consulta Valerio Onida, dall’altro, gli avvocati Giuseppe Bozzi, Enzo Palumbo e Luciano Vasques, che hanno presentato il ricorso di M5S e Sinistra Italiana, hanno chiesto, oltre all’annullamento nel merito del decreto con cui la presidenza della Repubblica ha indetto il referendum, la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale per verificare la legittimità della legge del 1970 sull’iter referendario e, in particolare, sull’articolo che è dedicato proprio alla formulazione del quesito. Tuttavia la decisione potrebbe arrivare tra martedì e mercoledì.

Il quesito a cui ha dato il suo via libera la Cassazione nello scorso agosto, ha sottolineato l’avvocato Luciano Vasques, “è eterogeneo e incomprensibile e l’assenza di tutele nell’ambito procedimentale consentirebbe di modificare a maggioranza intere parti della Costituzione violando il principio di Costituzione ‘rigida’ fissato dall’articolo 138 della Carta costituzionale”. A sostenere in udienza la legittimità del quesito sono stati l’Avvocatura dello Stato, nonché alcuni rappresentanti del ‘Comitato per il Sì, intervenuti in opposizione al ricorso del Movimento 5 Stelle e di Sinistra Italiana. “Non è vero che la formulazione del quesito – ha spiegato l’avvocato Salvatore Menditto, in rappresentanza del Comitato per il Sì – non consente la formazione della volontà dell’elettore, perché il testo richiama la legge di riforma e dunque consente a ogni cittadino di potersi informare andando a leggere la norma varata in Parlamento”.Dopo i comitati per il Sì e quelli per il No è nato anche il comitato per il forse: il “libero comitato del So”. Dario Stefàno e Luciano Uras, senatori eletti nelle file vendoliane di Sel (ma ora nel gruppo mistro), hanno lanciato la provocazione che sarà accompagnata da un documento, che sarà inviato alla sinistra ancora incerta. A quelli che ormai sono chiamati l’armata del “forse”, soprattutto del “forse Sì” e che vede arruolati Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione, e il sindaco di Cagliari, Massimo Zedda. Anche Giuliano Pisapia, leader della Sinistra ed ex sindaco di Milano, ha anticipato che “non sta dalla parte del No”. La variabile “cambiamento dell’Italicum”, la legge elettorale, fa la differenza.

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento