lunedì, 27 febbraio 2017
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Opinioni e commenti
 

Scrive Corrado Oppedisano:
Giù le armi
Pubblicato il 27-10-2016


 “Dio è morto”, cantava Guccini, e forse anche noi.  “E’ morto ad Auschwitz” e ora sui barconi. Nelle braccia dei profughi, mentre perdono i loro figli oppure già morti nel grembo materno.  Dio muore coi suoi bambini  ad Aleppo, con la negazione di una tregua in un “antica lotta” tra Usa e Russia.

La negazione di una tregua umanitaria è la provocazione massima che aggiunge rabbia alle bombe. Vuole strappare il peggio dalle persone.  Aleppo è una tragedia mondiale, un’altra mattanza senza numeri ne statistiche. Le agenzie Onu si sono già arrese, per “difficoltà di accesso ai territori”. E rieccoci qua, a guardare decine di video e agenzie su donne e bambini ammazzati, per la sola colpa di essere nati in Siria. Si muore ancora per difendere un sacrosanto diritto alla vita.

Da studente ho ammirato il coraggio testimoniale e i racconti di Primo Levi. Oggi comprendo ancor di più la sua missione, rileggendo “Se questo è un uomo”: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case, voi che trovate tornando a sera, cibo caldo e visi amici: considerate se questo è un uomo che lavora nel fango, che non conosce pace che lotta per un pezzo di pane, che muore per un si o per un no (…)”.  E mi chiedo quanta strada resta da fare.  Aleppo oggi, sotto gli occhi vigili degli eserciti più potenti al mondo, urla la sofferenza nel cuore del Medio Oriente, dove la ragione ha già perso, e il “gioco Mosca – Washington” tiene il mondo con il fiato sospeso.

La posta in gioco va “oltre Damasco”. La forza che vuole battere la ragione. Nuove regole per il dominus del terzo millennio. Al popolo, testimone, vittima del conflitto, resta un paradossale “entusiasmo”: liberato dalle barbarie jihadiste da una parte e barili bomba dall’altra. Usa e Russia avrebbero potuto fermare tutto questo sin da subito, con un accordo, sembra sin banale.

Al centro della questione, la regola dell’unanimità blocca il consiglio di sicurezza mondiale delle NU. A 71 anni dalla nascita l’ONU un “punto nero” è ancora il mancato accordo sulla sua riforma. “Se si confonde il consenso con l’unanimità, si rischia di affidare a un pugno di paesi, o anche solo ad uno, un potere smisurato su questioni fondamentali, permettendo loro di tenere in ostaggio il resto del mondo. Se gli stati membri non trovano un accordo sulle modalità di riforma del Consiglio di Sicurezza, questo status rappresenterà il grande problema per efficacia e legittimità”.

Corrado Oppedisano

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