domenica, 4 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Scrive Dario Conti:
Diciamo un Sì al referendum
Pubblicato il 14-10-2016


Il 4 dicembre p.v. i cittadini italiani saranno chiamati alle urne per esprimere un Sì oppure un No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale, non avendo ottenuto,in parlamento, la maggioranza dei due terzi come prevede l’art.138, secondo comma ultimo paragrafo della Costituzione. La riforma non tocca i principi fondamentali, né la prima parte dell’attuale carta costituzionale. Non attribuisce nuovi poteri al presidente della repubblica; modifica semplicemente il sistema di elezione. Non sono neppure previsti nuovi e maggiori poteri al presidente del consiglio, che rimangono tali e quali agli attuali. Viene pertanto meno ciò che vogliono far credere i fautori del No, ovvero un presidente con più poteri e autoritario. Cancella finalmente il bicameralismo perfetto. Quel ping-pong di disegni di legge tra Camera e Senato, che allunga assai i tempi di approvazione. La fiducia al governo sarà data soltanto dalla sola Camera dei deputati, senza più l’ inutile ripetizione al Senato. E’ prevista la diminuzione del numero dei parlamentari, con un nuovo Senato (degli enti locali), che passerà da 350 a 100, composto di 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 di nomina presidenziale; quest’ultimi in carica solo 7 anni. Tutti senza indennità di funzione e con un nuovo e diverso sistema elettivo.
E’ previsto un nuovo sistema per l’elezione dei 5 giudici della Corte Costituzionale; saranno eletti separatamente, due dal Senato e tre dalla Camera. Si modifica il Titolo V della Costituzione togliendo alle Regioni alcune materie riportandole alla competenza statale per meglio coordinarle e uniformarle a livello nazionale. Più firme, necessiteranno, per presentare proposte di legge d’iniziativa popolare. In compenso ci sarà una data certa per la pronuncia della Camera, senza più il rischio d’’insabbiamento, come purtroppo è accaduto per alcune di esse (come quella contro la chiusura dei piccoli tribunali, sessanta mila firme e firmata da moltissimi camerinesi). Sarà abolito il CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro), che nulla ha prodotto in tutti i suoi anni di vita, se non quello di pagare assai profumatamente i componenti del CdA con i relativi funzionari. Anche le Province saranno cancellate, sostituite, ora, dalle Aree vaste. E’ pure previsto il giudizio preventivo di legittimità da parte della Consulta sulle leggi elettorali prima che siano promulgate.
Viene modificato in parte il quorum del referendum abrogativo; il voto è valido se partecipa il 50% degli aventi diritto (come è oggi),ma se il referendum sarà richiesto da almeno 800mila elettori, il quorum scende al 50% dei votanti alle ultime elezioni politiche.
Nascono due nuovi tipi di referendum: quello propositivo e quello d’indirizzo.
Nell’articolo 55 entra un nuovo comma relativo all’equilibrio di genere( quote rosa): “Le leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Simili norme varranno anche per le elezioni dei Consigli Regionali.
Questi, in breve sintesi, i principali punti della riforma.
Non si capisce la posizione assunta dall’Anpi, schieratosi per il No. Non si vede cosa centrano con la Carta Costituzionale i principi e i valori della Resistenza. Non tutti gli iscritti la pensano come i responsabili nazionali dell’Anpi.
I sostenitori del No non entrano nel merito della riforma, la contestano solo per una semplice posizione politica allo scopo di mandare a casa Renzi, senza porsi il problema del dopo, solo perché è insopportabile o meglio indigesto alla destra,alla sinistra radicale e conservatrice, alla sinistra del Pd anche essa conservatrice e a tutti quei populismi o populisti che vogliono che nulla si modifichi.
Certo la riforma costituzionale poteva essere fatta meglio, ma la necessità ovvero l’inciucio della mediazione tra le compagini politiche di maggioranza, data la composizione del parlamento, ha portato a tale risultato. Comunque è un piccolo passo in avanti per l’Italia che vuole cambiare. Con i diversi sistemi elettorali, avuti nel corso degli anni dal dopo guerra ad oggi, non si è mai riusciti a riformare nulla. Sempre sottoposti alla logica del mediare, fra alleati di governo, prima che una legge passasse. Da più di sessant’anni parliamo sempre delle stesse materie senza riformarle. Solo nel primo centro sinistra degli anni sessanta si è vissuto il periodo delle riforme. Dalla scuola, alla sanità, dallo stato sociale, alla nazionalizzazione dell’energia elettrica, all’istituzione delle regioni, che, purtroppo, con il passare del tempo hanno dimostrato tutto il loro limite, burocratizzandosi sempre di più e allontanandosi dalle necessità dei cittadini.
Si poteva prevedere anche una diminuzione dei parlamentari diminuendone il numero tra Camera e Senato senza modificare il tipo di elezione dei senatori. Dopo oltre settant’anni si poteva prevedere la cancellazione delle Regioni e delle province a statuto speciale, che subito dopo la guerra avevano una ragione, essendo regioni di confine e insulari; ora non hanno più senso. Creano solo disparità con le altre regioni. Se nulla cambierà, rimarremo con l’“istituto” della mediazione, con tutto il nulla che fino adesso ha prodotto.
Infine non si comprende l’accostamento, il famoso combinato disposto, che quelli del No fanno con l’ “Italicum”. Un conto è la legge elettorale, un conto è la riforma costituzionale. L’“Italicum” potrà pure essere modificato (mancanza delle preferenze, il doppio turno e il premio di maggioranza alla lista). In agguato, però, ci sarà sempre il rischio della mediazione. Il 4 dicembre non è in gioco il futuro di Renzi, bensì quello dell’Italia.
Un No è senza prospettive, farà rimanere il nostro Paese così come è. Un’Italia ingovernabile e senza speranza. Riusciremo finalmente ad entrare nella quarta repubblica, visto la fine che ha fatto la prima,la seconda è abortita e la terza non è mai nata?

Dario Conti
Consiglio nazionale Psi e presidente federazione socialista Macerata
Ex sindaco di Camerino

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