sabato, 3 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Tensione a San Siro.
Icardi e …
Cose che ‘Capitano’
Pubblicato il 17-10-2016


icardiBufera in casa nerazzurra: i tifosi della Curva Nord inferociti con l’attaccante argentino per alcune frasi pesantissime scritte nella sua autobiografia. Nella sconfitta contro il Cagliari, il capitano nerazzurro sbaglia un rigore e rischia l’aggressione sotto casa da parte degli ultrà

MILANO – Clamorosa bufera in casa Inter. Protagonista, involontario ma non troppo, Mauro Icardi. Sì, proprio l’argentino di cui si è parlato moltissimo negli ultimi giorni prima per il botta e risposta a distanza con Diego Armando Maradona (l’ex Pibe de Oro lo aveva definito “traditore” per aver ‘rubato’ la moglie Wanda Nara all’ex amico Maxi Lopez, prima di ricevere la piccata risposta dell’attaccante nerazzurro che aveva tagliato corto definendo Diego “un cattivo esempio”), poi per la mancata convocazione in Nazionale dovuta, secondo i media sudamericani, al veto imposto da Leo Messi sempre per il tradimento sopracitato. Non bastasse, l’uscita dell’autobiografia di Icardi ha creato un acceso scontro con la Curva Nord dell’Inter, la parte più calda del tifo nerazzurro. Ma andiamo con ordine.

I FATTI – L’11 ottobre esce ‘Sempre Avanti’, l’autobiografia ufficiale di Mauro Icardi, pubblicata nonostante i suoi 23 anni (già questa un’anomalia, ma il peggio deve venire). Sfogliando il libro, non passa inosservato il racconto di un episodio avvenuto oltre un anno e mezzo fa, l’1 febbraio 2015, a Reggio Emilia: è appena finita Sassuolo-Inter, risultato 3-1 per gli emiliani. Dopo il fischio finale, con il fine di scusarsi per l’opaca prestazione, Icardi e altri giocatori nerazzurri si dirigono verso il settore riservato ai tifosi nerazzurri. Ma il clima è tesissimo, tant’è che all’attaccante argentino viene restituita polemicamente la maglietta che aveva regalato a un tifoso. Icardi allora perde la testa: lancia la casacca a terra e comincia a insultare gli ultrà. È necessario l’intervento di Ranocchia (all’epoca capitano) e di altri compagni per placare gli animi. Con il tempo l’episodio viene piano piano archiviato e, anzi, la stagione successiva a Icardi viene data la fascia di capitano. Eppure, nel libro, Icardi torna sull’episodio raccontando dettagli inediti. Le sue parole: “A fine gara ho regalato la maglia e i pantaloncini a un bimbo, peccato che un capo ultrà glieli abbia strappati dalle mani e me li abbia rilanciati indietro con disprezzo. In quell’istante non ci ho più visto, lo avrei picchiato per il gesto da bastardo appena compiuto. ‘Pezzo di m…, fai il gradasso e il prepotente con un bambino per farti vedere da tutta la curva? Devi solo vergognarti, vergognatevi tutti’”. E non è tutto. Icardi rincara la dose: “Sono pronto ad affrontarli uno a uno. Forse non sanno che sono cresciuto in uno dei quartieri sudamericani con il più alto tasso di criminalità e di morti ammazzati per strada. ‘Quanti sono? 50, 100, 200? Va bene, porto 100 criminali dall’Argentina che li ammazzano lì sul posto, poi vediamo’. Avevo sputato fuori queste frasi esagerate per far capire loro che non ero disposto a farmi piegare dalle minacce. Una settimana dopo un capo storico viene da me: pretende ancora le mie scuse. ‘Non devo chiedere scusa a nessuno di voi, se vi va bene perfetto, altrimenti ciao…’”. Apriti cielo.icardi2

LA RABBIA DELLA CURVA: “PAGLIACCIO” – La reazione della Curva Nord non si è fatta attendere: i tifosi accusano Icardi di aver completamente inventato l’episodio del bambino. Questo il comunicato: “Alziamo le mani in segno di resa. Allucinante. La prima domanda che viene da farsi è: ma perché? Perché tante fantasie, inesattezze, squallide finzioni. Follia pura. Mitomania. Fango per farsi ‘bello’, contro di noi. Icardi è bugiardo quando racconta dell’episodio di Sassuolo. Parla di bambini, s’inventa un episodio mai avvenuto per mostrarsi superiore a noi. Icardi purtroppo non sa cosa sia il rispetto. Nella sua testa, evidentemente, qualcosa gira all’incontrario. Un individuo del genere non può indossare la fascia di capitano. L’Inter non lo merita. Scritto ciò, per essere chiari, specifichiamo: Icardi con noi ha chiuso. Togliti la fascia, pagliaccio. Questo, ora si, lo pretendiamo”.

CLIMA TESO A SAN SIRO – Una polemica nata domenica mattina, a poche ore da Inter-Cagliari, in programma alle ore 15. In Curva Nord ci sono striscioni pesantissimi contro Icardi, definito ‘infame’, ‘mercenario’ e ‘merdaccia’. Inizia la partita e dalla curva piovono ancora insulti, mentre il resto di San Siro si schiera con l’argentino fischiando il settore più caldo del tifo nerazzurro. Nemmeno un premio Oscar alla sceneggiatura avrebbe immaginato però cosa sarebbe potuto succedere: al 24’ del primo tempo, sullo 0-0, rigore per l’Inter, guadagnato proprio da Icardi che si presenta sul dischetto. Tiro, fuori! E’ una giornataccia, c’è poco da fare: nonostante sia visibilmente scosso, il numero 9 resta in campo per tutti i 90’, sciupando nella ripresa un gol praticamente fatto. E qui l’errore è del tecnico De Boer che poteva e doveva sostituirlo quanto prima. A peggiorare le cose c’è che l’Inter perde clamorosamente 1-2 contro un Cagliari cinico, che lontano dalla Sardegna aveva perso 3 gare su 3 prima di domenica.

TENTATA AGGRESSIONE – Tutto finito? Macché. Agli ultrà proprio non vanno giù le parole di Icardi e allora dalla contestazione (colorita, ma tutto sommato civile) si passa al vandalismo. Un gruppo di 40 tifosi si presenta sotto casa dell’argentino esponendo lo striscione “Noi ci siamo, quando arrivano i tuoi amici argentini ci avvisi o lo fai da infame?” e tentando addirittura l’aggressione alla sua automobile. Icardi sarebbe stato salvato dal portiere del suo condominio che avrebbe tirato fuori addirittura una pistola, ma questa versione è stata smentita dalla moglie dell’argentino, Wanda Nara.

LE PAROLE DELLA SOCIETA’ – E la società? Il vice-presidente Javier Zanetti a caldo (poco prima di Inter-Cagliari) ha difeso i tifosi, dichiarando che bisogna sempre portare rispetto per il popolo nerazzurro e che sarebbero arrivati presto dei provvedimenti. A fine partita si è presentato davanti ai microfoni il direttore sportivo Piero Ausilio che ha preso tempo, assicurando di parlare con Icardi nella mattinata di lunedì per capire meglio come siano andate le cose, ammettendo però che l’argentino abbia commesso “una sciocchezza”. Cosa succederà adesso? Facile prevedere una multa salatissima per l’argentino, che rischia anche la fascia di capitano. Ma il vero quesito è se ci sono margini per ricucire uno strappo profondissimo.

IL COMMENTO – Questi sono stati i fatti avvenuti domenica, c’è abbastanza materiale per una fiction tv. Scherzi a parte, ognuno si schiererà dalla parte di chi meglio crede. Sono sotto gli occhi di tutti, però, una serie di clamorosi errori. Il primo è quello di Icardi e di chi ha curato la stesura del libro: perché tornare su quel brutto episodio di Sassuolo-Inter usando parole così pesanti nei confronti dei tifosi? Oltretutto a pochi giorni dalla fumata bianca del rinnovo del contratto, con l’argentino che recentemente ha firmato fino al 2021 dopo un’estate in cui era stato a lungo inseguito dal Napoli, che lo aveva individuato come erede di Higuain. Già il pubblico di fede interista non aveva gradito, tra luglio e agosto, i continui tweet di Wanda Nara in cui aveva lanciato messaggi d’apertura al club di De Laurentiis e alle società inglesi interessate al marito, che certamente lo zampino in quei post ce l’aveva messo eccome. Ma la firma sul contratto e le dichiarazioni (di circostanza, ovvio) d’amore per i colori nerazzurri avevano convinto gli ultrà a metterci una pietra sopra. Gravi colpe anche da parte della società: possibile che, prima della pubblicazione del libro, non sia stato controllato il testo in modo tale da evitare tutto questo polverone? Sarebbe stato più che opportuno da parte di una società così gloriosa. Ora tutto lascia presagire che verrà usato il pugno duro, ma bisognava pensarci prima. Dunque, personalmente, mi schiero con i tifosi: non con quelli che trasformano l’amarezza in atti di teppismo, ma con coloro che (da Facchetti a Mattheus, da Bergomi a Zanetti) hanno visto la fascia di capitano nerazzurra indossata da ben altri tipi di uomini.

Francesco Carci

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