martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Seminario di Mondoperaio sulle riforme istituzionali
Pubblicato il 06-10-2016


mondoperaio-2Il direttore e molti collaboratori della rivista Mondoperaio, che negli anni ‘70 fu la prima a mettere all’ordine del giorno la questione delle riforme istituzionali, hanno già preso posizione sul referendum costituzionale con un documento diffuso il 20 maggio, il cui testo riproponiamo di seguito.
Nell’imminenza della consultazione popolare è tuttavia necessario prospettare anche gli scenari che si apriranno dopo l’auspicabile conferma della legge di revisione (che certamente non è esaustiva ed esige anzi interventi ulteriori), e che dovranno registrare una dislocazione delle forze politiche diversa da quella che si è verificata nell’ultimo anno: ed è quello di cui si discuterà nel seminario che si terrà a Roma, il 20 ottobre 2016, alle ore 15 presso l’Hotel Nazionale, piazza Montecitorio 131

Il seminario, coordinato da Luigi Covatta, verrà introdotto da Paolo Pombeni e da
Cesare Pinelli.

Interverranno Giuseppe Bedeschi, Stefano Ceccanti, Riccardo Nencini, Giuliano Urbani, ed inoltre Michele Achilli, Gennaro Acquaviva, Mario Artali, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Vincenzo Iacovissi, Marino Lizza, Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Pio Marconi, Antonella Marsala, Raffaele Morese, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Pino Pisauro, Marco Plutino, Stefano Rolando, Eugenio Somaini, Celestino Spada.

Il documento di Mondoperaio
Sono passati quasi quarant’anni da quando, sulle colonne di Mondoperaio, si aprì il dibattito sulla riforma della Costituzione. Allora la nostra era una vox clamantis in deserto, anche se già da allora era evidente la necessità di correggere la deriva assembleare in cui era caduto il nostro parlamentarismo.
Fra di noi non mancò chi, sulla scia di quanto sostenuto alla Costituente da Piero Calamandrei, propose addirittura di mutare radicalmente la forma di governo in senso presidenzialista. Ma tutti comunque convenimmo sull’opportunità di rafforzare l’esecutivo e di semplificare il procedimento legislativo, anche sull’esempio di altre democrazie europee che pure avevano adottato la forma di governo parlamentare.
Poi le vicende dei primi anni ‘90 fecero sì che si operasse una cesura nella continuità del sistema politico con una semplice riforma elettorale, prescindendo dalla pur necessaria revisione della Costituzione: ed avere preferito regolare diversamente dal passato i rapporti di forza senza provvedere a regolare di conseguenza i rapporti fra le forze è fra le cause non ultime della crisi politica che stiamo vivendo.
A sanare questo vizio d’origine del nuovo sistema politico, del resto, non sono serviti neanche i velleitari tentativi di mutare la forma di Stato in senso federalista: ed è anzi fra i meriti della riforma che verrà sottoposta a referendum avere corretto le incongruenze che di quei tentativi sono state il frutto. Senza dire che portare nella legislazione nazionale il punto di vista delle Regioni varrà a superare conflitti di competenze che attualmente si affollano davanti alla Corte costituzionale, quando non sfociano addirittura, come è avvenuto di recente, nella convocazione di referendum popolari.
Quanto ai rapporti fra governo e Parlamento, non si può ignorare che oggi, benché il governo non sia così forte come in altri paesi, il Parlamento è sempre più debole: mentre è presumibile che regolando con maggiore chiarezza gli equilibri fra le due istituzioni entrambe si rafforzino, e che il superamento del bicameralismo paritario valga addirittura a spuntare l’arma della questione di fiducia, con la quale sempre più spesso i governi hanno ricattato le due Camere, e che ora nei confronti di una delle due non potrà essere usata, a fronte di obiezioni di merito fondate e sostenute da adeguato consenso.
Non ci sfugge, peraltro, che il testo che verrà sottoposto al giudizio degli elettori non risolve tutti i problemi, e presume anzi ulteriori interventi di adeguamento dell’edificio costituzionale. Ed è auspicabile che essi prendano corpo in un contesto meno condizionato da opportunismi politici di cortissimo respiro come quelli che hanno caratterizzato negativamente l’iter parlamentare della legge di revisione. È anche per sanzionare lo sfrenato politicismo del variegato ed incoerente fronte degli oppositori, del resto, che invitiamo gli elettori a votare Sì. Ma è soprattutto perché con questa riforma
giunge ad un primo approdo un processo che avviammo noi stessi quasi quarant’anni fa.

Luigi Covatta, Michele Achilli, Gennaro Acquaviva, Salvo Andò, Mario Artali, Antonio Badini, Valentino Baldacci, Luciano Benadusi, Achille Bonito Oliva, Domenico Cacopardo, Luigi Capogrossi, Mario Chiti, Zeffiro Ciuffoletti, Dino Cofrancesco, Simona Colarizi, Giovanni Cominelli, Edoardo Crisafulli, Camillo De Berardinis, Mauro Del Bue, Danilo Di Matteo, Fabio Fabbri, Ugo Finetti, Aldo Forbice, Elisa Gambardella, Vito Gamberale, Marco Gervasoni, Giulia Giuliani, Marino Lizza, Nicla Loiudice, Matteo Lo Presti,
Gianpiero Magnani, Giuseppe Mammarella, Michele Marchi, Pio Marconi, Antonella Marsala, Andrea Millefiorini, Matteo Monaco, Raffaele Morese, Ugo Nespolo, Corrado Ocone, Piero Pagnotta, Giuliano Pennisi, Giuliano Parodi, Luciano Pero, Carmine Pinto, Pino Pisauro, Marco Plutino, Paolo Pombeni, Gian Primo Quagliano, Mario Raffaelli, Gianrico Ranaldi, Stefano Rolando, Elisa Sassoli, Eugenio Somaini, Celestino Spada, Tiziano Treu, Bruno Zanardi.

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