domenica, 23 aprile 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Altobello Chiaravalle:
Fidarsi ed affidarsi a Renzi.
Si può ancora?
Pubblicato il 25-10-2016


FIDATEVI DI ME!!!
E AFFIDATEVI A ME!!!
QUESTO CI CHIEDE E VORREBBE CHI OGGI GUIDA IL NOSTRO PAESE.
Ma siamo sicuri di poterlo ancora fare? di poterci affidare (fidandoci) a chi non ne racconta una giusta?
Nei giorni scorsi a certificare l’ennesimo dato negativo non sono stati ne dei dannati “bolscevichi” conservatori, ne quei ROTTAM(AT)I di D’alema e Berlusconi, ne i tanto pericolosi esponenti del M5S.
Questa volta a parlare di fallimento delle politiche “liberiste” e “sensazionalistiche” del Premier RENZI (#seperdomenevadomaforserimango) e della sua compagine governativa di “nani e ballerine” -per usare una citazione di Rino Formica-, è un Ente terzo, sulla cui autorevolezza e imparzialità nessuno può dubitare: l’Osservatorio sulla Precarietà dell’INPS, Istituto diretto dal professor Tito Boeri.
I dati diffusi dall’Osservatorio, hanno smascherato i risultati fallimentari della tanto osannata riforma del lavoro 2.0, chiamata con l’esotica locuzione inglese (si sa, fa sempre un certo effetto): JOBS ACT.
Questa strabiliante riforma, tanto apprezzata e caldeggiata dai capitani d’industria alla Marchionne (“core ‘ngrato” che una volta incassato il dono ha provveduto a trasferire le sedi aziendali all’estero per non pagare le italiche tasse), ha dimostrato che, una volta terminate le regalie statali (esenzione contributiva per un periodo di 3 anni per i neo assunti a tempo indeterminato), svanisse l’effetto positivo delle assunzioni a tempo indeterminato; se poi aggiungiamo il “combinato disposto” (locuzione giuridica di carattere aulico così da far anch’essa un certo effetto), dell’abolizione del tanto vituperato art. 18, le cifre attestano l’aumentano dei licenziamenti, con particolare impennata di quelli “per giusta causa”.
I numeri purtroppo non lasciano spazio “alle ciancie”. I numeri, come si suol dire, possono essere, ed in questo caso lo sono, IMPIETOSI!
Cosa dicono i numeri? #NIENTEDIBUONO. Dicono che nel periodo gennaio-agosto 2016 le assunzioni sono state 3.782.000, con una riduzione di 351.000 unità, pari ad un bel -8,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se poi si guarda ai contratti a TEMPO INDETERMINATO (il vero obiettivo delle misure contenute nel JOBS ACT), c’è ancora da stare meno allegri: nei primi otto mesi dell’anno, sono calati rispetto al 2015 di ben 395.000munità, pari ad un -32,9%.
NIENTE DI BUONO nemmeno sul fronte delle trasformazioni contrattuali, cioè del passaggio da contratti a termine a quelli a tempo indeterminato; in questo caso il calo rispetto all’anno prima è del 35,4% pari a 109.000 contratti.
Ad onor del vero, dicono dall’INPS, il raffronto che si sta facendo, deve tener conto dell’ANOMALO incremento di assunzioni del 2015 dovuto al sistema “drogato” dagli incentivi statali (cioè come detto sopra, l’esenzione dei versamenti contributivi per 3 anni per le assunzioni a tempo indeterminato); un pò come per gli incentivi per la ROTTAMAZIONE (ecco che torna questo termine tanto caro a RENZI) delle automobili: una volta terminati gli incentivi, i numeri tornano (quando va bene), quelli di prima.
Ora, si nota un RITORNO AL PASSATO, con un leggero (NIENTE ILLUSIONI) aumento dei contratti a tempo determinato (+2,5% sul 2015), e dei contratti di apprendistato (+18%).
BRUTTO invece il segno positivo per l’aumento dei VOUCHER, ossia tagliandini ad ore per prestazioni occasionali, quanto di meno stabile, sicuro e tutelato, ci sia nel mondo del lavoro; qui siamo ad un pessimo +35,9%.
E se il quadro è già a tinte fosche, diventa ancora più scuro se si guardano i licenziamenti. Qui risaltano 2 dati: a) i licenziamenti passano da 290.656 del 2015 a 304.437 di quest’anno (13.781 licenziamenti in più); b) i licenziamenti cosiddetti “per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo”, frutto dell’abolizione dell’Art. 18 dello statuto dei lavoratori, passano da 36.048 a 46.255 (+10207 “licenziati” pari ad un bel +28%).
NUMERI IMPIETOSI, CHE LASCIANO POCO SPAZIO A QUELL’OSTENTATO (AI LIMITI DELL’ARROGANZA) OTTIMISMO SBANDIERATO DAL PREMIER RENZI.
Ecco all’ora che sorgono leciti dubbi se sia ancora possibile fidarsi di chi oggi governa il nostro Paese. Se sia possibile credere ad un sistema che continua a bombardarci con la campagna per il REFERENDUM Costituzionale, o con la visita del Premier negli USA, e nasconde invece i pessimi dati economici dell’Italia.
HO IL DUBBIO, credo fondato, se FIDARMI ancora di chi sta usando la LEGGE FINANZIARIA (tra l’altro contestata dall’Europa perchè non si capisce dove prende le risorse per la copertura) come strumento di propaganda elettorale a favore del “SI”, promettendo mari e monti, ponti sui mari, gita per i pensionati ai monti, premi una tantum a 18enni, meno tasse e più lavoro; con lo stile più consono a Mastrota (noto per le televendite di materassi) piuttosto che a chi vorrebbe dimostrare di avere lo spessore di uno STATISTA.
Nella mia riflessione suggerirei a Renzi di abbandonare i toni sensazionalistici e di assumersi la responsabilità di guidare il Paese fuori dalla crisi, smettendola con atteggiamenti autoreferenziali e arroganti, cercando di unire il paese e le forze progressiste che ne hanno fatto la storia. La smetta Renzi di dividere, di dare patenti di buoni (quelli che sono con lui) e cattivi (tutti quelli che la pensano diversamente).
Si faccia un bagno di umiltà “in Arno”, e pensi più ai cittadini e meno alle beghe interne al PD.
Ammetta che le cose non vanno affatto bene e che in momenti come questi occorre allacciare rapporti e non guastarli, con chi da sempre è stato alleato e leale nei suo confronti e nei confronti del partito che lo sostiene.
Le mie sono semplici rifessioni di uomo della strada, ma credo che non siano diverse da quelle di tanti altri italiani disorientati da questa condizione di eterno conflitto politico, che lascia spazio solamente a coloro che poi la buttano in caciara.
La conclusione di tutto ciò è che io NON MI FIDO PIU’ di chi CONTINUA A RACCONTARE IN TELEVISIONE UN’ITALIA CHE NON ESISTE E PER TANTO LE MIE AZIONI SARANNO CONSEGUENTI.

Altobello Chiaravalle

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