martedì, 6 dicembre 2016
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Opinioni e commenti
 

Theresa May vuole le liste
dei lavoratori stranieri
Pubblicato il 05-10-2016


mayIl premier britannico Theresa May ha fatto sapere di volere un accordo per operare in “piena libertà nel mercato unico”. Libertà che significa poter fare un giro di vite sui lavoratori stranieri che lavorano in Gran Bretagna. Il ministro dell’Interno britannico, Amber Rudd, ha infatti annunciato che l’esecutivo intende chiedere alle imprese di rivelare il numero dei dipendenti stranieri per favorire l’assunzione dei cittadini inglesi. Insomma Londra alza la posta nella trattativa per la Brexit dopo il referendum del 23 giugno.

“Non chiamatemi razzista” si è difesa Rudd che intende “stanare” quelle società che abusano delle regole esistenti e “spingerle a comportarsi meglio”. I primi a criticare l’idea sono stati gli imprenditori mentre, riferisce la Bbc, almeno un deputato conservatore – Rudd è intervenuta oggi alla conferenza del partito a Birmingham – ha definito la proposta del ministro come “controversa”.

Rudd, nominato all’Interno al posto del premier May a luglio, ha spiegato che i freni extra ai lavoratori e agli studenti stranieri potrebbero essere necessari “per cambiare la tendenza” dell’opinione pubblica sull’immigrazione alla luce del voto sulla Brexit (il referendum del 23 giugno sull’uscita dall’Ue). Il ministro ha accusato le aziende di “sfuggire” alle loro responsabilità non addestrando un numero sufficienti di lavoratori britannici e ha aggiunto che andrebbe irrigidito l’attuale sistema che obbliga le società a pubblicizzare i posti disponibili nel Regno Unito solo per 28 giorni prima di rivolgersi fuori dal Paese”.

In base alle proposte avanzate da Rudd – che durante la campagna per il referendum era peraltro contro la Brexit, come il grosso dei conservatori – le società che assumono fuori dal Regno Unito dovranno dimostrare cosa hanno fatto “per incoraggiare prima i candidati locali” e quale sia l’impatto delle scelte dei candidati stranieri sul mercato del lavoro locale. Secondo il ministro, l’attuale sistema non dà alle aziende “un chiaro incentivo” a considerare correttamente i meriti dei candidati britannici e a spendere di più per addestrarli a fare i lavori di cui hanno bisogno. Rudd ha detto di essere pronta – “anche se non abbiamo ancora definito i particolari”, ha chiarito – a “rivelare i nomi e puntare il dito” contro quelle società che non dovessero rispettare i nuovi vincoli. “C’e’ ancora un giovane su 10 disoccupato tra i 18 ed i 24 anni nel Regno Unito. I voglio che il mondo degli affari pensi prima a persone istruite localmente, dove possibile…e collaborare con noi per fare in modo da avere una forza lavoro locale piu’ preparata”.

Intanto la May ha anche chiarito la sua strategia per la Brexit. Il famigerato “cherry picking” (prendere solo il meglio o buttare il resto) dall’Unione Eruopea – che Angela Merkel aveva chiarito non sarebbe stato consentito a Londra – è invece quello cui punta il numero uno di Downing Street. Il premier conservatore ha annunciato che vuole un accordo con Bruxelles che le offra la “massima libertà” per operare all’interno del mercato unico ma intende anche avere il controllo esclusivo sulle sue frontiere e, soprattuto, “tenere fuori la Corte di Giustizia” europea, vista da Londra come un nemico con le sue regole. “Voglio dare alle compagnie britanniche la massima liberta’ per operare all’interno del mercato unico e consentire alle societa’ europee a fare lo stesso qui” ha detto May alla conferenza del partito Conservatore a Birmingham. Nei giorni scorsi Londra si è destata dal torpore post Brexit on le minacce del numero uno di Nissan-Renault, Carlo Ghosn, di sospendere gli investimenti nel Regno Unito se le vetture prodotte nel Paese saranno costrette a pagare un dazio per essere vendute nel resto d’Europa.

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