sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

DOPO IL SÌ
Pubblicato il 20-10-2016


referendum_costituzionale“Referendum costituzionale: dopo il Sì” è il titolo della manifestazione organizzata dal Psi in collaborazione con la rivista Mondoperaio e dall’Associazione Socialismo, che si è svolta giovedì a Roma. Oltre al Segretario del Psi Riccardo Nencini hanno partecipato Stefano Ceccanti, ordinario di diritto pubblico comparato presso la Facoltà di scienze politiche dell’Università La Sapienza di Roma, il Direttore di Mondoperaio, Luigi Covatta, Cesare Pinelli, ordinario di Diritto Pubblico dell’Università La Sapienza di Roma. Giuliano Urbani, ex Ministro dei beni e delle attività culturali, previsto tra gli ospiti ha inviato un videomessaggio.

Il convegno si svolge nello stesso giorno in cui il Tar del Lazio rigetta il ricorso dei 5 Stelle e di Sinistra Italiana sull’ammissibilità del quesito. Una decisione che il Segretario Nencini ha commentato positivamente: “Una decisione giusta e che soprattutto apre la strada a tenere una consultazione referendaria nella perfetta serenità. E sarà un giudizio molto più sul merito a questo punto”.

“Mi aspetto – ha aggiunto – un finale della campagna diverso da come è iniziata. E’ stata al veleno nel suo inizio, mi aspetto che si concluda discutendo molto sul merito perché più entriamo dentro più scopriamo che nella riforma ci sono delle buone cose che servono a migliorare l’Italia”, ha spiegato. Tra i vantaggi chiave Nencini cita: “Maggiore velocità nell’approvazione delle leggi, avremo infissa nella Costituzione, cosa che oggi ancora non c’è, la parità di genere tra uomo e donna, e la cancellazione delle Province”.

Luigi Covatta, nell’introdurre il seminario organizzato dalla rivista ha ricordato che proprio su Mondoperaio, nel lontano 1977, prese il via il dibattito sulle riforme istituzionali con un saggio di Giuliano Amato che già allora deplorava il deficit di governabilità che affliggeva il nostro paese. “Questo deficit – ha detto – non poteva essere sanato con semplici riforme elettorali, come abbiamo verificato a partire dal 1994. Era invece necessario riequilibrare i rapporti fra esecutivo e legislativo e quelli fra Stato centrale ed autonomie territoriali, come la riforma oggetto di referendum comincia finalmente a fare. L’auspicabile conferma referendaria della riforma, però, non chiude il capitolo degli aggiornamenti di cui la nostra Costituzione ha bisogno. E’ quindi necessario prospettare anche gli scenari che si apriranno dopo, e che dovranno registrare una dislocazione delle forze politiche diversa da quella che si è verificata nell’ultimo anno, durante il quale sia nel centrodestra che nel centrosinistra non si è manifestato un responsabile spirito costituente. Perciò è da apprezzare – ha concluso Covatta – il contributo di quanti, in questa campagna referendaria così accesa, hanno saputo negare le logiche di schieramento, a cominciare da Giuliano Urbani, Marcello Pera e gli altri firmatari del manifesto Liberi sì, e da Luigi Berlinguer e gli altri firmatari del manifesto Sinistra per il sì”.

Il professor Ceccanti ha sottolineato che con questa riforma, con l’abolizione del bicameralismo paritario, si supera la possibilità di un impatto negativo in caso di maggioranze diverse tra Camera e Senato. Cosa che riguarda non solo il recente passato dopo il Porcellm, ma anche legislature precedenti: quattro sulle ultime sei. Ceccanti ha poi ricordato che D’Alema, che oggi tanto critica la riforma per la composizione del Senato, nella sua Bicamerale addirittura aveva immaginato, in un primo tempo, una terza Camera, e poi un Senato a porte girevoli con un numero di senatori variabile a seconda della materia in discussione. “Forse – ha concluso – questa non è la riforma migliore, ma è sicuramente meglio di quelle dei tentativi passati”.

Il professor Pinelli nel suo intervento ha sottolineato tre elementi partendo dalle critiche che vengono dal fronte del No. La prima critica è che con questo testo si avrà un uomo solo al comando. la seconda riguarda  le complicazioni delle procedure e la terza che questa è una Costituzione che divide invece che unire. Critiche a cui ha risposto nel dettaglio. “Si parla tanto – ha detto – di combinato disposto. Ma con la disponibilità di modificare l’IItalicum questa critica decade”. A chi parla di complicazioni risponde affermando che “gli italiani hanno un sentire generale secondo il quale ogni nuova legge è una complicanza. E su questo il fronte del No gioca molto. Noi costituzionalisti – ha concluso – abbiamo il dovere, in buona fede, cosa che non tutti fanno, di dire le cose come stanno”.

Daniele Unfer

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