mercoledì, 7 dicembre 2016
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Venezuela, Maduro
e il referendum revocativo
Pubblicato il 18-10-2016


Che la democrazia venezuelana fosse malata non c’erano dubbi. Dopo le aggressioni che si susseguono da giorni nei confronti di rappresentanti e militanti delle opposizioni, l’obiettivo dei partiti alternativi a quello di governo (tra i quali Acción Democratica del Presidente dell’Assemblea Henry Ramos Allup, aderente all’Internazionale Socialista) è di mandare a casa il presidente Maduro, sfruttando uno strumento previsto dalla costituzione “bolivariana” di Hugo Chavez: il referendum revocativo del mandato presidenziale.

Ora arriva anche l’ufficialità da parte della Corte Suprema del paese sudamericano: affinché il referendum possa tenersi, occorre che l’opposizione raccolga le firme in tutti e 23 gli stati della federazione, per un totale del 20% dell’elettorato attivo venezuelano distribuito territorialmente. Sarà dunque necessaria una campagna più capillare e dispendiosa, con il rischio di allungare notevolmente tempi già dilatati. Se inizialmente infatti l’opposizione mirava a tenere il referendum prima della fine dell’anno, ora il termine ultimo è quello del 10 gennaio 2017.

Si tratta di una data spaventosamente vicina ma che piace molto al presidente e agli chavisti: qualora il referendum dovesse tenersi dopo il termine del 10 gennaio, Maduro sarebbe sì costretto alle dimissioni ma non si tornerebbe subito alle urne. Ci sarebbe invece un passaggio di consegne, con il vice-presidente Jorge Arreaza che terminerebbe gli ultimi due anni del mandato dall’alto della carica presidenziale, rimandando tutto al 2019.

Uno scenario per nulla piacevole e che, soprattutto, manterrebbe gli chavisti al potere con il rischio di ripercussioni nei confronti di chi ha firmato, fatto campagna elettorale o votato per il referendum.

Lo sa bene Ramos Allup, che nei recenti discorsi ha tuonato contro il governo, che avrebbe “l’idiozia impressa nei cromosomi, bloccata nel midollo, sono idioti incorreggibili. Non hanno capito che con la violazione sistematica della Costituzione e l’ignoranza dei poteri costituzionali dell’Assemblea sono chiuse tutte le strade a livello internazionale perché i paesi stranieri non sono stupidi e sanno che questo governo sta vivendo i suoi ultimi giorni”. Maduro, secondo il leader socialista, è un “vagabondo”, un “delinquente”.

Per quanto riguarda la raccolta firme e la recente decisione della Corte Suprema venezuelana, Ramos Allup si è detto pronto a tutto pur di far sì che il referendum sia attivato.

“Siamo pronti a ricorrere all’Organizzazione degli Stati Americani – ha dichiarato, dicendosi tra l’altro per nulla intimorito dalle minacce di arresto per alto tradimento – non alla Nato o al G7. Andremo dunque da un organismo del quale il Venezuela è parte, e lo faremo con l’intenzione di consegnare una relazione dettagliata e chiedere l’applicazione immediata della Carta Democratica, perché qui c’è una grave alterazione dell’ordine democratico e una grave violazione della Costituzione”.

Giuseppe Guarino

bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Grillo Inps ISIS ISTAT italia italicum lavoro Lega M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato socialisti Spagna UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento