lunedì, 5 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Sigonella. Avere ragione… trent’anni dopo
Pubblicato il 10-10-2016


sigonel-255x180Più di trent’anni fa, Sigonella. Per i politici e gli opinionisti dell’epoca, un episodio, apprezzato dagli, allora, cultori dell’antiamericanismo e deprecato dagli atlantisti senza se e senza ma. Per i fondatori della seconda repubblica e per i loro ispiratori una essenziale prova a carico in un processo in cui la sorte dell’imputato era segnata in partenza.
La sua colpa inespiabile? L’aver contravvenuto alle regole non scritte che reggevano, da gran tempo, la politica internazionale del nostro paese, rendendo esplicito ciò che era stato sino ad allora praticato sotto traccia e motivando sino in fondo ciò che sino ad allora era stato sottaciuto.
I leader democristiani, dopo la fine dell’esperienza degasperiana, avevano e avrebbero cavalcato con destrezza una politica estera sostanzialmente bipartisan, trovando le adeguate mediazioni tra atlantici e neutralisti come tra cultori dell’europeismo e seguaci della nostra specificità mediterranea: un atlantismo difensivo e geograficamente delimitato; e, accanto a questo, una autonomia di movimento nell’ex Mare nostrum, che integrasse, senza contraddirla apertamente, la strategia occidentale nell’area. E, soprattutto,niente richiamo aperto ai nostri interessi nazionali: tema che era rimasto sostanzialmente tabù dopo i disastri della politica di potenza e di aggressione del fascismo.
Craxi sarà allora il primo e anche l’ultimo capo di governo- della prima come della seconda repubblica a rompere questo come gli altri tabù: nelle sue iniziative così come nelle loro motivazioni. Si comincia con gli euromissili, sfidando i non possumus di un pacifismo a senso unico. Si continua con l’Atto unico, con l’Italia in prima fila nel processo di integrazione. Ci si presenta in Libano all’insegna di una linea di mediazione tra i protagonisti della guerra civile ben diversa da quella degli americani e dei francesi. Si pratica il dialogo con i paesi dell’Est, ma si offre il proprio pieno appoggio ai movimenti del dissenso. E, infine, ci si dedica con particolare energia alla ricerca di una soluzione soluzione concordata della questione tra arabi e israeliani ma con un particolare impegno a sostegno dei diritti del partner più debole. E si rivendica, in tutti questi fronti, la difesa degli interessi del paese come stella polare delle proprie scelte.
Su tutti questi fronti la storia avrebbe confermato le intuizioni del leader socialista; talvolta nel senso- come nella vicenda degli euromissili che la conclusione della vicenda avrebbe corrisposto alle sue attese. Nella stragrande maggioranza dei casi perché l’adozione di strategie alternative alle sue avrebbe portato al disastro
Così a livello europeo, la linea dell’europeismo senza se e senza nei cui confronti Craxi nutriva istintive riserve sarebbe stata alla fonte delle nostre molteplici difficoltà.
Così il non aver sostenuto a sufficienza le forze del dissenso ha reso, anni dopo, più clamoroso e totale il successivo crollo del sistema sovietico. Così l’incardinarsi della politica europea nell’area mediterranea e mediorientale lungo gli schemi del Bene e del male e dell’Amico/Nemico e delle conseguenti guerre democratiche ha portato al disastro attuale.
Così, infine, l’approccio craxiano alla soluzione del conflitto israeliano-palestinese- un accordo tra le parti con la presenza/garanzia di uno stato arabo, nella fattispecie l Giordania- rifiutato allora da israeliani e arabi e appoggiato mollemente dall’amministrazione Usa,rimane, a trent’anni data, l’approccio più razionale e condivisibile.
Tutto questo, naturalmente, appartiene al senno del poi. E al tempo presente. Perché nel suo tempo l’aver ragione contro tanti altri, di sinistra e, più spesso, di destra e, ancor più rivendicarla con lucida intransigenza, non gli fu assolutamente perdonato. Così come non gli fu perdonato, nel caso specifico di Sigonella non solo e non tanto lo sgarbo nei confronti di Reagan e delle sua Delta forces ma il riconoscimento dei diritti del popolo palestinese ivi compreso quello all’uso della violenza. Riconoscimento, non apologia. Ma tanto bastò per iscriverlo sul libro nero.
Ricordare Sigonella è perciò per noi un dovere intellettuale e morale. È il fare propria la figura di un leader. di un uomo che praticò con inflessibile rigore, la pratica del revisionismo e cioè della continua rimessa in discussione delle concezioni e della pratiche ereditate dal passato. Una vocazione che, a ben vedere accompagna e segna di se il percorso del socialismo.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. Bravo Alberto
    Craxi avrà commesso il grave errore di non abbandonare il sodalizio con la DC per assumere la leaderschip della Sinistra dopo la caduta del muro, ma quanto fatto in precedenza rappresenta la vera svolta prodotta nella rottura degli interessi consolidati sia interni che esterni al nostro Paese.
    Per oscurare il coraggio e i risultati delle sue scelte in politica estera e interna lo si è scelto come capo espiatorio della corruzione della partitocrazia.
    Un fraterno saluto da Nicola Olanda

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