venerdì, 9 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Referendum. Bifulco, Luiss: Snellire processo legislativo
Pubblicato il 28-10-2016


bifulcoIntervista, riguardante i temi del Referendum Costituzionale, al Prof Raffaele Bifulco (1962), Professore ordinario di Diritto costituzionale nel Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma LUISS – “Guido Carli”. Egli, ha parlato di argomenti quali, il valore politico del Referendum, i possibili cambiamenti portati da un’eventuale vittoria del SI, e l’elezione indiretta del Senato.

Secondo lei quale valore ha e potrà avere politicamente questo Referendum? Un’eventuale vittoria del NO, potrebbe davvero mettere a rischio la tenuta del Governo Renzi?

Dipenderà da molte considerazioni, non solo dall’eventuale esito negativo del Referendum. Ho molte perplessità nel pensare che un no, che sarà, in caso di vittoria, in stretta misura, possa davvero mandare gambe all’aria il Governo.

Una volta in politica c’era più dialettica e meno fantasia, mentre adesso, grazie all’aiuto di agenzie di comunicazione sempre più valide, e ai social, si procede, forse troppo con slogan e messaggi diretti, a scapito dei contenuti. Cosa ne pensa in merito?

Io darei sempre un giudizio relativo, visto che stiamo correndo in parallelo con le elezioni Presidenziali negli Stati Uniti. Se procedessimo a un confronto con quel tipo di colloqui, dialoghi che si stanno svolgendo negli Stati Uniti, il nostro mi pare di livello molto più alto. I social stanno aiutando, in qualche maniera, anche se queste nuove forme di comunicazione rischiano di portare a una semplificazione, ma questo è un po’ legato a tutto il mondo dei mass media. A mio avviso si sta parlando, anche in molti programmi, tanto e bene, di questo Referendum Costituzionale.

Ha seguito il dibattito tra Renzi e Zagrebelsky? Che giudizio si è fatto ascoltando entrambi? Come ha giudicato la scelta di contrapporre un politico a un Eminente Costituzionalista?

Io non so quali sono state le logiche che hanno portato entrambi ad accettare il confronto. Certo, a vederli e ad ascoltarli, si avvertivano palesemente i differenti mondi culturali di riferimento. È chiaro che un professore come Zagrebelsky aveva difficoltà ad entrare in sintonia con un comunicatore come il Presidente del Consiglio.

Entrando nel vivo della Riforma, quali cambiamenti reali potrà portare, a suo parere, un’eventuale vittoria del SI?

I cambiamenti possono essere diversi. Tutti sappiamo, più o meno, quali sono i grandi oggetti che si vogliono riformare, il bicameralismo perfetto, si vogliono ridurre i poteri delle regioni. Io, per essere più diretto possibile, nel caso del bicameralismo perfetto, non capiterà facilmente che si possa immaginare che, un Senato, se questa riforma dovesse fallire, decida di suicidarsi, questa è quindi una situazione unica. Per quanto riguarda l’attuazione, la riforma costituzionale cambia il testo, cambia i punti centrali. Il problema vero sarà il dopo, la capacità di dare attuazione a quanto stabilito.

Che giudizio dà dell’attuale procedimento legislativo. Secondo lei, con la nuova riforma riuscirà a diventare più snello?

Se il principio sarà quello che il 90 % delle leggi che fa il Parlamento sarà sottoposto a procedimenti in cui la Camera ha la prevalenza, io credo che alla fine, Il procedimento legislativo indubbiamente si snellirà e velocizzerà.

Cosa ne pensa del Senato come istituzione?

È un inutile doppione della Camera. Oggi non si percepisce più il senso di questo bicameralismo perfetto, essendo venute meno le ragioni che spinsero a quel compromesso in Assemblea Costituente, Non c’è più un’esigenza di sbilanciamento dei partiti, per cui, il bicameralismo perfetto non trova più appiglio nella realtà, e questo è il messaggio che bisogna far capire alle persone.

Lei è d’accordo sull’elezione indiretta del Senato? Non crede che questo cambiamento “epocale” possa rendere il Senato una semplice appendice istituzionale deprivata di ogni potere?

Il cambiamento, se non possiamo definirlo proprio “epocale”, sarà comunque forte. L’elezione indiretta è necessaria, e deriva dal fatto che la forma di governo rimane quella che è. Una volta che si decide di differenziare il bicameralismo è necessario procedere all’elezione indiretta, perché un’elezione diretta, non giustificherebbe la mancanza di fiducia da parte del Senato. Pensare che l’elezione indiretta possa togliere potere al popolo è un argomento che trovo specioso.

Un consiglio agli indecisi.

Si chiedessero se è meglio che rimanga tutto com’è chissà per quanto altro tempo, oppure se non è meglio provare a modificare la nostra Costituzione, che, per quanto validissima nella prima parte, invece fatica a tenere il ritmo per quel che riguarda la questione organizzativa.

Alessandro Nardelli

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento