domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

BOTTA E RISPOSTA
Pubblicato il 05-10-2016


referendum-costituzionaleSi riapre lo scontro, in realtà mai sopito, sul referendum costituzionale del 4 dicembre. A un mese e mezzo dal voto, si accende la diatriba e stavolta i contrari fanno scattare il ricorso al Tar. Sinistra Italiana e Movimento 5 stelle hanno fatto ricorso al Tar in merito al quesito del Referendum sulla Costituzione. “Il testo del referendum è una truffa, una propaganda ingannevole, l’ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani. Per questo anche il M5S ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito in quanto scritto in violazione della legge”. Lo dichiara Vito Crimi, senatore del Movimento 5 Stelle membro della Commissione Affari Costituzionali. “Il testo del quesito, infatti, contrariamente a quanto previsto dall’art. 16 della Legge n. 352 del 1970 non specifica l’indicazione degli articoli oggetto di revisione e di ciò che essi concernono e risulta, pertanto, palesemente ingannevole per i cittadini”, continua Crimi.
I ricorrenti puntano il dito contro il Quirinale sulla figura super partes del “Presidente della Repubblica” che su una questione così delicata come la Costituzione “non può tacere. Il quesito parla di altro. Imbroglia i cittadini perché non dice cosa cambierà realmente”.
Ma dal Colle arriva subito la replica che chiama in causa direttamente la Cassazione. “In relazione a quanto affermato in una nota di ricorrenti al Tar Lazio, in cui impropriamente si attribuisce alla Presidenza della Repubblica la formulazione del quesito referendario, negli ambienti del Quirinale – si legge in una nota – si precisa che il quesito che comparirà sulla scheda è stato valutato e ammesso, con proprio provvedimento, dalla Corte di Cassazione, in base a quanto previsto dall’art 12 della legge 352 del 1970, e riproduce il titolo della legge quale approvato dal Parlamento”.
“Approvate – si legge nel testo – il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi del funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V?”. Il quesito così formulato, secondo i ricorrenti, “finisce per tradursi in una sorta di ‘spot pubblicitario’, tanto suggestivo quanto incompleto e fuorviante, a favore del governo che ha preso l’iniziativa della revisione e che ora ne chiede impropriamente la conferma ai cittadini, che non meritano di essere ingannati in modo così plateale”. Così gli avvocati Enzo Palumbo e Giuseppe Bozzi (che attualmente difendono i ricorrenti messinesi dinanzi alla Consulta nel giudizio per l’incostituzionalità dell’Italicum), motivano il ricorso al Tar contro la scheda per il referendum costituzionale del 4 dicembre.
Tuttavia la risposta del Colle viene subito ripresa e stavolta si accusa la Cassazione di aver violato la legge. Il senatore Gaetano Quagliariello, presidente del movimento ‘Idea’ e animatore dei comitati ‘Civici e riformatori per il No’ ha infatti dichiarato subito dopo la nota del Quirinale: “È certamente vero che il quesito del referendum costituzionale è stato stabilito dall’ufficio centrale della Corte di Cassazione, ma è altrettanto vero che ciò è avvenuto in barba alle prescrizioni normative, e segnatamente in violazione dell’articolo 16 della legge numero 352 del 1970 che detta autoritativamente la formula alla quale il quesito stesso deve attenersi. Ciò, con ogni evidenza, non è accaduto”.
“Al presidente Mattarella, raffinato giurista – prosegue – non sfuggirà infatti che la norma distingue chiaramente tra leggi costituzionali e leggi di revisione costituzionale. E se nel caso delle prime il quesito può richiamare l’argomento della legge oggetto di referendum, quando si tratta di riforme che intervengono sul testo stesso della Carta il quesito deve obbligatoriamente indicare non l’oggetto della riforma, ma gli articoli della Costituzione soggetti a modifica e il loro ambito di disciplina. Insomma, il quesito deve riguardare l’oggetto delle norme costituzionali sottoposte a variazione e non il contenuto della legge che li modifica”.
E Infine Quagliariello annuncia: “Presenterò immediatamente un’interpellanza urgente al ministro della Giustizia affinché, appena avrà finito di occuparsi del Grande Fratello Vip, possa interessarsi anche di questo grave vulnus democratico e adoperarsi perché vi venga posto rimedio”.
Dai comitati per il sì arrivano le proteste, in particolare il senatore del Pd, Andrea Marcucci commenta: “Il M5S sfiora il ridicolo. Il quesito del referendum costituzionale del 4 dicembre è conforme alla legge. È davvero incredibile che gruppi parlamentari che non hanno presentato un emendamento per cambiare il titolo del disegno di legge in oltre due anni, oggi facciano un inutile ricorso al Tar”. “La malafede dei cinque stelle e di Sinistra italiana – aggiunge il parlamentare – è dimostrata anche dal fatto che il comitato per il No ha raccolto le firme per il referendum costituzionale sullo stesso quesito oggi contestato”.
Ma dal Movimento 5 Stelle Vito Crimi ribadisce: “Contrariamente a quanto afferma il senatore Marcucci, in sede di proposte di coordinamento, come si può verificare dal resoconto stenografico della seduta del 13 ottobre 2015 (vedi resoconto stenografico), il sottoscritto aveva già sollevato dubbi sulla legittimità del titolo e aveva avanzato formalmente proposte di modifiche al titolo. Proposte volte a ripristinare la verità sui contenuti del referendum”.
Dal Pd inoltre arrivano le rassicurazioni del titolare della Farnesina che afferma: “Le reti diplomatiche e consolari sono del tutto estranee a specifiche riunioni dei comitati per il Sì a cui ha partecipato la ministra Boschi”. Paolo Gentiloni garantisce nel corso del question time alla Camera: “Il programma della visita in America Latina della ministra Boschi è stato di profilo istituzionale”. Poi, come suo “diritto e dovere dei rappresentanti del governo e delle istituzioni ha incontrato le comunità italiane”. Gentiloni precisa che “l’ambasciatore in Canada non ha partecipato a un evento referendario e che il suo nome comparso nel programma dell’iniziativa non è stato da lui autorizzato e poi rimosso”. Il responsabile della Farnesina ribadisce che “tutta le rete diplomatica e consolare è neutrale” di fronte alla prossima scadenza referendaria.
Intanto Beppe Grillo ribadisce: “Non ho dubbi, vincerà il ‘No’, leggete il Financial times e vedete chi vince. Io la penso come il Financial Times, perché siamo in mano a dei bluffisti, dei giocatori d’azzardo”. “Dire ‘No’ – ha aggiunto – è bellissimo, anche voi dovete dire di ‘No'”.
Alle dichiarazioni di Grillo ribatte un altro ex comico, il regista e premio Oscar, Roberto Benigni, che si schiera invece dalla parte del Sì e ha spiegato che nel caso dovesse passare il no “sarebbe peggio della Brexit” sostenendo quindi che “è indispensabile che vinca il sì”. L’attore e regista toscano si è quindi detto a favore della riforma alla costituzione, anche se ha spiegato che la Carta Italiana resta “la più bella al mondo” perché i “12 principi fondamentali, che corrispondono ai primi 12 articoli, sono inviolabili e intoccabili e nessun referendum potrà mai cambiarli”.

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