sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Roma, una città sull’orlo del fallimento
Pubblicato il 26-10-2016


raggi-xLa Capitale aspetta un risanamento che di fatto non si è visto. Da una parte c’è ancora un bilancio sa risanare: il Comune che deve saldare il debito da 340 milioni con il Mef per i premi distribuiti a pioggia ai dipendenti capitolini (dal 2008 l 2013), dall’altra il problema sul servizio di ritiro da parte di Ama è stato sospeso perché la gara per affidarlo non è andata a buon fine. La gara per i rifiuti ingombranti “RiciclaCasa” si è arenata perché “la commissione valutatrice ha riscontrato l’inidoneità della documentazione presentata nelle due offerte ricevute”, si legge sul sito dell’azienda. Sono rimasti attivi i 14 centri di raccolta della stessa azienda dov’è possibile conferire rifiuti di grosso volume.


Un progetto politico condivisibile per rilanciare la Città

Sappiamo che la situazione disastrosa di Roma ereditata non è ascrivibile alla Raggi, ma i presupposti del suo drastico peggioramento quello si. Il servizio di raccolta dei rifiuti ingombranti è bloccato da quattro mesi perché la gara per il suo affidamento all’esterno non è andata a buon fine ma la Sindaca non lo sa e così, invece di riattivarsi per una nuova e più efficace gara dà corso alla fantasia immaginando una congiura a base di frigoriferi e lavatrici. La Fiera di Roma è sull’orlo del fallimento ma il Comune diserta la riunione che avrebbe dovuto decidere sulla sua ricapitalizzazione, pregiudicando il rilancio del polo fieristico. Non è finita qui, anche su ATAC incombe l’ombra del commissariamento, che scatterebbe in ottemperanza della legge Madia di riforma delle società partecipate, ma la Sindaca e la maggioranza non sanno che pesci pigliare.

Certo, l’ATAC deve restare pubblica, ma invece di chiedere aiuto ad un manager bravo come Rettinghieri, che ormai conosceva la macchina aziendale e aveva avviato un’opera di riorganizzazione, ha fatto di tutto per cacciarlo e sostituirlo con i suoi fidati, dopo mesi di paralisi. Lo abbiamo detto più volte, noi vogliamo che la Raggi governi e che nessuno gli offra quindi alibi per giustificare il suo totale disorientamento, ma non osiamo immaginare di questo passo cosa sarà di Roma al termine della consiliatura (se effettivamente riuscirà a portarla a termine). Il centro sinistra non può restare inerte a discapito della città. D’altra parte deve evitare la trappola della critica frontale, avendo avuto lunghi periodi di responsabilità di governo.
Il “quando c’eravate voi era anche peggio” è un argomento sempre spendibile nella polemica politica. Allora una modesta proposta che potremmo suggerire ai nostri partner, ovvero farcene noi stessi portatori, è quella di fare ciò che la Raggi non fa: costruire un piano strategico per Roma e la sua area metropolitana, chiamare a raccolta forze sociali ed economiche, il terzo settore e il privato sociale e provare a tracciare insieme un’idea di città che i grillini non hanno e non possono o avere.
Un patto rifondativo utile a rigenerare la politica e anche i soggetti della rappresentanza economica e sociale, il cui presupposto è anche un radicale rinnovamento delle classi dirigenti. Non un governo ombra perché questo riguarderebbe solo la politica e ad oggi solo Il PD, ma un’alleanza nuova tra politica e società questo sì. Di fronte al vuoto di idee e progetti dei 5 stelle, può essere stimolante provare a dimostrare, anche con un po’ di umiltà, che esiste un’alternativa di progetto che si può costruire e condividere con un’ampia e diffusa partecipazione, mobilitando e riconquistando alla politica i cittadini.

Loreto Del Cimmuto

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