domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Antonio Ciuna:
Essenzuale il Sì al referendum
Pubblicato il 17-10-2016


Gentile Direttore Mauro Del Bue,

Stiamo attraversando un periodo quanto mai incerto e insicuro della nostra politica nazionale. Tutto mi aspettavo ma non pensavo assolutamente che alcuni esponenti politici, un tempo di assoluto prestigio nella conduzione della politica italiana, che stimo per il loro passato, adesso pubblicizzano al massimo attraverso i mass media  il loro dissenso più eclatante, per non fare approvare dagli elettori le riforme enunciate nel Referendum, quando nel lungo percorso dell’iter Parlamentare per riformare una parte della Costituzione, votarono a favore. Mi domando perché detti politici, al loro tramonto politico, si comportano in tal modo?

Anche se le loro critiche sulle riforme sono da rispettare, nell’attuale situazione politica e italiana e internazionale quanto mai difficile, anche per il risvegliarsi di pericolosi egoismi nazionali e senza alcuna certezza del superamento della grave crisi economica che attanaglia gran parte delle nazioni,ogni politico che si rispetti e che ha approvato in Parlamento la politica delle riforme, dovrebbe avere il dovere di continuare di sostenere il governo  e invitare gli elettori ha votare per il “SI ” al Referendum.

Da persone intelligenti quali essi sono, sanno benissimo i pericoli a cui l’Italia andrà incontro qualora dovesse prevalere il “NO “: instabilità politica; mancata attuazione delle riforme; perdita di credibilità e in campo economico e finanziario internazionale nonché sfiducia della Comunità Europea con il rischio che non  sosterrebbe più  il nostro piano di flessibilità economica che, come è noto, è  legato alle attuazioni delle riforme; sfiducia dei grandi gruppi di investitori stranieri e nazionali nel realizzare importanti opere nel nostro Paese a causa delle grandi difficoltà burocratiche e giudiziarie che si devono affrontare per osservare le  leggi e le procedure burocratiche quanto mai intrigate, contrastanti e farraginose con il rischio che altri industriali,che ancora operano in Italia, per la mancata attuazione della riforma della burocratica e della giustizia, potrebbero trasferire all’estero le loro imprese; aumento della disoccupazione; non si ridurrà il costo della politica, rimarranno molti enti inutili; non diminuirà il debito pubblico. Non credo che il popolo italiano voglia correre tali rischi, quindi è indispensabile votare  ” SI ” al Referendum.

Valutando l’attuale quadro politico nazionale e le forze politiche che lo compongono c’è da stare poco sereni . In atto non esiste né un partito né un  movimento politico che possa  governare da solo il nostro Paese e sono convinto che tale difficoltà si presenterà anche quando si dovessero indire nuove elezioni.

Nella storia politica europea l’ estrema sinistra ha sempre avuto difficoltà a sostenere governi di orientamento socialista o di centro sinistra. Dopo la I° guerra mondiale in Germania si riuscì con difficoltà a instaurare la Repubblica detta di Weimar retta da un fragile governo di ispirazione socialdemocratica, ma i contrasti interni alimentati e dall’estrema destra e dall’estrema sinistra aggravati dall’assurdo trattato capestro, così detto di pace, imposto dagli alleati, contribuirono a far cadere il governo e  favorì e l’ascesa del nazismo e del suo leader Hitler, fanatico dittatore sanguinario, responsabile dello scoppio della II°  guerra mondiale

Anche nel nostro Paese l’estrema sinistra, nel 2008  si rese corresponsabile nel  far cadere il governo Prodi.

Le attuali forze parlamentari di opposizioni al governo sono alquanto eterogenee e, a mio parere, propongono una politica quanto mai populista e irrealizzabile. In breve, la loro politica sarebbe quella, per la destra: di conservare i privilegi della classe borghese e sviluppare il capitalismo con grandi investimenti in opere pubbliche: mentre per un movimento politico di ispirazione della Sinistra: di sopprimere tutte le spese della politica, degli Enti inutili, delle indennità dei parlamentari, della burocrazia, delle grandi e piccole infrastrutture, delle pensioni d’oro, delle agevolazioni fiscali per le banche e per le assicurazioni, per le spese militari e destinare le risorse alla protezione del territorio, dell’ambiente, al benessere del popolo garantendo agli aventi diritto il reddito di cittadinanza, migliori servizi sociali e sanitari.

E’ da mettere subito in chiaro che per realizzare quest’ultima politica occorrerebbero sempre e comunque altre risorse che non potremo mai avere. Pertanto attuando le riforme, l’unica strada da percorrere per realizzare una valida economia è quella di creare nuova ricchezza per poterla distribuire in maniera più o meno equa secondo le più importanti necessità della Nazione: servizi, scuole, ricerca, opere pubbliche, difesa, sanità, assistenza, disoccupazione e tanto altro.

La ricchezza deriva dagli investimenti produttivi nell’industria e nel rimodernare il Paese con investimenti pubblici in difesa del territorio e delle abitazioni in pericolo, per realizzare importanti infrastrutture. Attuando detta politica economica si ridurrà di molto la disoccupazione si velocizzeranno i trasporti delle merci e dei viaggiatori. E’ bene convincersi che i commerci e il Turismo si sviluppano solo se i mezzi di trasporto sono in grado di portare a destinazione e le merci e le persone nel tempo più breve.

Vorrei sottolineare solo due fatti : I° –  In maggioranza il nuovo turista, per le difficoltà economiche e per il minore tempo disponibile, attua un turismo breve (da 3 a 7 gg.), volgarmente detto “mordi e fuggi”, quindi questi è costretto a scegliere le località turistiche che può raggiungere nel tempo più breve. II° Un tempo, quando si traghettavano  i carri ferroviari, un carro di derrate, proveniente dalla Sicilia, non giungeva mai in tempo utile sui mercato di Bologna, pur attuando le Ferrovie dello Stato un programma di impiego di mezzi e di tempi contingentati.  Questa difficoltà in gran parte era causata dall’ingolfamento quotidiano dei convogli in sosta nei piazzali delle stazioni di Messina, Contesse e in più stazioni della tratte ferroviarie ioniche e tirreniche nonché a Villa S.G. e Gioia Tauro nel periodo delle campagne agrumarie e delle primizie di ortaggi, a causa dello strozzamento del nodo ferroviario sullo Stretto di Messina, che non consentiva il traghettamento superiore a mille veicoli nelle 24 ore, mentre negli scali delle stazioni sostavano per più di un giorno altri centinaia di carri in attesa dell’imbarco. Il danno economico che subiva il commerciante non era di poco conto ,in conseguenza il trasporto delle merci dalla Sicilia verso il Nord dell’Italia e dell’Europa nel tempo si è spostato sul gommato anche se i costi del trasporto erano maggiori.

Al momento attuale l’unica politica percorribile è quella di ispirazione Keynesiana, adottata dal Presidente degli Stati Uniti F.D. Roosevelt che varando il piano New Deal negli anni 1933 – 1938, dopo la grave crisi economica del 1929, con importanti investimenti nel realizzare grandi opere infrastrutturali  finanziati dal Tesoro americano e interventi fiscali a carico dei redditi più alti e emissione di nuove banconote, riuscì a contenere gli effetti dannosi della grave crisi. Ma questa politica al momento non è perseguibile dal nostro paese per le restrizioni che impone la Comunità Europea a quei  Paesi che non attuano le riforme e hanno un alto debito pubblico.

E quindi, come ripeto, è di vitale importanza per il nostro Paese attuare le riforme e approvare il Referendum.

Cordiali saluti

Antonio Ciuna

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